I Core Web Vitals misurano una cosa molto concreta: quanto perde un sito che carica lento. Il 53% delle visite da mobile si interrompe se una pagina impiega più di tre secondi a caricarsi, secondo un’analisi di Google. Se il tuo sito è lento, quindi, non stai solo perdendo posizioni su Google: stai perdendo clienti prima ancora che leggano una riga di testo.
I Core Web Vitals sono le metriche con cui Google misura quanto ci vuole a caricare la pagina, quanto reagisce ai clic e quanto si muove il layout mentre l’utente legge. Non sono un dettaglio tecnico da lasciare solo allo sviluppatore: incidono sia sul posizionamento che sul comportamento di chi visita il sito.
In questa guida trovi le definizioni dei Core Web Vitals, cioè di LCP, INP e CLS, le soglie pass e fail stabilite da Google, gli strumenti per misurarli e una checklist pratica per intervenire.
Cosa sono i Core Web Vitals
Google li ha introdotti nel 2020 per rispondere a una domanda semplice: come si misura, con numeri e non con impressioni, se un sito offre una buona esperienza a chi lo visita? Prima non esisteva uno standard condiviso. C’erano decine di metriche di performance, ognuna utile a modo suo, ma nessuna abbastanza chiara da diventare lo standard condiviso che oggi chiamiamo Core Web Vitals.
I Core Web Vitals coprono tre aree:
- il caricamento, cioè quanto tempo passa prima che il contenuto principale della pagina sia visibile
- la reattività, cioè quanto tempo passa tra un clic (o un tocco, o la pressione di un tasto) e la risposta visibile sullo schermo
- la stabilità visiva, cioè quanto si sposta il layout mentre la pagina si carica o mentre l’utente interagisce con essa
I dati arrivano dal Chrome User Experience Report (CrUX), che raccoglie le esperienze reali di chi naviga con Chrome, non da un test simulato in laboratorio. Questo genera spesso confusione: un sito può risultare veloce in un test locale e avere comunque Core Web Vitals in rosso su Search Console, perché il test locale non riflette le condizioni reali dei visitatori (rete mobile, dispositivi meno potenti, connessioni instabili).
Per un’azienda che vende online, il legame tra Core Web Vitals e conversioni si traduce in un numero concreto: un sito che carica in un secondo converte fino a 2,5 volte più visitatori rispetto a uno che impiega cinque secondi, secondo uno studio di Portent citato da HubSpot. Non è solo una questione di posizionamento su Google. È una questione di quanti clienti arrivano fino al carrello.
LCP, INP, CLS: le 3 metriche spiegate
I Core Web Vitals hanno ciascuno una soglia “pass” (buono), una “needs improvement” (da migliorare) e una “poor” (scarso). Le soglie sono definite da Google e valgono per tutti i siti, senza eccezioni di settore.
LCP (Largest Contentful Paint): la velocità di caricamento
L’LCP è il primo dei tre Core Web Vitals e misura quanto tempo passa dall’avvio del caricamento della pagina alla visualizzazione del suo elemento più grande: di solito un’immagine hero, un video di copertina o il blocco di testo principale.
Soglie: buono sotto i 2,5 secondi, da migliorare tra 2,5 e 4 secondi, scarso sopra i 4 secondi.
Le cause più comuni di un LCP lento sono immagini troppo pesanti e non compresse, un server che risponde con lentezza, CSS e JavaScript che bloccano il rendering prima che il contenuto principale sia visibile, e web font che ritardano la comparsa del testo.
INP (Interaction to Next Paint): la reattività
L’INP è il secondo dei tre Core Web Vitals e misura il tempo che passa tra un’interazione dell’utente (un clic, un tocco, la pressione di un tasto) e il momento in cui il browser aggiorna visivamente la pagina in risposta. Ha sostituito il First Input Delay (FID) come metrica ufficiale a marzo 2024, perché valuta tutte le interazioni della sessione e non solo la prima.
Soglie: buono sotto i 200 millisecondi, da migliorare tra 200 e 500 millisecondi, scarso sopra i 500 millisecondi.
Le cause più comuni sono script JavaScript pesanti da eseguire, task lunghi che bloccano il thread principale del browser, e script di terze parti (chat, pixel di tracciamento, pop-up) che competono per le stesse risorse.
CLS (Cumulative Layout Shift): la stabilità visiva
Il CLS è il terzo dei tre Core Web Vitals e misura quanto si sposta il contenuto della pagina in modo inatteso mentre si carica o mentre l’utente ci interagisce. È il classico caso del pulsante che si sposta un istante prima che tu riesca a cliccarlo.
Soglie: buono sotto 0,1, da migliorare tra 0,1 e 0,25, scarso sopra 0,25.
Le cause più comuni sono immagini o video senza dimensioni dichiarate nell’HTML, banner pubblicitari o widget inseriti dinamicamente sopra al contenuto già visibile, e web font che, arrivando in ritardo, cambiano le dimensioni del testo già renderizzato.
Come misurarli (Search Console, PageSpeed Insights)
Prima di intervenire sui Core Web Vitals, serve sapere da dove arrivano i dati che si stanno guardando. Google distingue due tipi di misurazione, e confonderli è l’errore più comune di chi controlla i Core Web Vitals per la prima volta.
I dati di campo (field data) arrivano da utenti reali che hanno visitato il sito con Chrome: raccontano cosa succede davvero, ma richiedono un volume minimo di traffico per essere disponibili. I dati di laboratorio (lab data) arrivano da un test simulato, sempre nelle stesse condizioni: sono immediati, ma descrivono uno scenario ipotetico, non l’esperienza reale dei visitatori.
Gli strumenti principali sono quattro, e ognuno serve a uno scopo diverso:
- Search Console, nel rapporto Core Web Vitals: usa dati di campo aggregati per gruppi di pagine simili. È il punto di partenza migliore per capire quali sezioni del sito hanno un problema diffuso, non solo una pagina isolata
- PageSpeed Insights: combina dati di campo (quando disponibili) e dati di laboratorio per una singola pagina. Utile per una diagnosi rapida e per capire cosa sta effettivamente frenando quella pagina
- Chrome UX Report (CrUX): dati di campo pubblici, utili per confronti a livello di dominio, anche con i competitor
- Chrome DevTools (pannello Performance) o Lighthouse: dati di laboratorio dettagliati, la scelta giusta durante lo sviluppo, per verificare se una modifica ha davvero migliorato le cose prima di pubblicarla
Per un quadro corretto dei Core Web Vitals di un sito, conviene partire da Search Console per individuare le pagine critiche, poi approfondire con PageSpeed Insights pagina per pagina. La documentazione ufficiale di Google Search Central spiega nel dettaglio come vengono calcolate le soglie e aggiornata l’ultima volta a dicembre 2025.
Se preferisci un’analisi già pronta invece di incrociare quattro strumenti diversi, richiedi un audit tecnico SEO: te lo prepariamo noi, con le priorità già ordinate per impatto.
Come ottimizzarli: checklist pratica
Le tre metriche dei Core Web Vitals hanno cause diverse, quindi anche gli interventi sono diversi. Ecco una checklist divisa per metrica, pensata per chi deve dare priorità e non ha tempo per rifare il sito da zero.
Checklist per migliorare LCP
- Comprimi le immagini e usa formati moderni come WebP o AVIF
- Applica il preload all’immagine o al video principale, invece del lazy loading
- Attiva la cache lato server e, se il traffico lo giustifica, un CDN
- Riduci il tempo di risposta del server (TTFB)
- Rimuovi o posticipa CSS e JavaScript che bloccano il rendering della parte visibile della pagina
- Applica il lazy loading solo alle immagini fuori dallo schermo, non a quella principale
- Usa font-display: swap per evitare che i web font blocchino la comparsa del testo
Checklist per migliorare INP
- Dividi i task JavaScript lunghi in blocchi più piccoli, per non bloccare il thread principale
- Rimuovi o carica in differita gli script di terze parti non essenziali (chat, pixel, pop-up)
- Aggiorna prima l’interfaccia visibile all’utente, poi esegui in background il resto del codice
- Riduci la dimensione dei bundle JavaScript con il code splitting
- Sposta i calcoli pesanti che non toccano il DOM su un web worker
- Evita di leggere e modificare lo stile della pagina nello stesso ciclo di esecuzione
- Usa il pannello Performance di Chrome DevTools per individuare i task più lenti
Checklist per migliorare CLS
- Dichiara sempre width, height o aspect-ratio su immagini e video
- Riserva lo spazio per i banner pubblicitari prima che vengano caricati
- Evita di inserire contenuto dinamico sopra a quello già visibile all’utente
- Precarica i web font per evitare cambi di layout al loro arrivo
- Anima gli elementi con transform, non con proprietà che modificano il layout
- Controlla gli embed di terze parti (video, mappe, widget social): sono la causa più frequente di CLS alto
Per approfondire come Google consiglia di intervenire sui Core Web Vitals, in particolare su INP, la guida di web.dev entra nel dettaglio di come gestire i task lunghi lato client.
Core Web Vitals e ranking: quanto contano davvero
Qui serve chiarezza, perché in rete si legge di tutto. Google, nella propria documentazione, dice che i Core Web Vitals, insieme agli altri aspetti della page experience, sono allineati con quello che i sistemi di ranking cercano di premiare. Non dice che siano il fattore decisivo.
Nel 2021, John Mueller di Google ha risposto così a chi chiedeva quanto pesassero davvero i Core Web Vitals nel ranking: sono un fattore di ranking, ed è più di uno spareggio tra pagine simili, ma non sostituisce la rilevanza. La rilevanza dei contenuti resta di gran lunga il fattore più importante: un sito lento con contenuti pertinenti può ancora battere un sito veloce con contenuti generici.
Questo non significa che valga poco. Significa che la relazione tra velocità del sito e SEO va letta su due livelli: quello del ranking, dove i Core Web Vitals sono un segnale tra tanti, e quello del business, dove l’effetto è diretto e misurabile. Vodafone, dopo aver migliorato l’LCP, uno dei tre Core Web Vitals, del 31% su un sito, ha registrato un aumento del 15% nei passaggi da lead a visita, dell’11% nei passaggi da carrello a visita e dell’8% nelle vendite, secondo i dati riportati da HubSpot.
In pratica: anche se i Core Web Vitals non ti spostano da pagina due a pagina uno da soli, un sito lento resta una causa concreta da controllare quando una pagina non si posiziona come dovrebbe, insieme a contenuti poco pertinenti, struttura debole o problemi di indicizzazione.
I Core Web Vitals, insomma, non sono l’unica leva per il posizionamento. Ma sono una delle poche che puoi controllare con dati oggettivi, senza dover indovinare cosa pensa l’algoritmo.
Chiarito il peso reale dei Core Web Vitals nel ranking, il prossimo passo è organizzarne il monitoraggio nel tempo, non solo alla pubblicazione del sito. Le soglie di Google restano le stesse, ma il sito cambia: ogni nuova sezione, ogni script aggiunto per una campagna, ogni banner in più può far scivolare un Core Web Vital da buono a scarso. Un controllo trimestrale, incrociato con i dati di Search Console, evita che il problema si accumuli senza che nessuno se ne accorga.
Se lavori anche sui contenuti, vale la pena guardare in parallelo a come ottimizzare i contenuti per la ricerca AI: velocità, misurata dai Core Web Vitals, e qualità dei contenuti si muovono sullo stesso terreno, quello della page experience complessiva che Google valuta. Trovi altri approfondimenti simili nella sezione guide e tutorial del blog.
Riassumendo: i Core Web Vitals sono tre metriche misurabili, LCP, INP e CLS, con soglie precise stabilite da Google. Non decidono da soli il posizionamento, ma incidono su conversioni e comportamento degli utenti in modo diretto. Misurarli con gli strumenti giusti e intervenire seguendo le priorità corrette è un lavoro tecnico che si vede nei numeri, non solo nella teoria.
Se vuoi sapere esattamente dove sta perdendo velocità il tuo sito, richiedi un audit tecnico SEO: analizziamo i tuoi Core Web Vitals, LCP, INP e CLS, pagina per pagina e ti diciamo cosa vale la pena correggere prima.