Ricerca parole chiave: il metodo passo passo con SEOZoom, Ahrefs e Search Console
Milica Subotic17 min di lettura

IN BREVE
La ricerca parole chiave serve a decidere quali pagine scrivere e in che ordine, non a raccogliere elenchi lunghi. Il metodo che usiamo ha sei passi: parole seme dal linguaggio dei clienti, espansione con SEOZoom e Ahrefs, confronto con i dati reali di Search Console, pulizia, raggruppamento per intento e priorità su tre criteri: volume, difficoltà e valore per l'azienda. Il risultato è una mappa in cui ogni gruppo di ricerche corrisponde a una pagina.
Argomento del nostro servizio SEO & GEO · settore Running ed eventi
Il responsabile marketing di un’azienda che produce caldaie a biomassa ci manda un file Excel. Dentro ci sono 1.400 parole chiave esportate da uno strumento SEO, ordinate per volume. In cima c’è “caldaia”, con decine di migliaia di ricerche al mese. Più in basso, tra le righe con 30 o 40 ricerche, ci sono “caldaia a cippato per azienda agricola” e “conto termico caldaia biomassa”. La domanda è: “Da quale partiamo?”. Il file non lo dice, perché un elenco di parole chiave non è ancora una ricerca.
La risposta breve: la ricerca parole chiave serve a decidere quali pagine scrivere e in che ordine, non a raccogliere elenchi lunghi. Il metodo che usiamo ha sei passi: parole seme prese dal linguaggio dei clienti, espansione con SEOZoom e Ahrefs, confronto con i dati reali di Search Console, pulizia, raggruppamento per intento e priorità su tre criteri, cioè volume, difficoltà e valore per l’azienda. Alla fine ogni gruppo di ricerche corrisponde a una pagina, nuova o da riscrivere. Nel caso delle caldaie, le due ricerche da 30 e 40 al mese erano probabilmente le prime da coprire.
Questo articolo parla del metodo. Cos’è l’intento di ricerca e come si riconosce lo spieghiamo nell’articolo sul search intent e le sue quattro tipologie: qui lo diamo per noto e lo usiamo come strumento.
Cos’è la ricerca parole chiave e cosa deve produrre?
È il lavoro con cui si scopre come le persone cercano su Google quello che un’azienda vende o sa fare, e si traduce in un piano di pagine. Il punto d’arrivo non è un elenco: è una tabella in cui per ogni gruppo di ricerche ci sono l’intento, la pagina che lo copre (esistente o da creare), la priorità e chi se ne occupa.
Una buona ricerca parole chiave risponde a quattro domande:
- Come ci cercano? Le parole che usano i clienti, che spesso non coincidono con quelle del catalogo.
- Cosa vogliono trovare? Una spiegazione, un confronto, un prezzo, un fornitore.
- Cosa abbiamo già? Quali pagine del sito ricevono già impressioni per quelle ricerche, e in che posizione.
- Da dove partiamo? Quali gruppi valgono di più per l’azienda rispetto alla fatica che costano.
Le prime due domande si risolvono con gli strumenti di mercato, la terza con Search Console, la quarta con una conversazione con chi vende. Saltare l’ultima è l’errore più comune: si finisce a scrivere per le ricerche più grandi, che sono anche le più contese e spesso le meno utili.
Quali strumenti servono per la ricerca parole chiave?
Ne bastano tre, più uno gratuito per i controlli. Ognuno risponde a una domanda diversa, e conviene sapere quale prima di confrontare i numeri.
| Strumento | A cosa serve | Da dove vengono i dati | Costo |
|---|---|---|---|
| Google Search Console | Le ricerche per cui il tuo sito compare già, con clic, impressioni e posizione | Dati di Google sul tuo sito | Gratuito |
| SEOZoom | Volumi, concorrenti e argomenti sul mercato italiano, analisi dell’intento | Stime su un database di parole chiave italiane | A pagamento |
| Ahrefs | Difficoltà, traffico potenziale, argomento principale, ricerche in altre lingue | Stime su un database internazionale | A pagamento; versione gratuita limitata per i siti verificati |
| Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google Ads | Idee e tendenze, utile come secondo parere sui volumi | Dati di Google Ads | Gratuito con un account Google Ads |
SEOZoom lo usiamo come riferimento per l’Italia, perché il suo database è costruito sulle ricerche italiane. Ahrefs serve per la difficoltà, per il traffico potenziale e quando il cliente vende anche all’estero. Search Console è l’unico dei tre che riporta dati veri sul tuo sito: per le pagine che hai già, quando i numeri non coincidono, vale Search Console. È la stessa regola che seguiamo nell’audit SEO.
Lo Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google è nato per chi fa pubblicità. È utile per avere idee e vedere la stagionalità, ma con account che spendono poco mostra spesso i volumi per intervalli (per esempio 100-1.000), non in numero preciso. Per la SEO lo usiamo come controllo, non come fonte principale.
Passo 1: da quali parole seme si parte?
Le parole seme sono i termini di partenza, quelli da cui gli strumenti generano le varianti. Se sono sbagliate, tutto quello che segue sarà ordinato ma inutile.
Le prendiamo da quattro fonti, in quest’ordine:
- Le persone che vendono. Mezz’ora con un commerciale o con chi risponde al telefono vale più di qualsiasi database. Chiediamo: quali domande fanno i clienti prima di chiedere un preventivo? Con quali parole descrivono il problema?
- Email, richieste dal sito e chat. Le richieste arrivate dal modulo contatti negli ultimi mesi sono un archivio di linguaggio reale.
- Search Console. Le query che portano già impressioni al sito, anche in posizioni basse.
- Catalogo e listino. Prodotti, servizi, modelli, applicazioni, settori serviti.
Il risultato è un elenco di 15-40 parole seme, non di più. Per un produttore di caldaie a biomassa potrebbero essere “caldaia a pellet”, “caldaia a cippato”, “caldaia a legna”, “teleriscaldamento a biomassa”, “incentivi caldaia biomassa”, “manutenzione caldaia pellet”. Sono esempi inventati a scopo di esempio, ma mostrano una cosa: la metà viene dal catalogo, l’altra metà dalle domande dei clienti.
Un dettaglio che fa differenza: il gergo interno. In molte aziende si parla di “generatori di calore” o di “sistemi di dosaggio”, mentre i clienti cercano “caldaia” e “dosatore”. Le parole seme vanno scritte come le scrivono loro.
Passo 2: come si allarga l’elenco con SEOZoom e Ahrefs?
Dalle parole seme si generano le varianti: ricerche più lunghe, domande, sinonimi, combinazioni con luoghi e settori. Qui gli strumenti fanno il grosso del lavoro.
Con SEOZoom
Nella sezione dedicata alla ricerca delle parole chiave, SEOZoom propone per ogni parola seme le ricerche correlate, le domande e gli argomenti che condividono la stessa intenzione. Per il mercato italiano è il punto di partenza più affidabile sui volumi. Ci sono due funzioni che usiamo sempre:
- Le parole chiave dei concorrenti. Inserendo il dominio di due o tre concorrenti diretti si vede per quali ricerche sono posizionati. È il modo più rapido per scoprire argomenti a cui non si era pensato.
- Il confronto tra domini. Mostra le ricerche su cui i concorrenti compaiono e tu no. Sono le prime candidate per nuove pagine.
Con Ahrefs
Ahrefs aggiunge due metriche che aiutano a non sbagliare la scelta. Il traffico potenziale è il traffico organico stimato che riceve la prima pagina in classifica da tutte le ricerche per cui è posizionata, non solo da quella principale. L’argomento principale (Parent Topic) indica la ricerca che porta più traffico a quella pagina. Le definizioni sono nella guida alle metriche di Ahrefs.
Servono a capire una cosa: se “caldaia a pellet prezzi” e “quanto costa una caldaia a pellet” hanno lo stesso argomento principale, Google le soddisfa con la stessa pagina. Due articoli separati si farebbero concorrenza.
Quante parole chiave si raccolgono?
Dipende dal sito. Per un’azienda con una decina di servizi o famiglie di prodotto, l’elenco grezzo arriva spesso a qualche migliaio di righe. Non è un problema: nel passo 4 si riduce drasticamente. In questa fase conviene raccogliere molto e filtrare dopo.
Passo 3: cosa aggiungono i dati di Search Console?
Gli strumenti di mercato stimano quanto si cerca una parola. Search Console dice per cosa il tuo sito compare davvero, con quanti clic e in che posizione. È il passaggio che trasforma una ricerca generica in una ricerca sul tuo sito.
Nel report Prestazioni guardiamo quattro cose:
- Query con molte impressioni e pochi clic. Se una pagina compare spesso ma viene cliccata poco, il problema può essere il title, la posizione o un intento diverso da quello che la pagina copre.
- Query in posizione tra 8 e 20. Sono le ricerche per cui Google considera già pertinente il sito ma non abbastanza. Spesso basta migliorare una pagina esistente invece di scriverne una nuova.
- Più pagine sulla stessa query. Filtrando per una query e aprendo la scheda Pagine si vede se Google alterna due URL. È il segnale di una cannibalizzazione da risolvere prima di scrivere altro.
- Ricerche con il marchio e senza. Il filtro per le query con il brand, introdotto da Google a novembre 2025, separa chi cerca già il tuo nome da chi cerca il problema. Per la ricerca parole chiave conta soprattutto il secondo gruppo.
Per i siti con molte query, Search Console Insights mostra anche i gruppi di query creati con l’AI: raccoglie le varianti della stessa domanda e indica quali argomenti crescono o calano. Google precisa che sono disponibili solo per le proprietà con un volume di query elevato.
I limiti da conoscere
Search Console conserva 16 mesi di dati. La tabella dell’interfaccia mostra al massimo 1.000 righe: per i siti più grandi conviene filtrare per cartella o esportare con l’API. Alcune query non compaiono per motivi di privacy, quindi la somma delle righe non coincide con il totale del grafico; Google lo spiega nell’approfondimento sui filtri e sui limiti dei dati. Sono limiti noti, non errori.
Passo 4: come si pulisce l’elenco?
Qui l’elenco da qualche migliaio di righe scende a qualche centinaio. Le esclusioni sono quasi sempre le stesse:
- Ricerche fuori target. Chi cerca “caldaia a pellet usata” o “caldaia a pellet fai da te” non è un cliente di un produttore. Si tolgono, a meno che non ci sia una ragione precisa per tenerle.
- Marchi dei concorrenti. Si tolgono dall’elenco principale. Se ha senso farci contenuti, si valuta a parte, con attenzione.
- Duplicati e varianti minime. Singolare e plurale, ordini diversi delle stesse parole, errori di battitura. Si tiene la forma con più volume e si annotano le altre.
- Zone che non servi. Una ricerca con il nome di una città in cui non lavori porta visite che non diventano contatti.
- Volumi zero o stimati come tali. Non sempre vanno tolti: per un’azienda B2B una ricerca con 10 ricerche al mese può valere un contratto. Si tengono quelle con un valore commerciale chiaro.
La regola: ogni riga che resta deve poter diventare, prima o poi, un contatto, una vendita o una risposta utile a un cliente. Se non si riesce a immaginare chi la scrive, si toglie.
Passo 5: come si raggruppano le parole chiave per intento?
È il passo che trasforma l’elenco in un piano. Ogni gruppo raccoglie le ricerche a cui risponde la stessa pagina, e ogni pagina copre un solo gruppo.
Il criterio che usiamo è pratico: due ricerche vanno nello stesso gruppo se Google mostra in prima pagina in gran parte gli stessi risultati. Se le prime dieci posizioni di “caldaia a cippato prezzo” e “quanto costa una caldaia a cippato” si sovrappongono per buona parte, le due ricerche vogliono la stessa pagina. Se i risultati sono diversi, servono due pagine.
Poi a ogni gruppo si assegna l’intento e il tipo di pagina. Le quattro intenzioni sono spiegate nel glossario alla voce search intent; qui conta come si traducono in pagine.
| Gruppo (esempio) | Ricerche incluse | Intento | Tipo di pagina |
|---|---|---|---|
| Costo caldaia a cippato | caldaia a cippato prezzo, quanto costa una caldaia a cippato, costo impianto cippato | Commerciale | Guida ai costi con fasce e fattori |
| Caldaia a cippato per aziende agricole | caldaia cippato azienda agricola, riscaldamento serre a cippato | Commerciale/transazionale | Pagina di soluzione per settore |
| Incentivi | conto termico caldaia biomassa, detrazioni caldaia pellet | Informativo | Articolo aggiornato con fonti ufficiali |
| Manutenzione | pulizia caldaia pellet, ogni quanto pulire caldaia a pellet | Informativo | Guida pratica |
| Assistenza in zona | assistenza caldaie biomassa Cuneo | Transazionale locale | Pagina servizio con zona |
La tabella è inventata a scopo di esempio. Mostra però le due decisioni che contano: quante pagine servono e di che tipo. Un errore classico è scrivere un articolo per un gruppo che in prima pagina mostra solo pagine prodotto, o il contrario.
E se una pagina esiste già?
Prima di creare una pagina nuova si controlla in Search Console se una pagina esistente riceve già impressioni per quel gruppo. Se sì, quasi sempre conviene migliorarla invece di affiancarle un doppione. Come scrivere o riscrivere il testo una volta scelto il gruppo lo spiega Giada nell’articolo sul copywriting SEO.
Passo 6: come si decide la priorità?
Con tre criteri insieme, mai con uno solo: volume, difficoltà e valore per l’azienda.
- Volume. Quante ricerche fa il gruppo, sommando le varianti. Per i siti B2B conviene guardare anche il traffico potenziale di Ahrefs, che dà un’idea più realistica delle visite possibili.
- Difficoltà. Quanto è difficile entrare in prima pagina. La Keyword Difficulty di Ahrefs va da 0 a 100 e si basa soprattutto sui domini che linkano le pagine già in alto. SEOZoom ha indicatori propri. Sono stime: vanno sempre confrontate con un’occhiata alla prima pagina. Se ci sono solo grandi portali e marketplace, sarà dura anche con una difficoltà dichiarata media.
- Valore. Quanto è vicina la ricerca a un contatto o a una vendita, e quanto vale quel cliente. Questo dato non lo dà nessuno strumento: lo dà chi vende.
Una matrice semplice
Diamo a ogni gruppo un voto da 1 a 3 per ciascun criterio, con la difficoltà al contrario (3 = facile). Moltiplichiamo i tre voti e ordiniamo. I numeri qui sotto sono inventati a scopo di esempio.
| Gruppo | Volume | Facilità | Valore | Punteggio |
|---|---|---|---|---|
| Caldaia a cippato per aziende agricole | 1 | 3 | 3 | 9 |
| Costo caldaia a cippato | 2 | 2 | 3 | 12 |
| Incentivi | 3 | 1 | 2 | 6 |
| Manutenzione | 3 | 2 | 1 | 6 |
| Caldaia (generico) | 3 | 1 | 1 | 3 |
La parola chiave con più volume, “caldaia”, finisce in fondo. Non perché non conti, ma perché oggi costa troppo rispetto a quello che porta. Il punteggio non decide da solo: serve a mettere in ordine la discussione. Se il commerciale dice che la stagione delle aziende agricole è a gennaio, quella pagina sale anche se il punteggio è più basso.
Quick win e progetti lunghi
Nell’elenco finale separiamo due colonne. Le quick win sono i gruppi per cui il sito ha già pagine in posizione 8-20: migliorarle dà risultati in tempi più brevi. I progetti lunghi sono gli argomenti nuovi e contesi, che richiedono pagine nuove, link e mesi. Un piano sano ha entrambi.
Cosa cambia con AI Overview e i motori di risposta?
Il metodo resta lo stesso, ma cambia il modo di leggere i dati. Su molte ricerche informative Google mostra una panoramica generata dall’AI prima dei risultati, e una parte di chi cerca si ferma lì. Il volume di una domanda non si traduce più in clic con le proporzioni di qualche anno fa.
Tre aggiustamenti che facciamo:
- Annotiamo se la ricerca mostra una AI Overview. Lo si vede guardando la prima pagina. Sulle domande puramente informative ci aspettiamo meno clic, e lo diciamo prima, non dopo.
- Diamo più peso alle ricerche commerciali e locali. Chi confronta fornitori o cerca qualcuno in zona tende ancora a cliccare.
- Scriviamo le risposte in modo che siano citabili. Una domanda con una risposta chiara, in apertura di sezione, aiuta sia Google sia i motori di risposta. È il lavoro che descriviamo nella pagina sulla GEO.
Le ricerche nei motori di risposta, come ChatGPT, sono più lunghe e conversazionali, e oggi non esistono dati di volume affidabili. Le domande che i clienti fanno al commerciale restano la fonte migliore per capire come le pongono.
Ogni quanto va rifatta la ricerca parole chiave?
La ricerca completa si fa all’inizio di un progetto, prima di un rifacimento del sito e quando si apre un nuovo mercato o una nuova linea di prodotto. Poi basta un aggiornamento trimestrale: si guardano in Search Console le nuove query con impressioni, si controllano i gruppi che crescono o calano e si aggiorna la mappa.
Per le aziende con stagionalità forte (riscaldamento, turismo, regali) conviene fare l’aggiornamento due o tre mesi prima della stagione, perché le pagine nuove hanno bisogno di tempo per essere scansionate e posizionate.
Errori da evitare
Ordinare tutto per volume. Le ricerche più grandi sono anche le più contese e spesso le più generiche. Per una PMI, i gruppi piccoli e precisi portano prima clienti.
Partire dal catalogo e non dalle domande. I clienti cercano il problema, non il nome del prodotto. Mezz’ora con chi vende evita settimane di contenuti scritti con le parole sbagliate.
Una pagina per ogni parola chiave. Se Google mostra gli stessi risultati per due ricerche, una pagina basta. Due pagine simili si fanno concorrenza e nessuna sale.
Ignorare Search Console. Gli strumenti di mercato stimano; Search Console dice cosa succede sul tuo sito. Spesso la pagina da migliorare esiste già.
Credere ai numeri come se fossero esatti. Volumi e difficoltà sono stime, e strumenti diversi danno numeri diversi. Servono per confrontare i gruppi tra loro, non per fare previsioni di traffico.
Fermarsi all’elenco. Una ricerca parole chiave senza tipo di pagina, priorità e responsabile resta un file Excel.
Checklist della ricerca parole chiave
- Parole seme raccolte da chi vende, dalle richieste del sito, da Search Console e dal catalogo.
- Elenco ampliato con SEOZoom (mercato italiano, concorrenti) e Ahrefs (difficoltà, traffico potenziale, argomento principale).
- Query di Search Console incrociate con l’elenco: impressioni, posizioni 8-20, pagine che si alternano, brand e non brand.
- Elenco pulito da ricerche fuori target, marchi dei concorrenti, duplicati e zone non servite.
- Gruppi formati confrontando la prima pagina di Google; un gruppo, una pagina.
- Per ogni gruppo: intento, tipo di pagina, pagina esistente o da creare.
- Priorità decisa su volume, difficoltà e valore, con il parere di chi vende.
- Quick win separate dai progetti lunghi.
- Aggiornamento trimestrale in calendario.
Vuoi una mappa delle ricerche che portano clienti?
La ricerca parole chiave è uno dei primi passi del nostro lavoro sulla SEO: partiamo da Search Console e dai tuoi concorrenti, parliamo con chi vende e consegniamo una mappa in cui ogni gruppo di ricerche ha la sua pagina e la sua priorità. Se ti stai chiedendo cosa aspettarti da chi ti affianca, trovi le domande da fare nella guida alla consulenza SEO.
Puoi prenotare una call con Federico oppure scriverci dal modulo contatti.
Domande frequenti
Quanto tempo richiede una ricerca parole chiave?
Per un sito con una decina di servizi o famiglie di prodotto servono di solito alcuni giorni di lavoro, compresa la conversazione con chi vende. Un e-commerce con molte categorie o un sito in più lingue richiede di più, perché i gruppi da verificare sono molti di più.
Si può fare una ricerca parole chiave con strumenti gratuiti?
In parte sì. Search Console, lo Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google Ads e Google Trends danno dati reali sul tuo sito, idee e stagionalità. Mancano però i dati sui concorrenti e una stima affidabile della difficoltà, che oggi vengono quasi solo da strumenti a pagamento come SEOZoom e Ahrefs.
Meglio SEOZoom o Ahrefs per la ricerca parole chiave?
Non sono alternativi. Per il mercato italiano usiamo SEOZoom come riferimento sui volumi e sui concorrenti; Ahrefs aggiunge traffico potenziale, argomento principale e una base dati internazionale utile se vendi all’estero. Se devi sceglierne uno e lavori solo in Italia, SEOZoom copre la maggior parte del lavoro.
Le parole chiave con volume zero vanno scartate?
Non sempre. Gli strumenti stimano male le ricerche molto specifiche, e nel B2B una ricerca con pochissime ricerche al mese può arrivare dalla persona giusta. Se la ricerca descrive esattamente quello che vendi, conviene coprirla, magari dentro una pagina che risponde a un gruppo più ampio.
Che differenza c’è tra ricerca parole chiave e search intent?
La ricerca parole chiave è il processo completo: trovare le ricerche, pulirle, raggrupparle e decidere le priorità. Il search intent è uno dei criteri che usa: per ogni gruppo indica cosa vuole trovare chi cerca e quindi che tipo di pagina serve.
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