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SEO per AI Search: la checklist 2026 per Google, ChatGPT, Gemini e Perplexity

Milica Subotic16 min di lettura

Una checklist su una cartellina con una matita gialla, accanto a quattro solidi di vetro in fila che riflettono una luce gialla, come quattro motori di ricerca diversi

IN BREVE

Per farsi citare dai motori di risposta servono tre cose: pagine che ogni motore può leggere (Googlebot, Bingbot, OAI-SearchBot e PerplexityBot non bloccati), passaggi che rispondono da soli a una domanda e un'autorevolezza riconoscibile anche fuori dal sito. Google dichiara che per AI Overview e AI Mode valgono le regole SEO di sempre, senza file o markup speciali; llms.txt non lo usa. Da agosto 2026 Search Console mostra le impressioni nelle funzioni AI per tutti i siti.

Argomento del nostro servizio GEO · Ottimizzazione per AI Overview e ChatGPT

Un’azienda può essere terza su Google per una ricerca importante e non comparire mai nella risposta che ChatGPT dà alla stessa domanda. Succede anche il contrario: siti con un posizionamento modesto che vengono citati spesso da Perplexity o da AI Mode. Il motivo è che ranking e citazione sono due risultati diversi, prodotti da sistemi diversi. La SEO per AI Search serve a lavorare su entrambi con lo stesso sito e la stessa produzione di contenuti.

La risposta breve è questa: perché un motore di risposta ti citi, deve poter leggere le pagine (crawler ammessi e contenuto indicizzato), deve trovarci passaggi che rispondono da soli a una domanda precisa e deve considerarti una fonte credibile sul tema. Il resto di questo articolo è la checklist che usiamo per verificarlo, divisa in quattro aree: tecnica, contenuti, autorevolezza e misurazione.

Per il quadro generale (cos’è la GEO, chi rischia di perdere traffico) c’è la nostra guida alla Generative Engine Optimization. Qui andiamo dritti alle verifiche.

Che differenza c’è tra posizionarsi e farsi citare?

Posizionarsi significa comparire in una lista di risultati ordinata per pertinenza; farsi citare significa essere una delle poche fonti da cui l’AI prende un pezzo della risposta. Nel primo caso compete la pagina intera, nel secondo compete un passaggio, spesso un paragrafo o una riga di tabella.

Le conseguenze pratiche:

  • Le fonti citate sono poche, di solito una manciata contro i dieci link organici di una pagina di risultati.
  • La domanda è più lunga. AI Mode e AI Overview usano il query fan-out: scompongono la domanda in più ricerche su sotto-argomenti e combinano i risultati, quindi una pagina può entrare in gioco anche per un solo aspetto.
  • Il clic non è scontato. Una citazione porta visibilità anche senza visita, e va misurata con strumenti propri.

Per AI Overview e AI Mode il legame con la SEO resta forte. Nella sua guida all’ottimizzazione per le funzioni di AI generativa, aggiornata a luglio 2026, Google scrive che queste funzioni si basano sui sistemi di ranking e qualità della Ricerca, e che una pagina deve essere indicizzata e idonea a mostrare uno snippet per poter comparire.

Come sceglie le fonti ciascun motore?

Ogni motore pesca da un indice diverso e lo alimenta con crawler propri: sapere quale bot legge il sito per conto di quale servizio è il primo controllo da fare. Bloccare il bot sbagliato nel robots.txt basta a sparire da un motore senza accorgersene.

Motore Da dove prende le fonti Bot da lasciar passare Cosa controllare Dove misurare
Google AI Overview e AI Mode Indice di Google, con query fan-out Googlebot Indicizzazione, idoneità allo snippet, nessun nosnippet sulle pagine che vuoi far citare Search Console, report sulle funzioni di AI generativa
Gemini (app) Modello più grounding sull’indice di Google Googlebot; Google-Extended regola addestramento e grounding nelle app Gemini Decidere consapevolmente se bloccare Google-Extended Referral da gemini.google.com in GA4
ChatGPT search Indice e crawler di OpenAI, insieme a fornitori di ricerca terzi OAI-SearchBot (GPTBot riguarda solo l’addestramento) Robots.txt, indicizzazione su Bing come precauzione Referral con utm_source=chatgpt.com
Microsoft Copilot e risposte AI di Bing Indice di Bing Bingbot Bing Webmaster Tools, sitemap, IndexNow Bing Webmaster Tools, report AI Performance
Perplexity Indice proprio PerplexityBot Robots.txt e firewall che non lo blocchino Referral da perplexity.ai in GA4

Qualche dettaglio che nei progetti fa la differenza.

Google-Extended non c’entra con AI Overview. Secondo la documentazione dei crawler di Google, il token Google-Extended decide se i contenuti possono servire ad addestrare i modelli Gemini e per il grounding nelle app Gemini e su Vertex AI, e non incide sull’inclusione o sul ranking nella Ricerca Google. Bloccarlo non ti toglie da AI Overview e AI Mode, ma può ridurre la tua presenza come fonte nell’app Gemini.

Per ChatGPT conta OAI-SearchBot. Nella pagina sui suoi crawler OpenAI distingue tre bot principali: OAI-SearchBot per far comparire i siti nella ricerca di ChatGPT, GPTBot per l’addestramento dei modelli, ChatGPT-User per le azioni avviate da un utente (per cui il robots.txt può non valere). Chi blocca OAI-SearchBot non compare nelle risposte di ChatGPT search, salvo come semplice link di navigazione. OpenAI indica circa 24 ore perché una modifica al robots.txt venga recepita. Si può bloccare GPTBot e lasciare aperto OAI-SearchBot, per evitare l’addestramento restando citabili.

Bing resta una buona assicurazione. Per anni ChatGPT search si è appoggiato anche all’indice di Bing; oggi OpenAI affianca al proprio crawler fornitori di ricerca terzi, senza dire quanto pesa ciascuno. Un sito ben indicizzato su Bing copre comunque Copilot, molto usato nelle aziende che lavorano con Microsoft 365.

Perplexity ha due bot. PerplexityBot indicizza e rispetta il robots.txt; Perplexity-User recupera pagine su richiesta dell’utente e in genere lo ignora. Per entrare nell’indice conta il primo.

Checklist tecnica: i motori possono leggere il sito?

La parte tecnica è la più rapida da sistemare e quella in cui un errore costa di più, perché un bot bloccato azzera le possibilità di citazione su quel motore. Prima di toccare i testi, conviene chiudere questa lista.

  • Il robots.txt lascia passare Googlebot, Bingbot, OAI-SearchBot e PerplexityBot sulle sezioni che vuoi far citare.
  • Su Google-Extended e GPTBot hai preso una decisione esplicita, sapendo cosa regolano.
  • Firewall, CDN e protezioni anti-bot (Cloudflare e simili) non bloccano i crawler di ricerca AI: controlla i log del server.
  • Le pagine chiave sono indicizzate su Google e su Bing (Search Console e Bing Webmaster Tools, con sitemap XML inviata a entrambi).
  • Sulle pagine che vuoi far citare non ci sono nosnippet, max-snippet troppo bassi o data-nosnippet su blocchi importanti. Google li applica anche alle funzioni AI.
  • Il contenuto principale è nel testo HTML, non chiuso in immagini, PDF scansionati o JavaScript che i crawler non eseguono (verifica con il controllo URL di Search Console).
  • Una sola H1, H2 e H3 in ordine logico, link interni descrittivi, pagine importanti raggiungibili in pochi clic.
  • Pagine veloci e stabili su mobile (vedi i Core Web Vitals).
  • Dati strutturati in JSON-LD validi e coerenti con il testo visibile (ne parliamo sotto).
  • Un file llms.txt, se vuoi, sapendo che oggi è facoltativo (vedi la sezione dedicata).

llms.txt: serve o no?

llms.txt è una proposta di file in Markdown, pubblicato nella radice del sito, che riassume per i modelli linguistici le pagine principali. Oggi Google Search non lo usa: a giugno 2026 Google ha aggiornato la sua guida chiarendo che questi file non servono per comparire nella Ricerca e nelle sue funzioni AI, che non aiutano e non danneggiano, e che è “del tutto accettabile” mantenerli per altri servizi che li usano. Nessuno dei grandi motori di risposta ha dichiarato pubblicamente di usarlo per scegliere le fonti.

Il nostro approccio: se il sito lo può generare in automatico (su digitalrunner.it lo facciamo), prepararlo costa poco e può servire ad agenti e strumenti che lo leggono. Viene però dopo robots.txt, indicizzazione e contenuti. Se qualcuno te lo propone come leva principale per “entrare in ChatGPT”, chiedigli su quale documentazione si basa.

Lo schema markup aiuta a farsi citare?

Lo schema aiuta i motori a capire chi ha scritto cosa e di che tipo di pagina si tratta, ma da solo non fa citare una pagina. Google è esplicito: non esiste un markup speciale da aggiungere per AI Overview e AI Mode, e i dati strutturati restano consigliati come parte della SEO in generale.

Nella pratica lavoriamo su un set ridotto: Organization (con sameAs verso i profili ufficiali), Person per gli autori, Article con date di pubblicazione e aggiornamento, BreadcrumbList, e dove ha senso Product, Service, LocalBusiness, Event. Il markup deve corrispondere a ciò che l’utente vede: recensioni o domande che non compaiono nel testo sono un rischio.

Checklist contenuti: le pagine sono citabili?

Un contenuto è citabile quando contiene passaggi che rispondono a una domanda in modo completo anche se letti fuori contesto, con un dato o un’affermazione verificabile. È la parte che richiede più lavoro e quella che separa le pagine citate da quelle soltanto indicizzate.

Una persona evidenzia con un pennarello alcuni paragrafi su fogli stampati sparsi su un tavolo di legno, mentre altri fogli restano intatti

  • Ogni H2 apre con una o due frasi che rispondono alla domanda della sezione. Il dettaglio viene dopo.
  • Una parte dei titoli è formulata come la domanda reale dell’utente, presa da ricerche correlate, “Le persone hanno chiesto anche”, domande arrivate al commerciale.
  • I paragrafi hanno un’idea ciascuno e funzionano anche estratti. Evita i rimandi vaghi (“come detto sopra”, “questo approccio”) nella frase che porta la risposta.
  • I confronti stanno in tabelle, le procedure in elenchi numerati, le definizioni in una frase netta.
  • Ogni pagina importante contiene almeno un elemento che non si trova altrove: un dato raccolto da te, un esempio di progetto, un criterio di scelta argomentato, una foto o un video originale.
  • Le affermazioni di fatto hanno la fonte, con link alla fonte primaria.
  • Data di aggiornamento visibile, e pagine chiave riviste quando cambia qualcosa (prezzi, normative, funzioni di piattaforma).
  • Niente contenuti prodotti in serie con l’AI senza un contributo umano. Google lo dice in modo diretto: premia contenuti “non commodity”, basati su esperienza, e scoraggia ciò che un modello generativo potrebbe produrre da solo.

Sulla citabilità dei passaggi, una precisazione: Google scrive che non serve spezzare i contenuti in frammenti minuscoli, perché i suoi sistemi capiscono anche pagine articolate. L’obiettivo resta una pagina scritta bene per una persona, con risposte chiare all’inizio delle sezioni.

Cluster tematici e pagine hub

Un articolo isolato raramente basta a diventare una fonte ricorrente. Funziona meglio un gruppo di contenuti collegati: una pagina hub che copre il tema nel suo insieme e una serie di approfondimenti, uno per ogni sotto-domanda, legati con link interni descrittivi nei due sensi.

Il motivo è il fan-out. Prendiamo un’azienda che produce impianti di filtrazione industriale. Un buyer chiede ad AI Mode “che filtro serve per le polveri di una linea di verniciatura, quanto costa la manutenzione e che normative ci sono”. Il motore cerca separatamente tipologie di filtri, costi di manutenzione, normativa sulle emissioni. Un sito con una pagina hub e tre approfondimenti ben fatti ha tre o quattro occasioni di essere citato nella stessa risposta; uno con una sola pagina prodotto ne ha una.

Per costruire il cluster:

  1. parti dalle domande dei clienti e dal search intent delle ricerche principali;
  2. scegli una pagina hub per tema (spesso una pagina servizio o una guida);
  3. scrivi un approfondimento per ogni sotto-domanda con valore commerciale e collegalo all’hub con anchor descrittivi;
  4. ogni sei mesi confronta le risposte AI con i tuoi contenuti e cerca le sotto-domande scoperte.

Checklist autorevolezza: i motori ti considerano una fonte credibile?

Tra due pagine che rispondono bene, i motori tendono a citare quella di una fonte riconoscibile, con autori identificabili e menzionata altrove. L’autorevolezza si costruisce sul sito e fuori dal sito, ed è la parte con i tempi più lunghi.

  • Ogni contenuto è firmato da un autore reale, con una pagina autore che racconta esperienza e ruolo e collega i profili professionali.
  • Chi siamo, contatti, dati societari e descrizione dell’azienda sono gli stessi su sito, Google Business Profile, LinkedIn e directory di settore. Dati discordanti confondono i motori quando descrivono il brand.
  • Il brand viene menzionato su testate, associazioni e siti di settore (anche senza link), grazie a interventi, dati pubblicati, eventi, interviste.
  • Pubblichi materiale originale che altri possono citare (un’indagine tra i clienti, un benchmark, una guida tecnica) e sei presente dove i motori pescano spesso, come YouTube e community di settore.

Da evitare le menzioni costruite a tavolino: la guida di Google le indica tra le pratiche che portano poco o nulla. Meglio una citazione vera su una rivista di settore che venti articoli comprati.

Le citazioni arrivano a chi viene riconosciuto come fonte anche fuori dal proprio sito: menzioni, profili coerenti, autori identificabili.

Checklist misurazione: come capisci se vieni citato?

Oggi si possono misurare tre cose: le impressioni nelle funzioni AI di Google, le citazioni nei servizi Microsoft e il traffico che arriva dagli assistenti. Il resto (la presenza nelle risposte di ChatGPT o Perplexity) richiede verifiche manuali o strumenti di monitoraggio terzi.

  • Search Console, report sulle funzioni di AI generativa. Google lo ha annunciato a giugno 2026 e dal 31 agosto 2026 è disponibile per tutti i siti. Mostra impressioni, pagine, Paesi, dispositivi e andamento nel tempo per AI Overview, AI Mode e le funzioni AI di Discover. Le stesse impressioni restano anche nel report sul rendimento generale.
  • Bing Webmaster Tools, report AI Performance. In anteprima pubblica dal 10 febbraio 2026, mostra quante volte le tue pagine vengono citate in Copilot, nelle risposte AI di Bing e in alcune integrazioni partner, con le query di grounding e il dettaglio per pagina.
  • GA4, gruppo di canali per gli assistenti AI. Crea un canale personalizzato che raccolga i referral da chatgpt.com, perplexity.ai, gemini.google.com, copilot.microsoft.com e simili. ChatGPT aggiunge utm_source=chatgpt.com ai link, quindi lo trovi anche nelle sorgenti.
  • Verifiche manuali mensili. Una lista fissa di 20-30 domande del tuo mercato, poste ogni mese ad AI Overview, AI Mode, ChatGPT, Gemini e Perplexity. Annota se sei citato, chi c’è al tuo posto e come viene descritto il brand.
  • Strumenti di monitoraggio. Ahrefs Brand Radar, Semrush o Profound misurano la quota di citazioni su un insieme di prompt rispetto ai concorrenti. Utili per il trend, sapendo che campionano risposte variabili. Diffida di chi vanta dati “interni” di Google: la stessa Google mette in guardia.

Il report di Search Console sulle funzioni AI, nella forma annunciata, si concentra sulle impressioni: per capirne il valore va incrociato con traffico organico e conversioni.

Cosa cambia per lead generation e CRM

Per un’azienda B2B la citazione vale se porta richieste qualificate, e quelle richieste vanno riconosciute come tali nel CRM. Chi arriva da una risposta AI ha spesso già confrontato fornitori e opzioni: visite meno numerose, ma più vicine alla decisione.

Tre accorgimenti che applichiamo nei progetti:

  1. Tracciare l’origine fino all’opportunità. Il referral dell’assistente AI deve arrivare nel CRM come sorgente del contatto, con la pagina di atterraggio; altrimenti la voce “organico” contiene tutto. Ne parliamo nell’articolo sulle metriche per la gestione dei lead B2B.
  2. Chiedere nel form come ci hanno trovato. Chi ti scopre su ChatGPT spesso torna cercando il brand su Google e risulta traffico brand o diretto. Un campo “Come ci hai conosciuto?” con l’opzione “assistente AI” recupera quello che l’analytics perde.
  3. Preparare le pagine di destinazione. Le pagine citate sono spesso articoli o guide: serve un passo successivo coerente con la domanda (scheda tecnica, configuratore, call con un tecnico), oltre al form generico.

Per AI Mode in particolare, con il suo effetto sui contatti e sul percorso di chi cerca un fornitore, abbiamo scritto un approfondimento dedicato: come farsi citare da Google AI Mode e trasformare le citazioni in lead.

Gli errori che vediamo più spesso

  • Bloccare i crawler AI in blocco. Regole copiate da internet che mettono insieme GPTBot, OAI-SearchBot, PerplexityBot e Google-Extended. Si voleva evitare l’addestramento, si ottiene di sparire dalla ricerca di ChatGPT e Perplexity.
  • Fidarsi solo del robots.txt. Il file è corretto, ma il firewall della CDN rifiuta i bot. Si scopre solo dai log.
  • Ignorare Bing. Sito mai verificato su Bing Webmaster Tools: su Copilot si parte da zero.
  • Trattare llms.txt come la soluzione. Settimane spese su un file che Google dichiara di non usare, mentre le pagine chiave restano senza risposte chiare e senza autore.
  • Riscrivere tutto per “l’AI”. Testi spezzati in frammenti, sinonimi ripetuti, FAQ gonfiate: Google scrive che non serve.
  • Misurare solo i clic. Le impressioni nelle funzioni AI crescono, i clic scendono e si conclude che “la SEO non funziona più”. Il dato giusto è quanti contatti qualificati arrivano e da dove.

Vuoi sapere dove sei oggi?

Il nostro assessment SEO e AI visibility parte da questa checklist applicata al tuo sito: cosa vedono i crawler, su quali domande sei già citato e dove compaiono i concorrenti, quali pagine conviene sistemare per prime e come collegare il tutto ai contatti nel CRM. Alla fine ti diciamo con franchezza se ha senso investire sulla GEO adesso o se ci sono priorità più urgenti sul sito.

Puoi prenotare una call con Federico oppure scriverci dal form contatti.

Domande frequenti

Serve una SEO diversa per ChatGPT e per Google?

Le basi sono le stesse: pagine indicizzabili, contenuti utili, una fonte riconoscibile. Cambiano i crawler da lasciar passare (OAI-SearchBot per ChatGPT, Googlebot per Google) e gli indici da cui ogni motore pesca.

Bloccare Google-Extended mi toglie da AI Overview?

No. Secondo la documentazione di Google, Google-Extended regola l’addestramento dei modelli Gemini e il grounding nelle app Gemini e su Vertex AI, e non incide su inclusione e ranking nella Ricerca. AI Overview e AI Mode usano la normale scansione di Googlebot.

llms.txt serve per farsi citare dalle AI?

Per Google no: la Ricerca non lo usa. Gli altri grandi motori non hanno dichiarato di usarlo per scegliere le fonti. Si può pubblicare se costa poco, senza farne una priorità.

Posso bloccare l’addestramento e restare citabile su ChatGPT?

Sì. Puoi bloccare GPTBot, che OpenAI usa per l’addestramento, e lasciare aperto OAI-SearchBot, che serve alla ricerca di ChatGPT. Le modifiche al robots.txt vengono recepite in circa 24 ore.

Come vedo se compaio in AI Overview e AI Mode?

In Search Console, nel report dedicato alle funzioni di AI generativa, disponibile per tutti i siti dal 31 agosto 2026. Mostra impressioni, pagine, Paesi e dispositivi.

Lo schema markup fa citare una pagina?

Non da solo. Google dice che non esiste un markup speciale per le funzioni AI; i dati strutturati aiutano i motori a capire autore, tipo di pagina e date, e vanno tenuti coerenti con il testo visibile.

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