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GUIDA GRATUITA · N° 02 · ADVERTISING

Google Ads B2B: il manuale per generare lead migliori, non solo più lead

Un manuale per impostare, controllare e migliorare le campagne Google Ads in base alla qualità commerciale dei contatti, con checklist, modelli e un audit da compilare.

DENTRO
10 capitoli + 4 allegati
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28 pagine · 38 min online
AGGIORNATA

IN BREVE

Questa guida spiega come far lavorare Google Ads sui contatti che il commerciale accetta, invece che sui form compilati. Copre la scelta tra Search, Performance Max e AI Max, il filtro su keyword e query, le landing page che qualificano, gli eventi di conversione da inviare, l'importazione dal CRM con enhanced conversions for leads e Data Manager, la dashboard minima con MQL, SQL, fatturato e margine. In fondo: audit sheet, modello MQL/SQL, template fonte-vendita e checklist landing.

È PER TE SE

  • Aziende B2B che investono già in Google Ads e vogliono capire cosa rende
  • PMI che ricevono molte richieste ma poche lavorabili
  • Marketing manager che devono dimostrare il ritorno delle campagne
  • Responsabili commerciali stanchi di richiamare contatti fuori target

COSA TROVI DENTRO, PRONTO DA USARE

  • AAudit sheet Google Ads da compilareQuaranta controlli su conversioni, struttura, query, landing e CRM, con colonne per stato, priorità e responsabile.
  • BModello di definizione MQL/SQLUn documento da compilare con marketing e vendite per scrivere criteri, tempi di presa in carico e motivi di scarto.
  • CTemplate di tracciamento fonte del lead → venditaI campi che form, CRM e Google Ads devono condividere perché ogni contratto risalga alla campagna che l'ha generato.
  • DChecklist per landing page B2BVenticinque punti per controllare che una landing attiri i contatti giusti e scoraggi quelli che non comprano.

Questo manuale parte da una scena che vediamo spesso. Il report di Google Ads segna 80 conversioni nel mese a un costo per lead in calo. Il commerciale ne ha richiamate trenta: alcune sono studenti, alcune sono fornitori che propongono servizi, altre sono clienti che cercavano l’assistenza. Le opportunità vere sono quattro. Entrambi hanno ragione, perché guardano due numeri diversi.

Le pagine che seguono servono a far coincidere quei due numeri. Sono scritte per chi gestisce o controlla un account Google Ads in un’azienda B2B e vuole che le campagne vengano giudicate e ottimizzate sui contatti che diventano trattative. Ogni capitolo chiude con qualcosa da fare; in fondo trovi quattro allegati da compilare.

Il problema: più lead non significa più opportunità

Google Ads ottimizza sull’evento che gli indichi come conversione. Se quell’evento è l’invio di un form, l’algoritmo impara a trovare persone che compilano form al prezzo più basso, e nel B2B queste persone coincidono solo in parte con chi compra.

Perché il costo per lead inganna

Il costo per lead è facile da calcolare e da migliorare. Basta accorciare il form, allargare le keyword o accendere un formato automatico su un pubblico più ampio. Il numero scende, il report migliora, e nel CRM aumentano i contatti da scartare. Il costo che conta per l’azienda è un altro: quanto spendi per ogni opportunità commerciale e per ogni contratto.

Facciamo un esempio con numeri di fantasia. Due campagne spendono la stessa cifra. La prima porta 50 lead, la seconda 20. Dei 50, il commerciale ne accetta 5; dei 20, ne accetta 8. Guardando Google Ads la prima campagna costa la metà per contatto. Guardando il CRM, la seconda costa meno della metà per opportunità.

Indicatore Campagna A Campagna B
Lead registrati in Google Ads 50 20
Lead accettati dal commerciale (SQL) 5 8
Tasso lead → SQL 10% 40%
Costo per lead (indice, A = 100) 100 250
Costo per SQL (indice, A = 100) 100 62

Se l’account ottimizza solo sul costo per lead, la campagna B viene ridotta o spenta. È l’errore più costoso che troviamo negli audit, perché sembra una scelta prudente.

Da dove arrivano i lead non lavorabili

Le cause si ripetono da un account all’altro:

  • keyword troppo larghe che intercettano ricerche informative, di lavoro o di formazione;
  • formati automatici senza segnali di qualità, che allargano verso chi converte più facilmente;
  • landing page che piacciono a tutti, con un’offerta generica e un form di due campi;
  • conversioni impostate male, con l’invio del form come unico obiettivo, a volte conteggiato due volte;
  • nessun ritorno dal CRM, per cui Google non sa mai quali lead sono stati scartati.

Domanda di autovalutazione. Sai dire, per ognuna delle tue tre campagne principali, quanti lead del trimestre scorso sono diventati opportunità? Se la risposta richiede più di dieci minuti di export e incroci a mano, il problema di questa guida riguarda anche te.

Cosa cambia quando misuri la qualità

Quando Google riceve gli esiti del CRM, nelle prime settimane i contatti calano e il costo per lead sale. È l’effetto atteso: l’algoritmo smette di comprare contatti facili. Il risultato si legge sul costo per opportunità, con i tempi del tuo ciclo di vendita. Serve dirlo prima alla direzione, altrimenti la campagna viene giudicata nel momento sbagliato.

Da fare. Scegli oggi la metrica con cui giudicherai le campagne nei prossimi sei mesi (costo per SQL o costo per opportunità) e scrivila nel documento che condividi con la direzione, insieme a quella che smetterai di usare come riferimento.

Da clic a contratto: le fasi che una campagna deve misurare

Una campagna B2B va misurata su tutte le fasi del percorso, dal clic alla firma. Le piattaforme vedono le prime tre, il CRM vede le altre: il lavoro consiste nel collegarle.

Le otto fasi del percorso

  1. Impressione e clic: l’annuncio compare per una ricerca e qualcuno clicca.
  2. Visita qualificata: la persona legge la pagina, scorre, guarda le specifiche.
  3. Lead: invio del form, chiamata o richiesta via chat.
  4. MQL: il contatto rispetta i criteri di profilo concordati (settore, dimensione, ruolo).
  5. SQL: il commerciale lo ha sentito e conferma esigenza, tempi e interlocutore.
  6. Opportunità: c’è una trattativa aperta nel CRM, spesso con un importo stimato.
  7. Offerta: preventivo inviato.
  8. Contratto: firma, con importo e margine reali.

Ogni passaggio ha un tasso di conversione e un costo. Il punto in cui il tasso crolla dice dove intervenire: se crolla tra lead e MQL il problema è nel targeting o nella landing, se crolla tra SQL e offerta riguarda il prodotto, il prezzo o il processo commerciale, e le campagne c’entrano poco.

Chi registra cosa

Fase Dove si registra Chi la aggiorna Torna a Google Ads?
Clic Google Ads Automatico È il punto di partenza
Lead Tag sul sito, CRM Automatico Sì, come azione secondaria
MQL CRM Regola di punteggio o marketing Sì, conversione offline secondaria
SQL / opportunità CRM Commerciale Sì, di solito come azione primaria
Offerta CRM o gestionale Commerciale Sì, secondaria, con valore
Contratto CRM o gestionale Commerciale o amministrazione Sì, con importo reale

Attenzione. Il contratto vinto è il dato più vero, ma arriva tardi e raramente. Con tre o quattro firme al mese nessun algoritmo di offerta impara qualcosa. Si misura sempre, si usa come obiettivo solo con volumi alti.

Il ciclo di vendita detta i tempi di lettura

Se il tuo ciclo medio dura quattro mesi, una campagna lanciata a gennaio produce contratti tra aprile e giugno. Giudicarla a febbraio sul fatturato significa giudicarla su zero. Per questo servono fasi intermedie: l’SQL si misura in settimane, il contratto in mesi. Per ogni campagna conviene annotare il ciclo medio e decidere a quale fase guardare in ogni momento della sua vita.

Da fare. Calcola dal CRM il tempo medio tra creazione del lead e firma negli ultimi dodici mesi, e il tempo medio tra lead e SQL. Il primo ti dice quando leggere il fatturato, il secondo quando leggere la qualità.

Search, Performance Max e AI Max: dove usare ogni formato

Per la lead generation B2B la base resta la campagna Search con keyword scelte da te. AI Max si attiva su quella Search quando le ricerche sono frammentate e il CRM rimanda lead qualificati; Performance Max arriva per ultima, quando i segnali di qualità sono solidi e la Search non brand è già coperta.

Il ragionamento completo, con tre casi d’uso, è nell’articolo su PMax, AI Max o Search per i lead B2B. Qui riportiamo la parte operativa.

Cosa fa ciascun formato

Search. Scegli keyword e corrispondenze, controlli le query, leggi un report chiaro. Funziona anche con pochi dati e chiede manutenzione costante di liste e negative.

AI Max. È un insieme di funzioni che si accende dentro una campagna Search: allarga le query oltre le keyword (search term matching), può adattare i testi e scegliere la pagina di destinazione. Negative, esclusioni brand e controlli sulle località restano disponibili. Rende quando le ricerche sono tante varianti con pochi volumi ciascuna, situazione comune nel B2B tecnico.

Performance Max. Parte da un obiettivo di conversione e da un pacchetto di asset e distribuisce gli annunci su Ricerca, YouTube, Display, Gmail, Discover e Maps. Dai temi di ricerca e indicatori di pubblico; il resto lo decide l’algoritmo. È il formato in cui controlli meno la singola impressione.

La matrice di scelta

Situazione dell’account Search AI Max su Search Performance Max
Conversioni solo “invio form” Sì Con cautela No
Lead qualificati importati dal CRM Sì Sì Sì, è il prerequisito
Nicchia con poche decine di ricerche al mese Sì, base obbligata Su un gruppo di annunci, per scoprire varianti Di solito no
Volumi medi, molte formulazioni diverse Sì Sì, dopo 4-6 settimane di dati puliti Come aggiunta, con esclusioni
Marchio molto cercato Campagna brand separata Sulle campagne non brand Solo con esclusione brand
Nessun asset video o immagine Indifferente Indifferente Rimanda

Cosa è cambiato nel 2026

Due novità incidono sulle scelte di quest’anno.

AI Max e le vecchie impostazioni. Google ha convertito ad AI Max da settembre 2026 le campagne con asset creati automaticamente e broad match a livello di campagna, mentre il passaggio automatico e la dismissione delle Dynamic Search Ads sono stati rinviati a febbraio 2027 (annuncio Google). Se a settembre hai trovato AI Max attivo su campagne che non avevi toccato, la ragione è questa. Chi usa ancora le DSA ha qualche mese per migrare scegliendo le impostazioni a mano.

Più controllo su Performance Max. Google ha annunciato nel 2026 l’esclusione delle liste di dati proprietari, un report sul budget con previsione di spesa, report per età e genere e il report sui posizionamenti segmentato per rete (annuncio Google). Per il B2B la prima è la più utile: puoi togliere dalla campagna clienti e contatti già in trattativa. Le keyword negative di campagna in PMax, ricorda la documentazione di Google, valgono solo per l’inventario Search e Shopping.

Esempio. Un’azienda ipotetica che produce sistemi di filtrazione industriale ha una PMax che in tre mesi riporta molte conversioni. Il report dei termini di ricerca mostra in cima il nome dell’azienda e quello dei suoi prodotti di punta. Dopo l’esclusione del brand e della lista clienti, le conversioni dichiarate scendono: quelle rimaste sono contatti nuovi, che prima erano nascosti in mezzo alle ricerche di chi la conosceva già.

Un responsabile marketing in piedi davanti a una grande vetrata di un capannone industriale osserva tre corsie di un magazzino che partono dallo stesso punto

Keyword, query e intento: filtrare prima di pagare

Ogni clic fuori target si paga due volte: con il costo del clic e con il tempo del commerciale che richiama un contatto inutile. Il filtro più economico è quello che agisce prima del clic, su keyword, corrispondenze, negative e testo dell’annuncio.

Classificare le ricerche per intento

Le ricerche B2B si dividono in quattro famiglie, e solo due meritano budget pieno. Il concetto è spiegato nella voce di glossario sul search intent; qui lo applichiamo alle campagne.

Intento Esempi di ricerca (ipotetici) Cosa fare
Acquisto o fornitore “fornitore guarnizioni industriali”, “preventivo impianto aspirazione” Budget pieno, keyword a frase ed esatte, landing con form di preventivo
Soluzione a un problema “ridurre fermi macchina linea confezionamento” Budget controllato, landing che collega il problema all’offerta
Informativo “cos’è la manutenzione predittiva”, “norma ISO 9001 riassunto” Di solito escluso dalla Search a pagamento, coperto con contenuti SEO
Fuori target “lavoro tornitore”, “corso CNC”, “usato”, “fai da te”, “pdf” Negative a livello di account

Una lista di negative comune

Le negative vanno costruite prima di lanciare, poi aggiornate ogni settimana dal report dei termini di ricerca. Una lista di partenza per il B2B industriale include di solito queste famiglie:

  • lavoro e selezione: lavoro, offerte di lavoro, stipendio, assunzioni, stage, cv;
  • formazione: corso, corsi, tesi, università, dispense, esame;
  • gratuito e fai da te: gratis, gratuito, fai da te, tutorial, schema, pdf;
  • usato e ricambi, se non li vendi: usato, ricambi, noleggio, riparazione;
  • consumer: casa, hobby, prezzo basso, offerta, amazon, ebay;
  • concorrenti, se non vuoi comparire sulle loro ricerche;
  • località e lingue che non servi.

Attenzione. Una negativa scritta male blocca anche il traffico buono. “Corso” esclude chi cerca un corso di formazione, ma anche chi cerca “corso” come parte di un indirizzo o di un nome di prodotto. Dopo ogni aggiornamento, controlla che le keyword principali non siano bloccate dalle negative.

Corrispondenze e controllo delle query

Nel B2B di nicchia la corrispondenza a frase e quella esatta restano la base. La corrispondenza generica e AI Max allargano il raggio e funzionano quando Google riceve dal CRM il segnale di quali lead valgono; senza quel segnale, l’espansione va verso le ricerche che convertono più facilmente, che raramente coincidono con quelle dei buyer.

Una routine che funziona:

  1. ogni settimana apri il report dei termini di ricerca degli ultimi sette giorni, ordinato per costo;
  2. aggiungi come negative le query fuori target, a livello di account se sono generiche;
  3. promuovi a keyword le query buone che arrivano da espansione;
  4. ogni mese incrocia le query con i lead accettati nel CRM, per capire quali formulazioni portano opportunità.

Annunci che selezionano

Il testo dell’annuncio è un filtro che costa zero. Dire chiaramente a chi ti rivolgi scoraggia il clic di chi non è in target: “Solo forniture per aziende”, “Lotti da 500 pezzi”, “Impianti per stabilimenti sopra i 2.000 m²”. Il CTR scende un po’, la qualità dei clic sale. Anche indicare un ordine di grandezza dell’investimento, quando la politica commerciale lo permette, toglie molti contatti che non avrebbero mai firmato.

Da fare. Prendi il report dei termini di ricerca degli ultimi 90 giorni, filtra le query con almeno un clic e nessuna conversione qualificata, e calcola quanto hanno pesato sulla spesa. È il primo numero da portare alla prossima riunione sulle campagne.

Landing page B2B che qualificano il contatto

Una landing page B2B deve far capire subito per chi è l’offerta e chiedere quanto basta per distinguere un buyer da un curioso. Un form troppo corto porta volume, uno troppo lungo blocca anche chi è in target: il punto giusto si trova con i dati del CRM.

Cosa deve dire la pagina nei primi secondi

Chi arriva da un annuncio deve ritrovare nella parte alta della pagina la stessa promessa dell’annuncio, scritta per il suo settore. Gli elementi che fanno la differenza:

  • un titolo che nomina il problema o il prodotto con le parole della ricerca;
  • a chi è rivolto: settori, dimensioni aziendali, quantità minime;
  • prove concrete: certificazioni, specifiche tecniche, foto reali dello stabilimento o dei prodotti;
  • cosa succede dopo l’invio: chi ricontatta, entro quanto, cosa prepara;
  • un’alternativa per chi non è pronto, come una scheda tecnica scaricabile.

Il form che filtra

Le domande che filtrano di più nel B2B sono poche e concrete: settore, ruolo, dimensione dell’azienda o quantità, tempi del progetto. Un campo obbligatorio con un menu a tendina sul settore toglie molti contatti fuori target senza spaventare chi è in target. L’email aziendale come campo richiesto riduce gli indirizzi personali usati per curiosità.

Campo Cosa filtra Obbligatorio?
Nome, cognome, email aziendale Contatti anonimi e indirizzi usa e getta Sì
Azienda Privati e studenti Sì
Settore (menu a tendina) Aziende fuori target Sì
Ruolo (menu a tendina) Chi non decide e non influenza l’acquisto Consigliato
Quantità o dimensione progetto (fasce) Richieste troppo piccole Consigliato
Tempi previsti (fasce) Curiosi senza un progetto Facoltativo
Messaggio libero Nulla, ma aiuta il commerciale Facoltativo

Le risposte del form vanno salvate nel CRM come campi strutturati, non come testo in un’unica nota: serviranno per il punteggio MQL e per valutare le campagne.

Lead form asset di Google

I moduli per i lead dentro Google Ads riducono l’attrito e quindi tendono a portare più volume. Google permette di trasformare una domanda a risposta multipla in domanda di qualificazione: le risposte scelte da te marcano in automatico il lead come qualificato nei dati esportati. Le domande di qualificazione non possono essere facoltative. Per le campagne Search è disponibile anche la verifica del numero di telefono via SMS, con un codice monouso che filtra numeri non validi, spam e bot (guida Google ai lead form asset).

Se usi i lead form, collegali al CRM con un’integrazione automatica: un lead lasciato in un file da scaricare a mano viene richiamato tardi, e un B2B che aspetta tre giorni ha già sentito un concorrente.

Spam e bot

Un sistema antispam serve sempre, ma va impostato in modo che non blocchi gli utenti veri. Le combinazioni che usiamo di più: un campo nascosto che solo i bot compilano, un controllo sul tempo di compilazione, filtri sul contenuto del messaggio, e un CAPTCHA invisibile solo quando il resto non basta. I tentativi scartati vanno registrati, così puoi verificare che il filtro non stia mangiando contatti buoni.

Domanda di autovalutazione. Se un commerciale guarda solo i campi del form, senza telefonare, riesce a dire se il contatto è in target? Se no, al form manca almeno una domanda.

Conversion tracking: quali eventi inviare a Google Ads

A Google Ads vanno inviati tutti gli eventi che descrivono la qualità del lead, ma solo uno, quello più vicino al fatturato con volumi sufficienti, va impostato come azione principale per le offerte. Gli altri restano secondari: servono per leggere i report e non confondono l’algoritmo.

Azioni principali e secondarie

In Google Ads ogni azione di conversione può essere principale (conta nella colonna Conversioni e guida le offerte) o secondaria (visibile in “Tutte le conversioni”, non usata per le offerte). Molti account B2B hanno cinque o sei azioni principali: form, chiamate, clic sull’email, download del catalogo, visita alla pagina contatti. L’algoritmo le tratta tutte come equivalenti e cerca le più economiche.

Evento Fonte Principale o secondaria Valore
Invio form di preventivo Tag sul sito con dati utente Secondaria (principale solo finché non hai l’import dal CRM) Basso
Chiamata da annuncio sopra una durata minima Google Ads Secondaria Basso
Download scheda tecnica Tag sul sito Secondaria Nessuno
MQL Import dal CRM Secondaria Valore medio atteso
SQL / opportunità Import dal CRM Principale Valore medio atteso più alto
Offerta inviata Import dal CRM Secondaria Importo ponderato
Contratto Import dal CRM Secondaria (principale solo con volumi alti) Importo o margine reale

Enhanced conversions e consenso

Il tag di conversione dovrebbe mandare anche l’email del form, normalizzata e cifrata con hash SHA-256: sono le enhanced conversions, che collegano al clic conversioni che altrimenti andrebbero perse, per esempio quando il buyer clicca dal telefono e scrive dal computer dell’ufficio. Nel 2026 Google ha semplificato: da aprile accetta dati forniti dagli utenti da tag, Data Manager e API contemporaneamente, e da giugno le enhanced conversions per il web e per i lead sono un’unica impostazione attiva o disattiva (annuncio di Google).

Tutto questo lavora solo se il banner dei cookie comunica a Google le scelte dell’utente con Consent Mode v2. Se il segnale ad_user_data è negato, i dati utente non partono. Come impostare e verificare banner, consenso e tag lo spieghiamo nell’articolo su enhanced conversions e Consent Mode.

Attenzione. Il doppio conteggio è l’errore più diffuso: lo stesso form registrato dal tag di Google Ads e dall’importazione di GA4, entrambi come azioni principali. Le conversioni raddoppiano e lo Smart Bidding sopravvaluta le campagne. Per ogni obiettivo deve esistere una sola azione principale.

Verifiche da fare con un form di prova

  • in Tag Assistant il consenso è denied di default e passa a granted dopo l’accettazione;
  • dopo l’invio del form parte una sola conversione;
  • nella richiesta di conversione il parametro dei dati utente è valorizzato;
  • il gclid compare nei campi nascosti del form e arriva nel CRM;
  • dopo circa 72 ore la diagnostica dell’azione di conversione in Google Ads non mostra avvisi;
  • le finestre di conversione sono coerenti con il ciclo di vendita.

Da fare. Apri Obiettivi > Conversioni > Riepilogo, filtra le azioni principali e scrivi accanto a ognuna perché è principale. Quelle per cui non trovi una risposta diventano secondarie.

Conversioni offline e CRM: come insegnare a Google quali lead valgono

Le conversioni offline sono gli esiti commerciali (MQL, SQL, opportunità, contratto) che il CRM rimanda a Google Ads giorni o settimane dopo il clic. Sono l’unico modo per far sapere all’algoritmo quali contatti il commerciale ha accettato e quali ha scartato.

Come funziona oggi

Google raccomanda le enhanced conversions for leads: il form manda l’email in hash al momento del lead, il CRM conserva la stessa email, e quando il contatto cambia stadio la conversione viene caricata usando l’email come chiave. Google chiede comunque di includere il gclid quando disponibile, per cui conviene salvare e inviare entrambi.

Dal 15 giugno 2026 i caricamenti di conversioni offline e lead passano dalla Data Manager API e sono bloccati sulla Google Ads API. Per chi usa i connettori nativi dei CRM più diffusi il cambio è spesso trasparente; chi ha un’integrazione su misura costruita qualche anno fa deve aggiornarla. In entrambi i casi va controllato che le conversioni continuino ad arrivare.

I quattro pezzi che servono

  1. Il form salva gli identificativi. gclid, gbraid, wbraid e UTM in campi nascosti, letti all’arrivo sul sito e conservati, con il consenso, fino all’invio.
  2. Il CRM li conserva sul contatto e sull’opportunità, senza sovrascrivere il primo tocco.
  3. Gli stadi hanno criteri scritti e un responsabile che li aggiorna nei tempi concordati.
  4. Un’integrazione invia gli eventi a Google Ads almeno una volta al giorno, con data, valore e identificativi.

Il percorso completo, anche verso Meta e LinkedIn, è descritto in dal lead al contratto: collegare CRM e fatturato. Il template dell’allegato C elenca i campi da mappare.

Dare un valore a ogni stadio

Il valore di uno stadio si calcola così: valore medio del contratto moltiplicato per la probabilità che un contatto in quello stadio arrivi alla firma. Un esempio con numeri di fantasia: contratto medio di 30.000 euro, il 25% delle offerte si chiude, il 10% degli SQL firma, il 2% degli MQL firma. I valori diventano 7.500 euro per l’offerta, 3.000 per l’SQL, 600 per l’MQL. Se il margine cambia molto tra linee di prodotto, usa il margine al posto del fatturato.

Contano le proporzioni tra gli stadi più della precisione. Con i valori in piattaforma puoi usare offerte basate sul valore, e Google impara che un’opportunità da un’azienda in target vale più di dieci form generici.

Esempio. Un’azienda ipotetica di automazione industriale importa solo i contratti firmati: quattro al mese. L’algoritmo non ha abbastanza segnali e le offerte restano instabili. Passando l’SQL come azione principale (una trentina al mese) e il contratto come secondaria con l’importo reale, Google riceve un segnale frequente e il fatturato resta misurato.

Una commerciale al telefono nel suo ufficio con una cartellina aperta sulla scrivania, mentre dalla finestra si vede la luce del tardo pomeriggio su un piazzale di carico

Lo SLA che tiene in piedi tutto

Se il commerciale non aggiorna il CRM, l’import si ferma e Google torna a imparare dai form. Per questo serve un accordo scritto tra marketing e vendite: definizione di MQL e SQL, tempi di presa in carico, motivi di scarto da un elenco chiuso, revisione mensile con i numeri davanti. Il modello dell’allegato B serve a scriverlo. Per i criteri di punteggio trovi una base nell’articolo sul lead scoring B2B.

Domanda di autovalutazione. Quanti lead arrivati da Google Ads negli ultimi 30 giorni hanno ancora lo stadio iniziale nel CRM? Se sono più di un quarto, il problema non è l’integrazione: è che nessuno aggiorna gli stadi.

MQL, SQL, fatturato e margine: la dashboard minima utile

La dashboard minima mette su ogni riga una campagna e nelle colonne spesa, lead, MQL, SQL, opportunità, contratti, fatturato e margine, con i costi per fase. Bastano otto numeri per decidere dove spostare il budget; il resto è approfondimento.

Le colonne che servono

Campagna Spesa Lead MQL SQL Opportunità Contratti Fatturato Margine Costo per SQL Pipeline / spesa
Brand
Search non brand, categoria 1
Search non brand, categoria 2
Performance Max
Totale

La colonna Pipeline / spesa è il valore delle opportunità create nel periodo diviso la spesa: per il B2B è più utile del ROAS di piattaforma, che con cicli lunghi quasi non esiste. Spesa e lead arrivano da Google Ads, il resto dal CRM. Le due fonti si uniscono con nomi di campagna coerenti negli UTM.

Come leggerla

  • Brand separato da tutto il resto. Le campagne sul marchio hanno quasi sempre i numeri migliori perché intercettano chi ti cerca già; mescolate con l’acquisizione nascondono le campagne che faticano.
  • Tassi di passaggio, oltre ai totali. Lead → MQL dice qualcosa su targeting e landing, MQL → SQL sulla qualità percepita dal commerciale, SQL → contratto sull’offerta e sul processo di vendita.
  • Periodi abbastanza lunghi. Con cicli di mesi, guarda il trimestre a coorti: i lead di gennaio, cosa sono diventati a fine marzo.
  • Margine, quando c’è. Due linee con lo stesso fatturato possono avere margini molto diversi.

Sul perché il ROAS delle piattaforme può trarre in inganno, e su come usare margine, MER e test di incrementalità, rimandiamo all’articolo su come misurare il ROAS e l’impatto reale.

Approfondimento. Per la parte campagne usiamo RunAlytics, la nostra dashboard che unisce i dati di Google Ads, Meta, LinkedIn e TikTok in un’unica vista. Pipeline e fatturato restano nel CRM e si incrociano con le campagne attraverso i nomi coerenti. Lo stesso schema si può costruire con un foglio di calcolo aggiornato ogni mese: conta la disciplina sui nomi, più dello strumento.

Ogni quanto guardarla

Frequenza Chi Cosa si guarda Decisione tipica
Settimanale Chi gestisce le campagne Spesa, lead, query, MQL Negative, offerte, annunci
Mensile Marketing e commerciale insieme SQL, motivi di scarto, costo per SQL Budget tra campagne, correzioni alle landing
Trimestrale Direzione Opportunità, contratti, fatturato, margine per canale Budget tra canali, nuovi mercati

Da fare. Costruisci la tabella con i dati dell’ultimo trimestre, anche a mano. Le celle che non riesci a riempire indicano esattamente quale pezzo di tracciamento manca.

I 15 errori che abbassano la qualità dei lead

Gli errori che abbassano la qualità dei lead hanno quasi sempre la stessa radice: l’account ottimizza su un obiettivo diverso da quello dell’azienda. Li elenchiamo nell’ordine in cui li troviamo più spesso.

  1. Ottimizzare sull’invio del form. L’algoritmo trova chi compila form, che spesso non è chi compra.
  2. Più azioni principali per lo stesso obiettivo. Form, chiamate, download e visite trattati come equivalenti.
  3. Doppio conteggio. Tag di Google Ads e importazione GA4 attivi insieme come principali.
  4. Nessun import dal CRM. Google non sa mai quali lead sono stati scartati.
  5. Performance Max senza esclusione brand e liste clienti. Si prende il merito delle ricerche sul tuo nome e di chi è già cliente.
  6. AI Max acceso senza leggere i termini di ricerca. Nelle prime settimane le query vanno controllate ogni settimana.
  7. Negative ferme da mesi. Il report dei termini di ricerca cambia di continuo, la lista no.
  8. Annunci generici. Nessuna indicazione su a chi è rivolta l’offerta, quindi cliccano tutti.
  9. Landing page uguale per ogni campagna. La homepage o una pagina servizi generica al posto di una pagina per categoria.
  10. Form di due campi. Molto volume, nessuna informazione per qualificare.
  11. Lead form asset senza domande di qualificazione e senza collegamento automatico al CRM.
  12. Giudicare un formato automatico dopo dieci giorni. Nel B2B servono settimane prima di un confronto serio.
  13. Brand e acquisizione nello stesso report. I numeri del brand gonfiano la media e coprono le campagne deboli.
  14. Consent Mode incompleto. Banner che non manda ad_user_data e ad_personalization, quindi enhanced conversions e remarketing non lavorano.
  15. Stadi del CRM aggiornati in blocco a fine trimestre. Date sbagliate, eventi fuori dalle finestre utili, segnali inutilizzabili per le offerte.

Un tavolo da riunione visto dall’alto con fogli stampati, evidenziatori gialli e due tazze di caffè, mentre quattro mani indicano punti diversi sugli stessi fogli

Autovalutazione rapida

Spunta gli errori che riconosci nel tuo account. Da tre in su, conviene partire dall’audit dell’ultimo capitolo prima di toccare budget e offerte.

  • Ottimizziamo sull’invio del form
  • Abbiamo più di un’azione principale per lo stesso obiettivo
  • Non sappiamo se ci sono conversioni contate due volte
  • Il CRM non rimanda nulla a Google Ads
  • La PMax non ha esclusione brand o liste clienti
  • AI Max è attivo e nessuno legge i termini di ricerca ogni settimana
  • Le negative non vengono aggiornate da più di un mese
  • Gli annunci non dicono a chi è rivolta l’offerta
  • Più campagne portano alla stessa pagina generica
  • Il form ha meno di quattro campi
  • I lead form asset non hanno domande di qualificazione
  • Abbiamo giudicato un formato automatico in meno di quattro settimane
  • Brand e acquisizione sono nello stesso report
  • Non abbiamo verificato Consent Mode v2 negli ultimi sei mesi
  • Gli stadi del CRM vengono aggiornati in ritardo o in blocco

Attenzione. Correggere gli errori 1, 4 e 5 nello stesso giorno fa calare di colpo le conversioni riportate da Google. È l’effetto atteso e va comunicato prima: stai togliendo conversioni facili e conversioni che non erano tue.

Checklist di audit per l’account Google Ads

L’audit va fatto in quest’ordine: prima conversioni e tracciamento, poi CRM, poi struttura e query, infine annunci e landing. Ottimizzare le offerte su dati sbagliati produce solo errori più veloci.

Le cinque aree e cosa guardare

Area Domanda chiave Dove si controlla Tempo stimato
Conversioni Su cosa ottimizza oggi l’account? Obiettivi > Conversioni, Tag Assistant 1-2 ore
CRM Google riceve gli esiti commerciali? CRM, Data Manager, diagnostica conversioni 2-3 ore
Struttura e formati Ogni campagna ha un compito chiaro? Campagne, impostazioni, esclusioni 1-2 ore
Query e keyword Paghiamo per ricerche fuori target? Report termini di ricerca, negative 2-4 ore
Annunci e landing Il messaggio seleziona chi compra? Annunci, pagine di destinazione, form 1-2 ore

La sequenza consigliata

  1. Fotografa lo stato attuale. Esporta campagne, conversioni e lead dell’ultimo trimestre prima di cambiare qualsiasi cosa.
  2. Sistema le conversioni. Una sola azione principale per obiettivo, niente doppi conteggi, enhanced conversions attive, Consent Mode verificato.
  3. Collega il CRM. Campi nascosti, stadi con criteri, import giornaliero, valori per stadio.
  4. Separa brand e acquisizione in campagne e report distinti; esclusione brand nei formati automatici.
  5. Pulisci le query. Negative di account, revisione delle corrispondenze, routine settimanale.
  6. Riscrivi annunci e landing perché selezionino il pubblico.
  7. Cambia l’obiettivo delle offerte solo quando l’import dal CRM è stabile da qualche settimana.
  8. Rileggi tutto dopo 6-8 settimane sulla dashboard minima, a coorti.

L’allegato A traduce questa sequenza in quaranta controlli con colonne per stato, priorità e responsabile. Se preferisci farlo con qualcuno che lo ha già fatto su molti account B2B, è il lavoro che facciamo nella gestione delle campagne Google Ads.

Da fare. Blocca in agenda mezza giornata con chi gestisce le campagne e un commerciale. Compilate insieme l’allegato A: metà delle risposte sono in Google Ads, l’altra metà nella testa di chi richiama i lead.

Allegato A: Audit sheet Google Ads da compilare

Per ogni controllo segna lo stato (OK, Da sistemare, Non so), la priorità (Alta, Media, Bassa) e chi se ne occupa. “Non so” vale come “Da sistemare”.

Conversioni e tracciamento

# Controllo Stato Priorità Responsabile Note
1 Esiste una sola azione principale per ogni obiettivo
2 L’invio del form è secondario (o principale solo in attesa dell’import dal CRM)
3 Nessuna azione è conteggiata due volte (tag Google Ads + import GA4)
4 Le chiamate hanno una durata minima per contare come conversione
5 Enhanced conversions attive e dati utente presenti nella richiesta
6 Consent Mode v2 con quattro parametri, denied di default
7 Diagnostica delle azioni di conversione senza avvisi aperti
8 Finestre di conversione coerenti con il ciclo di vendita

CRM e conversioni offline

# Controllo Stato Priorità Responsabile Note
9 Il form salva gclid, gbraid, wbraid e UTM in campi nascosti
10 I campi arrivano nel CRM su contatto e opportunità
11 Primo e ultimo tocco sono salvati in campi separati
12 Regole di deduplica dei contatti attive
13 MQL e SQL hanno criteri scritti e condivisi
14 Il commerciale aggiorna gli stadi entro i tempi dello SLA
15 MQL, SQL, offerta e contratto tornano a Google Ads come conversioni
16 L’import usa Data Manager ed è stato verificato dopo il 15 giugno 2026
17 L’invio avviene almeno una volta al giorno
18 Ogni stadio ha un valore calcolato dallo storico

Struttura e formati

# Controllo Stato Priorità Responsabile Note
19 Campagna brand separata dalle campagne di acquisizione
20 Ogni campagna non brand corrisponde a una categoria di prodotto o servizio
21 Le campagne passate ad AI Max a settembre 2026 sono state riviste
22 Le DSA ancora attive hanno un piano di migrazione prima di febbraio 2027
23 La PMax ha esclusione brand attiva
24 La PMax esclude le liste clienti e i contatti in trattativa
25 La PMax ottimizza su un evento qualificato
26 Località e lingue corrispondono ai mercati serviti

Query e keyword

# Controllo Stato Priorità Responsabile Note
27 Esiste una lista di negative a livello di account
28 Il report dei termini di ricerca viene letto ogni settimana
29 La spesa su query senza lead qualificati negli ultimi 90 giorni è nota
30 Le corrispondenze generiche sono usate solo con l’import dal CRM attivo
31 Le query buone da espansione vengono promosse a keyword
32 Le negative non bloccano keyword attive

Annunci, landing e form

# Controllo Stato Priorità Responsabile Note
33 Gli annunci dicono a chi è rivolta l’offerta
34 Ogni categoria ha una landing dedicata
35 Il titolo della landing riprende la promessa dell’annuncio
36 Il form chiede settore e ruolo con menu a tendina
37 I lead form asset hanno almeno una domanda di qualificazione
38 Antispam attivo e tentativi scartati registrati
39 I lead arrivano al commerciale in automatico, con fonte e campagna
40 La pagina dice cosa succede dopo l’invio

Riepilogo. Controlli OK: ___ / 40. Da sistemare con priorità alta: ___. Prima azione da fare entro una settimana: ______________________.

Allegato B: Modello di definizione MQL/SQL

Da compilare in una riunione con marketing e commerciale, firmare e rivedere ogni sei mesi. Le parti tra parentesi quadre sono esempi da sostituire.

1. Profilo del cliente ideale

Criterio In target Fuori target
Settori [es. meccanica, alimentare, packaging] [es. privati, rivenditori al dettaglio]
Dimensione azienda [es. oltre 20 dipendenti]
Paesi o regioni
Ruoli che decidono o influenzano [es. direttore tecnico, acquisti, titolare] [es. studenti, candidati, fornitori]
Quantità o valore minimo

2. Definizione di MQL

Un contatto diventa MQL quando rispetta tutti i criteri di profilo e almeno uno dei criteri di comportamento.

  • Criteri di profilo rispettati (sezione 1)
  • Richiesta esplicita (preventivo, demo, sopralluogo, chiamata)
  • Oppure punteggio sopra la soglia di ____ punti
  • Oppure: ________________________

3. Definizione di SQL

Un MQL diventa SQL quando il commerciale ha parlato con il contatto e conferma:

  • esigenza concreta legata alla nostra offerta
  • tempi del progetto entro ____ mesi
  • interlocutore che decide o influenza l’acquisto
  • ordine di grandezza compatibile con la nostra offerta

4. Tempi di presa in carico

Tipo di contatto Primo contatto entro Esito registrato nel CRM entro
Richiesta di preventivo [es. 1 giorno lavorativo] [es. 3 giorni lavorativi]
MQL da punteggio [es. 3 giorni lavorativi] [es. 7 giorni lavorativi]
Chiamata da annuncio
Lead form asset

5. Motivi di scarto (elenco chiuso)

Codice Motivo Cosa fa il marketing
S1 Fuori target per settore Rivedere keyword, negative, annunci
S2 Fuori target per dimensione o quantità Aggiungere fasce nel form, chiarire negli annunci
S3 Studente, candidato, fornitore Aggiornare negative e testo della landing
S4 Già cliente o in trattativa Escludere le liste clienti dalle campagne
S5 Duplicato Controllare regole di deduplica
S6 Nessuna risposta dopo ____ tentativi Controllare tempi di presa in carico
S7 Spam o dati falsi Rivedere antispam

6. Valori per stadio

Stadio Probabilità di firma (storico) Valore medio contratto Valore da inviare a Google Ads
MQL ____ % ____ € ____ €
SQL ____ % ____ € ____ €
Offerta ____ % ____ € ____ €
Contratto 100% ____ € importo reale

7. Revisione

Data della prossima revisione: ________. Firmano: responsabile marketing ________, responsabile commerciale ________.

Allegato C: Template di tracciamento fonte del lead → vendita

Questo template elenca i campi che devono esistere nel form, nel CRM e nell’integrazione verso Google Ads. Spunta quelli presenti e annota il nome del campo nel tuo CRM.

Campi da salvare dal form

Campo Da dove arriva Dove va nel CRM Presente? Nome del campo nel CRM
gclid URL dell’annuncio (tagging automatico) Contatto + opportunità
gbraid / wbraid URL, percorsi da app iOS Contatto + opportunità
utm_source URL Contatto, primo e ultimo tocco
utm_medium URL Contatto, primo e ultimo tocco
utm_campaign URL Contatto, primo e ultimo tocco
utm_term URL Contatto
utm_content URL Contatto
Landing di ingresso Script sul sito Contatto
Data primo contatto Script sul sito Contatto
Email (come inserita nel form) Form Contatto, non modificabile
Telefono Form Contatto
Stato del consenso Banner Contatto

Eventi da inviare a Google Ads

Stadio CRM Nome azione in Google Ads Principale o secondaria Valore Chiave di abbinamento Frequenza di invio
Lead Secondaria gclid + email in hash In tempo reale (tag)
MQL Secondaria gclid + email in hash Giornaliera
SQL / opportunità Principale gclid + email in hash Giornaliera
Offerta Secondaria gclid + email in hash Giornaliera
Contratto Secondaria gclid + email in hash Giornaliera

Convenzione UTM

Parametro Valori ammessi Esempio
utm_source google, meta, linkedin, newsletter google
utm_medium cpc, paid-social, email cpc
utm_campaign anno_mercato_obiettivo_tema 2026_it_lead_filtrazione
utm_content variante dell’annuncio rsa-a
utm_term keyword o pubblico {keyword}

Il nome della campagna negli UTM deve coincidere con quello in Google Ads, minuscole e senza spazi.

Controllo mensile

  • Percentuale di lead dell’ultimo mese con gclid valorizzato: ____ %
  • Percentuale di lead con UTM completi: ____ %
  • Lead fermi nello stadio iniziale da più di 30 giorni: ____
  • Conversioni offline ricevute da Google Ads nel mese: ____
  • Differenza tra lead nel CRM e lead in Google Ads, per campagna: stabile e spiegabile?

Allegato D: Checklist per landing page B2B

Venticinque punti, divisi in cinque gruppi. Una landing che ne rispetta meno di venti va rivista prima di aumentare il budget della campagna che la usa.

Messaggio

  • Il titolo riprende le parole della ricerca e la promessa dell’annuncio
  • Nei primi secondi si capisce cosa vendi e a chi
  • Sono indicati settori, dimensioni aziendali o quantità minime
  • Il beneficio è concreto (tempi, prestazioni, risparmi verificabili), senza superlativi generici
  • Una sola offerta principale per pagina

Prove

  • Specifiche tecniche o scheda prodotto consultabile
  • Certificazioni e standard rilevanti per il settore
  • Foto reali di prodotti, impianti o stabilimento
  • Riferimenti verificabili (settori serviti, anni di attività, sede)
  • Nomi e ruoli delle persone che ricontattano

Form

  • Email aziendale obbligatoria
  • Azienda obbligatoria
  • Settore con menu a tendina obbligatorio
  • Ruolo e quantità o dimensione progetto a fasce
  • Campi nascosti per gclid, gbraid, wbraid e UTM
  • Antispam attivo che non blocca utenti veri

Dopo l’invio

  • La pagina dice chi ricontatta ed entro quanto
  • Pagina di ringraziamento con un contenuto utile per l’attesa
  • Email di conferma automatica
  • Il lead arriva al commerciale con fonte e campagna compilate
  • Una sola conversione registrata per invio

Tecnica

  • Caricamento rapido da mobile
  • Form usabile da telefono senza zoom
  • Banner cookie conforme, collegato a Consent Mode v2
  • Alternativa per chi non è pronto (scheda tecnica, catalogo) tracciata come evento secondario

PDF GRATUITO · 28 PAGINE

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La stessa guida in PDF, impaginata per la stampa, con tutti gli allegati da compilare. Te la mandiamo anche via email, così la ritrovi.

  • AAudit sheet Google Ads da compilare
  • BModello di definizione MQL/SQL
  • CTemplate di tracciamento fonte del lead → vendita
  • DChecklist per landing page B2B

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DOMANDE FREQUENTI

Quante conversioni qualificate servono per ottimizzare Google Ads sul lead qualificato?

Google non fissa un minimo per la lead generation. Nella nostra esperienza servono almeno qualche decina di eventi qualificati al mese sull'azione usata per le offerte; sotto quella soglia conviene ottimizzare su un evento più frequente e usare il lead qualificato per la misurazione.

Devo smettere di contare l'invio del form come conversione?

No, va contato, ma come azione secondaria. Serve a misurare e a controllare il funnel; per le offerte automatiche conviene usare un evento più vicino al fatturato, come il lead qualificato o l'opportunità aperta.

Le enhanced conversions for leads sostituiscono il gclid?

Usano email e telefono in hash per collegare il lead al clic, quindi funzionano anche quando il gclid manca. Google chiede comunque di includere il gclid quando lo hai, per cui conviene salvarlo sempre nel CRM.

Performance Max va bene per la lead generation B2B?

Può andare bene se ottimizza su lead qualificati importati dal CRM, con esclusione del brand e delle liste clienti. Se ottimizza sull'invio del form tende a portare contatti facili e conversioni gonfiate da brand e remarketing.

Cosa cambia con il passaggio alla Data Manager API?

Dal 15 giugno 2026 i caricamenti di conversioni offline e lead passano dalla Data Manager API e non più dalla Google Ads API. Chi ha un'integrazione CRM su misura costruita sulle vecchie chiamate deve aggiornarla e verificare che le conversioni arrivino.

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