Chi cerca un fornitore oggi può fermarsi a una risposta. Scrive la domanda su Google e legge la sintesi di AI Overview, oppure la fa a ChatGPT o a Perplexity, confronta due o tre nomi e solo alla fine apre un sito. Se il tuo nome non è tra quelli, il contatto non passa nemmeno dalle tue statistiche.
Questa guida serve a lavorare su entrambi i fronti con un solo progetto: restare visibili nei risultati di Google e diventare una fonte che i motori di risposta citano. È scritta per chi deve decidere cosa fare nei prossimi mesi, quindi ogni capitolo chiude con controlli e azioni. Gli allegati in fondo (checklist in 30 punti, modello di content brief, tabella KPI) si possono usare subito con il proprio team o con un fornitore.
Perché la ricerca è cambiata: dalla pagina dei risultati alle risposte AI
La ricerca è cambiata perché una parte crescente delle domande riceve una risposta scritta prima di qualsiasi clic. Il sito resta la destinazione, ma la decisione su chi considerare si prende sempre più spesso dentro la risposta, dove compaiono poche fonti.
Cosa è successo in Italia negli ultimi diciotto mesi
In Italia il cambiamento è arrivato in tre passaggi ravvicinati, tutti documentati da Google.
| Data | Cosa è cambiato | Perché conta per un’azienda B2B |
|---|---|---|
| 26 marzo 2025 | AI Overview arriva in Italia, anche in italiano, per gli utenti maggiorenni collegati al proprio account | Sopra i risultati compare una sintesi con pochi link: la prima posizione organica non è più la prima cosa che si legge |
| 8 ottobre 2025 | AI Mode disponibile in Italia, come scheda della ricerca e nell’app Google | Domande conversazionali, con approfondimenti successivi. Google indica che le domande sono due o tre volte più lunghe di una ricerca classica |
| 3 giugno 2026 | Google presenta i report sul rendimento dell’AI generativa in Search Console | Per la prima volta si vedono le impressioni in AI Overview e AI Mode, pagina per pagina |
| 31 agosto 2026 | Il report è disponibile per tutti i siti | Ogni azienda può misurare la propria presenza nelle funzioni AI di Google, senza strumenti esterni |
Accanto a Google ci sono gli assistenti che molte persone usano anche per lavoro: ChatGPT con la sua funzione di ricerca, Gemini, Perplexity, Copilot. Ognuno pesca da un indice diverso e cita le fonti a modo suo, e questo ha conseguenze tecniche che vediamo nel capitolo sulle basi del sito.
Cosa succede ai clic
Con una sintesi in pagina si clicca meno. Uno studio di Pew Research su 900 adulti statunitensi ha rilevato che, quando compare un riassunto AI, gli utenti cliccano su un risultato tradizionale nell’8% delle visite, contro il 15% senza riassunto, e solo nell’1% dei casi cliccano un link dentro il riassunto. Sono dati USA del 2025 su AI Overview, quindi da prendere come ordine di grandezza.
Per un’azienda B2B il punto pratico è questo: meno visite informative, ma chi arriva da una risposta ha spesso già confrontato opzioni e fornitori. Le visite calano, la qualità media di chi resta può salire. Se si guarda solo il traffico, si conclude che la SEO “non funziona più”; se si guardano anche impressioni, ricerche sul brand e contatti, il quadro è diverso.

Cosa vuol dire per chi vende a un’altra azienda
Nel B2B la domanda tipica è lunga e piena di vincoli: settore, dimensione, normative, tempi, integrazioni con sistemi esistenti. Sono proprio le domande su cui AI Mode e gli assistenti danno il meglio, perché le scompongono in sotto-domande e cercano risposte per ciascuna (Google la chiama query fan-out). Ogni sotto-domanda è un’occasione per essere citati, anche se la tua pagina non si posiziona sulla domanda completa.
Domanda di autovalutazione. Prendi le tre domande che i tuoi commerciali sentono più spesso nella prima telefonata con un potenziale cliente. Se le scrivi oggi in AI Mode e in ChatGPT, chi viene citato? Sei tra le fonti, è citato un concorrente o una testata di settore?
SEO classica, AEO, GEO e AI visibility: cosa cambia
Sono quattro nomi per pezzi dello stesso lavoro. La SEO classica porta le pagine nei risultati, l’AEO (Answer Engine Optimization) le rende adatte a dare risposte dirette, la GEO (Generative Engine Optimization) lavora perché i motori generativi le scelgano come fonte, e la AI visibility è la misura di quanto il brand compare e come viene descritto nelle risposte.
Le definizioni che usiamo nei progetti
Le sigle cambiano da un’agenzia all’altra, quindi conviene fissare il vocabolario prima di parlare di budget e priorità con il team.
| SEO classica | AEO | GEO | AI visibility | |
|---|---|---|---|---|
| Obiettivo | Posizionare pagine nei risultati organici | Rispondere in modo diretto a domande precise | Essere scelti come fonte nelle risposte generate | Misurare presenza e descrizione del brand nelle risposte |
| Unità di lavoro | Pagina e gruppo di keyword | Passaggio di testo, definizione, FAQ | Passaggio citabile più autorevolezza del brand | Elenco di prompt e domande del mercato |
| Dove si vede | Pagina dei risultati di Google e Bing | Snippet in evidenza, risposte vocali, AI Overview | AI Overview, AI Mode, ChatGPT, Gemini, Perplexity, Copilot | Report di Search Console e Bing, verifiche manuali, strumenti di monitoraggio |
| Metrica tipica | Posizioni, clic, CTR | Comparsa nello snippet | Citazioni e link tra le fonti | Share of voice sui prompt, correttezza della descrizione |
| Cosa serve | Tecnica, contenuti, link | Struttura domanda-risposta | Tutto quanto sopra più menzioni fuori dal sito | Un metodo di verifica ripetibile |
Per approfondire la parte generativa c’è la nostra guida alla Generative Engine Optimization, e la voce di glossario su AI Overview per chi deve spiegarla in azienda in due righe.
Cosa resta uguale
La parte più utile da sapere arriva da Google stesso. Nella sua guida all’ottimizzazione per le funzioni di AI generativa, aggiornata il 10 luglio 2026, scrive che ottimizzare per la ricerca generativa resta SEO. Nella documentazione sulle funzioni AI aggiunge che, per comparire come link in AI Overview e AI Mode, una pagina deve essere indicizzata e idonea a mostrare uno snippet, senza requisiti aggiuntivi.
Tradotto: chi ha un sito tecnicamente sano e contenuti utili parte avvantaggiato. Chi ha trascurato le basi non recupera con un file o un markup “per l’AI”, perché Google dichiara che non ne servono.
Cosa cambia
Cambiano tre cose, e sono quelle su cui si gioca la differenza.
- Si compete per un passaggio. Il motore estrae un paragrafo, una riga di tabella, una definizione. Una pagina lunga e confusa può posizionarsi e non essere mai citata.
- Le fonti sono poche. Una pagina di risultati ha dieci link organici; una risposta ne mostra di solito una manciata. Il margine è più stretto e pesa di più chi è riconoscibile come fonte.
- Il brand conta anche fuori dal sito. Gli assistenti costruiscono la risposta anche con ciò che altri scrivono di te: testate, associazioni, community, recensioni.
Per questo nel nostro lavoro sulla GEO teniamo insieme tecnica, contenuti e relazioni con chi pubblica: separati, ognuno dei tre rende meno.
Attenzione. Diffida di chi propone la GEO come un servizio separato dalla SEO, con promesse di “entrare in ChatGPT” in poche settimane. Le leve sono le stesse descritte in questa guida e richiedono tempo. Chiedi sempre su quale documentazione si basa una proposta.
Le 10 basi tecniche da verificare sul sito
Prima di riscrivere un solo testo conviene verificare che i motori possano leggere il sito. Un crawler bloccato azzera le possibilità di citazione su quel motore, e spesso nessuno se ne accorge per mesi.
Chi legge il sito per conto di chi
Ogni motore usa i propri crawler. Sapere quale bot lavora per quale servizio è il primo controllo, perché le regole copiate da internet spesso li mettono tutti insieme.
| Motore | Da dove prende le fonti | Bot da lasciar passare | Nota operativa |
|---|---|---|---|
| Google AI Overview e AI Mode | Indice di Google | Googlebot | Valgono anche le regole sugli snippet (nosnippet, max-snippet) |
| App Gemini | Modello più grounding sull’indice di Google | Googlebot; Google-Extended regola l’uso per Gemini | Bloccare Google-Extended non toglie da AI Overview e AI Mode |
| ChatGPT search | Crawler di OpenAI e fornitori di ricerca terzi | OAI-SearchBot | GPTBot riguarda l’addestramento, si può bloccare separatamente |
| Copilot e risposte AI di Bing | Indice di Bing | Bingbot | Verifica il sito su Bing Webmaster Tools |
| Perplexity | Indice proprio | PerplexityBot | Perplexity-User recupera pagine su richiesta dell’utente |
Le fonti sono la documentazione dei crawler di Google e la pagina di OpenAI sui suoi bot. OpenAI indica circa 24 ore perché una modifica al robots.txt venga recepita, e distingue OAI-SearchBot (ricerca), GPTBot (addestramento) e ChatGPT-User (azioni avviate da un utente). Chi vuole evitare l’addestramento restando citabile su ChatGPT può bloccare GPTBot e lasciare aperto OAI-SearchBot.
La checklist dei dieci controlli
Sono i dieci controlli con cui apriamo ogni audit. I primi quattro sono i più rapidi e quelli in cui un errore costa di più.
- Robots.txt. Googlebot, Bingbot, OAI-SearchBot e PerplexityBot possono accedere alle sezioni che vuoi far citare.
- Decisione su Google-Extended e GPTBot. Bloccarli o no è una scelta legittima, purché presa sapendo cosa regolano e messa per iscritto.
- Firewall e CDN. Le protezioni anti-bot non respingono i crawler di ricerca. Il robots.txt può essere corretto e il firewall rifiutare comunque le richieste: si vede solo nei log del server.
- Indicizzazione su Google e Bing. Sito verificato su Search Console e Bing Webmaster Tools, sitemap XML inviata a entrambi, pagine chiave presenti nell’indice.
- Snippet consentiti. Sulle pagine da far citare non ci sono
nosnippet,max-snippettroppo bassi odata-nosnippetsu blocchi importanti. Google applica queste regole anche alle funzioni AI. - Contenuto in HTML. Il testo principale è nel codice della pagina, non chiuso in immagini, PDF scansionati o script che i crawler non eseguono. Lo verifichi con il controllo URL di Search Console.
- Struttura dei titoli. Una sola H1, H2 e H3 in ordine logico, ogni sezione con un titolo che dice di cosa parla.
- Link interni. Le pagine importanti si raggiungono in pochi clic, con anchor descrittivi (“manutenzione dei filtri a maniche”, non “clicca qui”).
- Velocità e stabilità su mobile. Core Web Vitals nella norma sulle pagine che portano contatti.
- Dati strutturati coerenti. JSON-LD valido per
Organization,Person,Article,BreadcrumbListe, dove serve,ProductoService, sempre corrispondente al testo visibile.
La versione estesa, con il dettaglio motore per motore, è nella nostra checklist SEO per la AI search.
Da fare. Apri il robots.txt del tuo sito (indirizzo-del-sito/robots.txt) e cerca le righe con OAI-SearchBot, PerplexityBot, GPTBot e Google-Extended. Poi chiedi a chi gestisce hosting e CDN se esistono regole anti-bot attive. Sono dieci minuti e possono spiegare un’assenza totale da ChatGPT o Perplexity.
llms.txt e markup speciali
llms.txt è una proposta di file in Markdown che riassume il sito per i modelli linguistici. La guida di Google dichiara che non servono file leggibili dalle macchine, file di testo per l’AI o markup dedicati per comparire nella Ricerca, e nessuno dei grandi motori di risposta ha dichiarato pubblicamente di usare llms.txt per scegliere le fonti. Se il sito lo genera in automatico (su digitalrunner.it lo facciamo) costa poco tenerlo. Va messo in fondo alla lista delle priorità.
Lo stesso vale per lo schema markup: Google scrive che non esiste un markup schema.org specifico per le funzioni AI. I dati strutturati restano utili per descrivere chi ha scritto cosa e di che tipo di pagina si tratta.
Attenzione. Il blocco più frequente che troviamo negli audit è una regola copiata da un articolo che chiude in un colpo GPTBot, OAI-SearchBot, PerplexityBot e Google-Extended. L’intenzione era evitare l’addestramento dei modelli; il risultato è sparire dalla ricerca di ChatGPT e Perplexity.
Come creare contenuti che rispondono a domande, non solo a keyword
Un contenuto viene citato quando contiene un passaggio che risponde a una domanda precisa in modo completo, comprensibile anche se letto da solo. La keyword dice di cosa parla la pagina; la domanda dice cosa deve contenere.
Dalla keyword alla domanda
Le keyword restano utili per capire volumi e linguaggio. Però chi scrive in AI Mode o in ChatGPT non digita “software MES PMI”: scrive una richiesta con contesto e vincoli. Il lavoro editoriale parte da lì.
| Keyword | Domanda reale del cliente | Cosa deve contenere la pagina |
|---|---|---|
| software MES PMI | Come scelgo un MES per una metalmeccanica con tre stabilimenti e un ERP già in uso? | Criteri di scelta, tempi di integrazione, cosa chiedere al fornitore sull’ERP |
| impianto aspirazione falegnameria | Che portata d’aria serve per una linea con tre macchine a controllo numerico? | Tabella portata per tipo di lavorazione, normativa ATEX sulle polveri, tempi di installazione |
| consulenza GDPR aziende | Cosa devo fare se un fornitore extra UE tratta i dati dei miei clienti? | Passi in ordine, documenti necessari, casi in cui serve un parere legale |
| (scrivi la tua) | ||
| (scrivi la tua) |
Le ultime due righe sono per te: prova a compilarle con due keyword su cui lavori oggi.
Dove trovare le domande vere
Le domande migliori non vengono dagli strumenti SEO, che pure aiutano. Vengono da chi parla con i clienti.
- Email e richieste di preventivo degli ultimi sei mesi: le domande ricorrenti, con le parole dei clienti.
- Obiezioni che sentono i commerciali nella prima e nella seconda chiamata.
- Query lunghe in Search Console (filtra le query con più di sei parole).
- “Le persone hanno chiesto anche” e ricerche correlate su Google.
- Domande che i clienti fanno al supporto tecnico dopo l’acquisto.
Su come classificare queste domande per intento (informativo, di confronto, di scelta del fornitore) c’è l’articolo sul search intent.
Esempio. Ipotizziamo un’azienda che produce sistemi di filtrazione industriale. Il commerciale raccoglie in un mese 40 domande dai clienti. Raggruppate, diventano otto temi: tipologie di filtro per polvere, costi di manutenzione, frequenza di sostituzione, normativa emissioni, tempi di fermo, compatibilità con impianti esistenti, consumi energetici, garanzie. Otto temi sono già la base di un piano editoriale di un anno.
Come si scrive un passaggio citabile
Un passaggio citabile ha una struttura riconoscibile. La applichiamo alle pagine di servizio e prodotto prima che al blog, perché sono quelle che portano contatti.
- Titolo come domanda o come tema netto. “Quanto costa la manutenzione di un filtro a maniche?” funziona meglio di “Il nostro servizio di assistenza”.
- Risposta nelle prime una o due frasi. Chi legge, e il motore che estrae, deve trovare la sostanza subito. Il dettaglio viene dopo.
- Un’idea per paragrafo. Evita nella frase che porta la risposta i rimandi vaghi come “come detto sopra” o “questo approccio”.
- Il formato giusto per il contenuto. Confronti in tabella, procedure in elenco numerato, definizioni in una frase.
- Un elemento che non si trova altrove. Un dato raccolto da te, un criterio di scelta argomentato, un esempio di progetto, una foto originale.
- La fonte per ogni affermazione di fatto. Link alla norma, all’ente, al produttore.
- Data di aggiornamento visibile. E revisione quando cambiano prezzi, normative o funzioni.
Google precisa che non serve spezzare i contenuti in frammenti minuscoli: i suoi sistemi capiscono anche pagine articolate. La regola resta scrivere per una persona, con risposte chiare in apertura di sezione.

Contenuti fatti in serie con l’AI
Molte aziende hanno provato a riempire il blog con testi generati in automatico. La guida di Google è esplicita: premia contenuti originali e basati sull’esperienza, e scoraggia ciò che chiunque potrebbe produrre in pochi minuti con un modello generativo. L’AI può aiutare a strutturare, riassumere, controllare. Il contributo che rende citabile una pagina (dati, esperienza, opinione competente) resta umano.
Domanda di autovalutazione. Apri la pagina di servizio più importante del tuo sito. Le prime due frasi di ogni sezione rispondono a una domanda che un cliente farebbe? C’è almeno un dato o un esempio che un concorrente non potrebbe copiare?
Entità, fonti, prove ed esperienza: i segnali che aumentano la citabilità
Tra due pagine che rispondono bene alla stessa domanda, i motori tendono a citare quella di una fonte riconoscibile: un’azienda chiaramente identificata, autori reali, dati verificabili. Sono segnali che si costruiscono sul sito e si confermano fuori.
Entità: far capire chi sei
Google e gli assistenti ragionano per entità: aziende, persone, prodotti, luoghi, concetti. Più le informazioni su di te sono coerenti, più è facile associarti ai temi giusti e distinguerti da omonimi.
- Una frase che dice cosa fai e per chi, uguale nella sostanza su home, chi siamo e pagine di servizio.
- Nome dell’azienda, indirizzo, settori serviti e prodotti identici su sito, Google Business Profile, LinkedIn e directory di settore.
- Prodotti e servizi chiamati sempre allo stesso modo, senza alternare sigle e nomi commerciali.
- Dati strutturati
OrganizationconsameAsverso i profili ufficiali. - Pagine collegate tra loro con link interni descrittivi, così che il sito disegni una mappa dei temi.
Esperienza: chi firma conta
Le linee guida di Google sui contenuti utili e affidabili usano il metro E-E-A-T: esperienza, competenza, autorevolezza, affidabilità. Nel concreto significa firme vere.
- Ogni articolo e ogni pagina tecnica hanno un autore reale, con una pagina dedicata: ruolo, percorso, temi di cui si occupa, profilo LinkedIn.
- La pagina autore è marcata con
Persone collegata all’Organization. - Gli stessi esperti compaiono anche fuori dal sito: interviste, interventi a convegni, articoli su testate di settore, elencati nella pagina autore.
- Nome della persona e nome dell’azienda compaiono insieme, sempre scritti allo stesso modo.
Prove: cosa rende un’affermazione citabile
Un motore cita volentieri un’affermazione precisa e verificabile, e quasi mai uno slogan. Ecco la differenza su alcuni esempi ipotetici.
| Affermazione debole | Versione citabile | Cosa serve per scriverla |
|---|---|---|
| “Garantiamo la massima qualità” | “Nei controlli su 40 lotti del 2025 lo scarto medio è stato dell’1,2%” | Dati di produzione aggregati, metodo dichiarato |
| “Tempi di consegna rapidi” | “Per le configurazioni standard consegniamo in 15 giorni lavorativi dall’ordine” | Un dato operativo vero e aggiornato |
| “Siamo esperti di normativa” | “La norma si applica agli impianti sopra una certa soglia: ecco come verificarlo, con il link al testo ufficiale” | Lettura della norma, link alla fonte primaria |
| “Clienti in tutta Europa” | “Lavoriamo con aziende in 6 Paesi, con assistenza in italiano, inglese e tedesco” | Informazioni verificabili sul servizio |
I numeri in tabella sono inventati per l’esempio: i tuoi devono venire dai tuoi dati, con una riga che spiega come li hai raccolti.
Da fare. Scegli una pagina di servizio e sottolinea ogni aggettivo promozionale (“leader”, “innovativo”, “di qualità”). Per ciascuno chiediti quale dato o fatto lo dimostrerebbe, e sostituisci l’aggettivo con quel fatto. Dove il fatto non c’è, togli la frase.
Fonti: linkare chi ne sa
Quando citi una norma, una statistica di mercato o una specifica tecnica, linka la fonte primaria: il testo della legge, l’ente, lo studio originale. Un articolo che rimanda a un altro articolo che riassume uno studio vale meno come fonte, per le persone e per i motori. Vale anche per le statistiche sull’AI search: diffida dei numeri senza link allo studio.
Architettura editoriale: pillar page, cluster e contenuti di supporto
Un articolo isolato raramente diventa una fonte ricorrente. Funziona meglio un gruppo di contenuti collegati: una pagina principale che copre il tema (pillar), una serie di approfondimenti su ogni sotto-domanda (cluster) e contenuti di supporto che rispondono a dubbi specifici, tutti legati da link interni.
Perché il cluster funziona con le risposte AI
Il motivo è il query fan-out. Quando un buyer chiede ad AI Mode “che filtro serve per le polveri di una linea di verniciatura, quanto costa la manutenzione e che normative ci sono”, il sistema cerca separatamente tipologie di filtri, costi di manutenzione e normativa. Un sito con una pillar page e tre approfondimenti ben fatti ha tre o quattro occasioni di essere citato nella stessa risposta; un sito con una sola pagina prodotto ne ha una.
I tre livelli
| Livello | Cos’è | Esempio (azienda di filtrazione industriale, ipotetico) | Obiettivo |
|---|---|---|---|
| Pillar page | Pagina che copre il tema nel suo insieme, spesso una pagina servizio o una guida | “Filtrazione delle polveri industriali: guida alla scelta” | Posizionarsi sulle ricerche ampie e fare da hub |
| Cluster | Approfondimento su una sotto-domanda con valore commerciale | “Filtri a maniche o a cartuccia: come scegliere”, “Costi di manutenzione di un impianto di filtrazione” | Essere citati sulle singole sotto-domande |
| Supporto | Contenuto breve che risponde a un dubbio preciso | Voce di glossario, FAQ tecnica, scheda normativa | Coprire domande puntuali e rafforzare il cluster |
| Conversione | Pagina con il passo successivo | Calcolatore di portata, richiesta di sopralluogo | Trasformare la visita in contatto |
Come costruire la mappa
- Parti da un tema per cui hai titolo a parlare. Meglio due temi coperti a fondo che dieci toccati in superficie.
- Raccogli le sotto-domande con il metodo del capitolo precedente e raggruppale.
- Assegna a ogni sotto-domanda una sola pagina. Due pagine sulla stessa domanda si fanno concorrenza e confondono i motori.
- Collega in entrambi i sensi. La pillar linka ogni cluster con anchor descrittivi, ogni cluster torna alla pillar e, dove ha senso, ai cluster vicini.
- Metti in ogni pagina un passo successivo coerente con la domanda: una scheda tecnica, un calcolatore, un form breve.
- Rivedi ogni sei mesi confrontando le risposte AI sulle tue domande con i contenuti che hai: le sotto-domande senza una tua pagina sono il prossimo piano editoriale.
Puoi usare questa tabella per impostare il primo cluster. Le righe vuote sono da compilare.
| Pagina | Livello | Domanda principale a cui risponde | Esiste già? | Da creare o aggiornare entro | Pagina a cui linka |
|---|---|---|---|---|---|
| Pillar | |||||
| Cluster | |||||
| Cluster | |||||
| Cluster | |||||
| Supporto | |||||
| Conversione |
Attenzione. Il cluster vale anche per le pagine che vendono. Molte aziende costruiscono un blog ricco e lasciano le pagine di servizio e prodotto come brochure. Le citazioni arrivano sugli articoli, che convertono poco, mentre le pagine commerciali restano invisibili. Nel piano metti le pagine commerciali al centro del cluster.
Menzioni del brand, digital PR e autorevolezza fuori dal sito
I motori di risposta si fidano di ciò che fonti terze dicono di un brand più di ciò che il brand dice di sé. Per essere citati serve che il nome dell’azienda e dei suoi esperti compaia su testate, associazioni, community e piattaforme professionali, associato ai temi giusti.
Cosa dicono gli studi disponibili
Tre ricerche recenti vanno nella stessa direzione.
- Muck Rack, rapporto di maggio 2026 su oltre 25 milioni di link citati da ChatGPT, Claude e Gemini: l’84% delle citazioni viene da earned media (giornalismo, ricerca, fonti istituzionali, enciclopedie, contenuti di terzi), mentre i contenuti a pagamento e gli advertorial valgono lo 0,3%.
- Ahrefs, studio su 75.000 brand: la presenza nelle AI Overview è correlata soprattutto alle menzioni del brand sul web (0,664), molto più che al numero di backlink (0,218). È una correlazione, non una prova di causa.
- Semrush, analisi delle pagine LinkedIn citate dalle AI a inizio 2026: LinkedIn compare nel 14,3% delle risposte di ChatGPT search e nel 13,5% di quelle di Google AI Mode, e sui due motori prevalgono i profili personali sulle pagine aziendali.
Le leve che funzionano nel B2B italiano
Le menzioni più utili per un’azienda B2B nascono dove il settore già si informa. Sono canali piccoli, ma parlano al pubblico giusto e le AI li usano spesso per le domande di nicchia.
| Leva | Cosa fare | Cosa produce | Tempo tipico |
|---|---|---|---|
| Testate di settore | Mappare 10-15 riviste che i clienti leggono, proporre un dato in esclusiva o un esperto da intervistare | Menzioni e link editoriali sul tema giusto | 2-3 mesi per le prime uscite |
| Dati proprietari | Un piccolo osservatorio semestrale con dati aggregati e metodo dichiarato | Un motivo per essere citati e ripresi | 4-6 settimane per il primo report |
| Associazioni e fiere | Gruppi di lavoro, interventi ai convegni, schede espositore aggiornate | Fonti stabili e ben indicizzate | Legato al calendario di settore |
| Podcast e video | Ospitate in podcast verticali, video tecnici su YouTube | Trascrizioni e note con nome e link | Variabile |
| Profili degli esperti | Articoli firmati su LinkedIn, un’idea per pezzo | Associazione persona, brand e tema | Continuativo |
| Recensioni e community | Richiesta sistematica di recensioni, risposte con nome e ruolo dichiarati nei forum | Fonti per le domande di confronto | Continuativo |
Il piano di 90 giorni completo, con le attività settimana per settimana, è nell’articolo sulla digital PR per la AI search.

Cosa evitare
- Link comprati e guest post a pagamento. Le norme antispam di Google considerano spam lo scambio di denaro per link che passano valore. Un contenuto sponsorizzato va qualificato con
rel="sponsored"orel="nofollow". - Comunicati a pioggia. Lo stesso testo inviato a centinaia di indirizzi produce copie identiche che nessuno legge.
- Scorciatoie su Wikipedia. Le regole sul conflitto di interessi scoraggiano chi lavora per l’azienda dal modificare la voce. Una voce ha senso solo quando esistono già fonti indipendenti che parlano di te.
- Recensioni sollecitate in modo scorretto. Vengono rimosse e lasciano un segno sulla reputazione.
Esempio. Ipotizziamo un produttore di componenti per l’automazione. Pubblica ogni sei mesi un breve report sui tempi medi di fermo macchina per guasto, con dati aggregati dai propri interventi di assistenza. Lo propone a due testate di settore, il direttore tecnico ne parla a un convegno e ne ricava tre articoli su LinkedIn. In un anno il nome dell’azienda compare su più fonti indipendenti, sempre accanto allo stesso tema.
Domanda di autovalutazione. Negli ultimi dodici mesi, quante volte il nome della tua azienda o di un tuo esperto è comparso su un sito che non controlli? Quante di queste menzioni parlano del tema su cui vuoi essere citato?
Come misurare visibilità, traffico e lead senza inseguire metriche inutili
Si misura su quattro livelli: visibilità (impressioni nei risultati e nelle funzioni AI), presenza nelle risposte AI (citazioni e descrizione del brand), traffico qualificato (visite da ricerca e da assistenti che compiono azioni utili) e lead (contatti e opportunità per origine). Nessun livello basta da solo, e il traffico grezzo è il meno utile dei quattro.
Cosa si può misurare oggi
- Search Console, report sulle funzioni di AI generativa. Dal 31 agosto 2026 per tutti i siti: impressioni in AI Overview e AI Mode per pagina, Paese, dispositivo e data. Mancano clic e query, quindi sai quali pagine compaiono ma non per quali domande.
- Bing Webmaster Tools, report AI Performance. In anteprima pubblica dal 10 febbraio 2026: quante volte le pagine vengono citate in Copilot e nelle risposte AI di Bing, con le query di grounding.
- GA4, gruppo di canali “Assistenti AI”. Un canale personalizzato che raccoglie i referral da chatgpt.com, perplexity.ai, gemini.google.com e copilot.microsoft.com, posizionato sopra il canale referral. I clic da AI Overview e AI Mode restano dentro il traffico organico di Google.
- Verifiche manuali. Una lista fissa di 20-30 domande del tuo mercato, ripetute ogni mese sugli stessi motori, annotando chi è citato e come viene descritto il brand.
- Strumenti di monitoraggio. Ahrefs Brand Radar, Semrush e simili stimano la quota di citazioni su un insieme di prompt rispetto ai concorrenti. Utili per il trend, sapendo che le risposte AI variano da una richiesta all’altra.
Metriche utili e metriche da lasciar perdere
| Metrica | Utile? | Perché |
|---|---|---|
| Sessioni organiche totali | Poco, da sola | Mescola traffico informativo e commerciale; con meno clic per ricerca può scendere mentre i lead salgono |
| Posizione media del sito | Poco | Una media su migliaia di query non dice nulla sulle pagine che vendono |
| Impressioni nelle funzioni AI per pagina | Sì | Dice quali pagine Google usa come fonte; va incrociata con le conversioni |
| Citazioni su un elenco fisso di domande | Sì | Misura la presenza dove si decide, rispetto ai concorrenti |
| Ricerche sul brand | Sì | Chi legge di te in una risposta spesso ti cerca per nome in un secondo momento |
| Lead e opportunità per pagina di atterraggio e origine | Sì, la più importante | Collega visibilità e fatturato |
| Numero di backlink | Poco, da solo | Conta la qualità e la coerenza tematica della fonte, più del totale |
| “Punteggi di visibilità AI” senza metodo dichiarato | No | Senza sapere quali prompt e quali motori, il numero non si può confrontare né verificare |
Collegare la visibilità ai contatti
Per un’azienda B2B la citazione vale se porta richieste qualificate, e quelle richieste vanno riconosciute nel CRM. Tre accorgimenti che applichiamo nei progetti:
- Origine fino all’opportunità. Sorgente, mezzo e pagina di atterraggio arrivano nel CRM come proprietà del contatto e dell’opportunità. Così si confrontano tasso di chiusura e tempi per origine. Ne parliamo nell’articolo sulle metriche per la gestione dei lead B2B.
- Un campo nel form. “Come ci hai conosciuto?” con opzioni come “ricerca su Google”, “ChatGPT o altro assistente AI”, “articolo o rivista”, “evento”. Recupera quello che l’analytics perde, perché chi ti scopre in ChatGPT spesso torna cercando il brand e risulta traffico diretto.
- Un report mensile unico. Impressioni AI, citazioni sulle domande campione, ricerche sul brand e lead per pagina nello stesso documento, letti insieme.
Da fare. In Search Console esporta dal report sulle funzioni AI le 30 pagine con più impressioni. In GA4 o nel CRM guarda quante di queste hanno generato almeno un contatto negli ultimi tre mesi. Le pagine molto viste e senza contatti sono le prime da rivedere: manca quasi sempre un passo successivo chiaro.
Approfondimento. Su come trasformare una citazione in AI Mode in una richiesta di preventivo, con pagine che convertono anche con pochi clic, abbiamo scritto un articolo dedicato: come farsi citare da Google AI Mode senza perdere lead.
Checklist finale di autovalutazione
Questa autovalutazione serve a capire in dieci minuti dove sei e da quale area conviene partire. Rispondi con onestà: una casella lasciata vuota è un’informazione utile quanto una spuntata.
Tecnica
- So quali crawler AI sono ammessi dal robots.txt e ho verificato che il firewall non li blocchi.
- Il sito è verificato su Search Console e su Bing Webmaster Tools, con sitemap inviata.
- Le pagine che portano contatti sono indicizzate e senza restrizioni sugli snippet.
- Il contenuto principale delle pagine chiave è in testo HTML, non in PDF o immagini.
Contenuti
- Ho un elenco di almeno 20 domande reali dei clienti, raccolte da commerciali e supporto.
- Le pagine di servizio e prodotto rispondono a quelle domande nelle prime righe delle sezioni.
- Ogni pagina importante contiene almeno un dato, un esempio o un criterio originale.
- Ho almeno un tema coperto con una pillar page e approfondimenti collegati.
Autorevolezza
- Ogni contenuto è firmato da una persona reale con una pagina autore.
- I dati aziendali sono coerenti su sito, Google Business Profile, LinkedIn e directory.
- Negli ultimi sei mesi il brand è stato menzionato su almeno tre fonti di settore indipendenti.
Misurazione
- Leggo ogni mese il report sulle funzioni AI di Search Console.
- In GA4 esiste un canale che raccoglie il traffico dagli assistenti AI.
- Verifico ogni mese un elenco fisso di domande su AI Overview, AI Mode, ChatGPT e Perplexity.
- Nel CRM vedo l’origine di ogni lead e di ogni opportunità.
Come leggere il risultato
| Caselle spuntate | Dove sei | Da dove partire |
|---|---|---|
| 0-5 | Le basi non ci sono ancora | Tecnica e misurazione: senza queste ogni lavoro sui contenuti resta invisibile o non misurabile |
| 6-10 | Base solida, citabilità da costruire | Contenuti sulle domande reali e primo cluster sulle pagine commerciali |
| 11-13 | Impianto buono | Autorevolezza fuori dal sito e collegamento tra citazioni e opportunità nel CRM |
| 14-15 | Impianto maturo | Ampliare i temi, aumentare i dati proprietari, confrontarsi con i concorrenti su più motori |
Domanda di autovalutazione. Guarda in quale delle quattro aree hai lasciato più caselle vuote. È lì che un intervento esterno ha più senso, oppure è un’area che il tuo team può coprire da solo nei prossimi tre mesi?
Allegato A: Checklist SEO + AI Search in 30 punti
Trenta controlli in quattro aree. Ti suggeriamo di stamparla, compilarla con il team e segnare accanto a ogni voce il responsabile e la data.
Tecnica (10)
- 1. Robots.txt: Googlebot, Bingbot, OAI-SearchBot e PerplexityBot ammessi sulle sezioni da far citare.
- 2. Decisione scritta su GPTBot e Google-Extended, con il motivo.
- 3. Log del server o del firewall controllati: nessun blocco ai crawler di ricerca.
- 4. Sito verificato su Search Console, sitemap XML inviata e senza errori.
- 5. Sito verificato su Bing Webmaster Tools, sitemap inviata.
- 6. Pagine chiave indicizzate su Google e Bing (controllo URL pagina per pagina).
- 7. Nessun
nosnippet,max-snippetrestrittivo odata-nosnippetsui blocchi da far citare. - 8. Contenuto principale in HTML, verificato con il controllo URL di Search Console.
- 9. Core Web Vitals nella norma su mobile per le pagine che portano contatti.
- 10. Dati strutturati validi e coerenti:
Organization,Person,Article,BreadcrumbList,ProductoService.
Contenuti (8)
- 11. Elenco di almeno 20 domande reali dei clienti, aggiornato ogni trimestre.
- 12. Ogni domanda ha una sola pagina di riferimento sul sito.
- 13. Ogni sezione apre con una o due frasi che rispondono alla domanda.
- 14. Confronti in tabella, procedure in elenchi numerati, definizioni in una frase.
- 15. Almeno un elemento originale per pagina importante (dato, esempio, criterio).
- 16. Fonti primarie linkate per ogni affermazione di fatto.
- 17. Data di aggiornamento visibile e revisione programmata delle pagine chiave.
- 18. Almeno un cluster completo (pillar, approfondimenti, supporto, conversione) con link interni nei due sensi.
Autorevolezza (6)
- 19. Autore reale su ogni contenuto, con pagina autore e profilo LinkedIn collegato.
- 20. Frase “cosa facciamo e per chi” coerente su home, chi siamo e servizi.
- 21. Dati aziendali identici su sito, Google Business Profile, LinkedIn e directory.
- 22. Mappa delle 10-15 testate e associazioni di settore, con un referente per ciascuna.
- 23. Almeno un contenuto proprietario all’anno (report, osservatorio, guida tecnica) proposto ai media.
- 24. Richiesta sistematica di recensioni ai clienti e risposta a tutte, anche alle critiche.
Misurazione (6)
- 25. Report sulle funzioni AI di Search Console esportato ogni mese.
- 26. Report AI Performance di Bing Webmaster Tools controllato ogni mese.
- 27. Canale “Assistenti AI” in GA4, sopra il canale referral.
- 28. Elenco fisso di 20-30 domande verificato ogni mese su AI Overview, AI Mode, ChatGPT, Gemini e Perplexity.
- 29. Campo “Come ci hai conosciuto?” nel form, con l’opzione per gli assistenti AI.
- 30. Origine e pagina di atterraggio salvate nel CRM su contatti e opportunità.
Allegato B: Modello di content brief per articoli citabili
È lo schema che compiliamo prima di scrivere un articolo o di riscrivere una pagina. Serve a chi scrive, interno o esterno, per sapere cosa deve contenere il testo prima di iniziare. Copialo in un documento e compilalo campo per campo.
Parte 1: obiettivo e pubblico
| Campo | Cosa scrivere | Il tuo brief |
|---|---|---|
| Titolo provvisorio | La domanda principale, con le parole del cliente | |
| Tipo di pagina | Pillar, cluster, supporto, pagina servizio o prodotto | |
| Lettore | Ruolo, settore, fase della decisione (scoperta, confronto, scelta) | |
| Domanda principale | Una sola, formulata come la farebbe a Google o a un assistente | |
| Risposta in due frasi | La sintesi che deve comparire in apertura | |
| Azione dopo la lettura | Cosa vogliamo che faccia il lettore (scaricare, calcolare, chiedere un sopralluogo) |
Parte 2: struttura
| Sezione (H2 o H3) | Sotto-domanda a cui risponde | Formato (testo, tabella, elenco, definizione) | Elemento originale (dato, esempio, foto) |
|---|---|---|---|
Parte 3: prove e fonti
| Affermazione da sostenere | Fonte primaria (link) | Dato interno disponibile? | Chi lo fornisce |
|---|---|---|---|
Parte 4: collegamenti e controllo finale
- Pagina pillar a cui l’articolo linka:
- Altre pagine del cluster da linkare:
- Pagine esistenti che devono linkare questo articolo:
- Autore che firma, con pagina autore:
- Esperto da intervistare per il contributo originale:
- Data di revisione prevista:
Prima di pubblicare, controlla:
- Ogni sezione apre con la risposta alla sua sotto-domanda.
- C’è almeno un elemento che un concorrente non può copiare.
- Ogni dato ha la sua fonte linkata o la descrizione di come è stato raccolto.
- Il testo principale è in HTML, con eventuali PDF solo come download aggiuntivo.
- La pagina ha un passo successivo chiaro e coerente con la domanda.
- Autore, data di pubblicazione e data di aggiornamento sono visibili.
Allegato C: Tabella KPI: visibilità organica, menzioni nelle AI, traffico qualificato, lead
Gli indicatori da seguire ogni mese, divisi per livello. Compila la colonna “Punto di partenza” con il dato del primo mese e la colonna “Obiettivo a 6 mesi” con un valore realistico, discusso con il team.
Visibilità organica
| KPI | Fonte | Frequenza | Punto di partenza | Obiettivo a 6 mesi | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| Impressioni organiche delle pagine commerciali | Search Console, filtro per pagina | Mensile | Escludi il blog per vedere le pagine che vendono | ||
| Impressioni nelle funzioni AI di Google | Search Console, report AI generativa | Mensile | Elenca le 10 pagine principali | ||
| Citazioni in Copilot e Bing | Bing Webmaster Tools, AI Performance | Mensile | Annota le query di grounding più frequenti | ||
| Ricerche sul brand | Search Console, query con il nome dell’azienda | Mensile | Cresce quando le menzioni funzionano |
Menzioni nelle AI
| KPI | Fonte | Frequenza | Punto di partenza | Obiettivo a 6 mesi | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| Domande su cui il brand è citato (su 20-30) | Verifica manuale o strumento di monitoraggio | Mensile | Stesse domande, stessi motori, stesso metodo | ||
| Quota di citazioni rispetto a 3 concorrenti | Strumento di monitoraggio o verifica manuale | Mensile | Leggi il trend, non il singolo mese | ||
| Correttezza della descrizione del brand | Verifica manuale | Trimestrale | Settore, prodotti e sede attribuiti in modo corretto? | ||
| Nuove menzioni su fonti di settore | Ricerca manuale, alert, strumenti di monitoraggio | Mensile | Separa testate, associazioni e community |
Traffico qualificato
| KPI | Fonte | Frequenza | Punto di partenza | Obiettivo a 6 mesi | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| Sessioni dal canale “Assistenti AI” | GA4, gruppo di canali personalizzato | Mensile | ChatGPT, Perplexity, Gemini, Copilot | ||
| Sessioni organiche sulle pagine commerciali | GA4 | Mensile | Più utile del totale organico | ||
| Azioni chiave per sessione (download, calcolatori, clic su contatti) | GA4, eventi | Mensile | Misura la qualità della visita |
Lead
| KPI | Fonte | Frequenza | Punto di partenza | Obiettivo a 6 mesi | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| Lead da ricerca organica | CRM | Mensile | Con pagina di atterraggio | ||
| Lead da assistenti AI (referral più campo del form) | CRM | Mensile | Somma le due fonti senza contare due volte | ||
| Opportunità aperte da questi lead | CRM | Trimestrale | Il dato che interessa alla direzione | ||
| Tasso di chiusura per origine | CRM | Trimestrale | Confronta organico, AI, campagne e passaparola |




























