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Audit SEO: la checklist completa per capire cosa frena il tuo sito

Milica Subotic17 min di lettura

Collage di carta colorata: un ragazzo con una lente d'ingrandimento esamina un sito fatto di blocchi di carta, mentre i percorsi a freccia si interrompono in uno strappo

IN BREVE

Un audit SEO è un controllo ordinato del sito che dice cosa impedisce alle pagine di farsi trovare e in che ordine intervenire. Si parte da indicizzazione e scansione, perché una pagina che Google non vede non può posizionarsi; poi architettura, contenuti e intento, on-page, velocità, dati strutturati, backlink, ricerca locale e risposte AI. Ogni controllo ha il suo strumento. Il risultato utile non è l'elenco degli errori: è una lista di interventi ordinata per impatto e sforzo.

Argomento del nostro servizio SEO & GEO

Un’azienda che produce componenti per macchine agricole ha rifatto il sito in primavera. A settembre il responsabile marketing apre Search Console e vede che i clic dalla ricerca organica sono calati di un terzo rispetto all’anno prima. Prova uno strumento di analisi gratuito: 412 problemi, 37 “critici”. Immagini senza testo alternativo, title troppo lunghi, qualche link rotto. Li sistema quasi tutti in due settimane. I clic non tornano.

Il motivo era uno solo: nel rifacimento le vecchie pagine prodotto non erano state reindirizzate alle nuove. Gli altri 411 problemi erano veri, ma non c’entravano.

La risposta breve: un audit SEO è un controllo ordinato del sito che serve a capire cosa impedisce alle pagine di farsi trovare e in che ordine intervenire. Si parte sempre da indicizzazione e scansione, perché una pagina che Google non vede non può posizionarsi, poi architettura, contenuti, on-page, velocità, dati strutturati, backlink, ricerca locale e risposte AI. Search Console, Screaming Frog, SEOZoom, Ahrefs e PageSpeed Insights coprono quasi tutti i controlli. Il risultato che conta non è l’elenco degli errori, ma una lista di interventi ordinata per impatto e sforzo.

Se il problema riguarda una sola pagina, conviene partire dalle 24 ragioni per cui una pagina non si posiziona. Qui guardiamo il sito intero, con la sequenza che usiamo nei nostri audit.

Cos’è un audit SEO e cosa deve consegnare?

Un audit SEO è un’analisi del sito che mette in fila i problemi tecnici, di contenuto e di autorevolezza che ne limitano la visibilità nei risultati di ricerca, e li trasforma in un piano di lavoro. Lo strumento automatico trova anomalie; l’audit decide quali contano.

Alla fine dovresti avere in mano tre cose:

  1. Una fotografia di partenza. Pagine indicizzate, clic e impressioni, parole chiave posizionate, stato dei Core Web Vitals, profilo dei link. Serve a misurare dopo se gli interventi hanno funzionato.
  2. I problemi, con la causa. Non “312 title duplicati”, ma “le pagine filtro del catalogo hanno title duplicati perché il tema li costruisce dal nome della categoria”.
  3. Le priorità. Cosa fare questa settimana, cosa nel trimestre, cosa può aspettare, e chi deve farlo.

Quali strumenti servono per un audit SEO?

Ne bastano pochi, purché si sappia cosa chiedere a ciascuno.

Strumento Per cosa lo usiamo nell’audit Costo
Google Search Console Indicizzazione, clic e impressioni, Core Web Vitals, dati strutturati, azioni manuali Gratuito
Screaming Frog SEO Spider Codici di risposta, redirect, canonical, title, profondità delle pagine, link interni Gratuito fino a 500 URL, poi licenza annuale
SEOZoom Parole chiave posizionate sul mercato italiano, pagine in concorrenza tra loro, confronto con i concorrenti A pagamento
Ahrefs Backlink, domini che citano i concorrenti e non te, audit tecnico A pagamento; versione gratuita per i siti verificati
PageSpeed Insights Velocità e stabilità delle singole pagine, con le cause Gratuito

La versione gratuita di Screaming Frog si ferma a 500 URL: per un sito vetrina basta, per un e-commerce no. Ahrefs offre a chi verifica il proprio sito una versione gratuita con audit tecnico e dati sui backlink, con limiti sulle pagine scansionate ogni mese.

Search Console è l’unico strumento che riporta dati di Google sul tuo sito; gli altri fanno stime. Quando i numeri non coincidono, per il tuo sito vale Search Console. Per i concorrenti, che lì non vedi, servono gli altri.

Da dove si comincia: indicizzazione e scansione

Da qui, perché ogni altro controllo presuppone che Google veda le pagine giuste. Se una pagina importante non è indicizzata, migliorarne il testo non serve.

Il punto di partenza è il report Indicizzazione delle pagine di Search Console, che per ogni pagina esclusa indica il motivo. Alcuni motivi sono normali, come una pagina con redirect o una variante con canonical corretto. Quelli che guardiamo per primi:

  • “Pagina scansionata, ma attualmente non indicizzata” su pagine che dovrebbero esserci: spesso il contenuto è giudicato troppo simile ad altro o poco utile.
  • “Rilevata, ma attualmente non indicizzata” in grandi quantità: Google conosce gli URL ma non li ha ancora scansionati.
  • “Pagina duplicata, Google ha scelto una pagina canonica diversa da quella specificata dall’utente”: il canonical dice una cosa, il resto del sito un’altra.
  • “URL contrassegnato con ‘noindex’” o “URL bloccato da robots.txt” su pagine da posizionare. Succede spesso nel passaggio dal sito di prova a quello pubblico.

Poi si incrocia con la scansione di Screaming Frog, che segue i link del sito e trova errori 404 e 5xx, catene di redirect e canonical verso pagine inesistenti. Confrontando la scansione con la sitemap emergono le pagine orfane (nella sitemap ma non raggiungibili dai link) e quelle che non dovrebbero esistere, come gli URL con parametri di ordinamento o di ricerca interna.

Il sito è stato rifatto di recente?

Allora questo controllo viene prima di tutto. Si prende l’elenco degli URL del vecchio sito, per esempio le pagine con clic in Search Console negli ultimi 16 mesi, e si verifica che ognuno abbia un redirect permanente verso la pagina nuova più simile. Mandare tutte le vecchie pagine alla home è un errore comune: Google lo tratta spesso come una pagina che non esiste più.

Il crawl budget riguarda anche te?

Probabilmente no. La guida di Google sul budget di scansione è rivolta a siti con più di un milione di pagine che cambiano ogni settimana, più di 10.000 pagine che cambiano ogni giorno, o molti URL “Rilevata, ma attualmente non indicizzata”. Per un e-commerce con migliaia di combinazioni di filtri il tema invece è concreto: ne parliamo nell’articolo sulla SEO per e-commerce.

Le pagine importanti sono facili da raggiungere?

L’architettura dice a Google quali pagine contano. Una pagina linkata dal menu e da venti articoli pesa più di una raggiungibile solo dalla quinta pagina dell’archivio.

Con Screaming Frog controlliamo:

  • Profondità di clic. Le pagine che portano contatti o vendite dovrebbero stare entro tre clic dalla home.
  • Link interni in entrata. Se la pagina del servizio principale riceve tre link e “chi siamo” duecento, la gerarchia è rovesciata.
  • Anchor text. “Clicca qui” non dice nulla; “impianti di essiccazione per cereali” sì.
  • Pagine orfane e link interni verso redirect o errori, da correggere alla fonte.

Poi c’è un controllo che nessun crawler fa: la struttura rispecchia il modo in cui i clienti cercano? Se vendi per settore di applicazione ma il sito è organizzato per codice prodotto, la pagina che risponde a “valvole per impianti alimentari” non esiste.

Ogni pagina risponde a una ricerca precisa?

È la parte che richiede più giudizio e quella che di solito sposta di più. Nella guida su come creare contenuti utili, affidabili e pensati per le persone Google chiede, tra le altre cose, se il contenuto offre informazioni o analisi originali e se l’ha scritto o rivisto qualcuno che conosce l’argomento.

Facciamo quattro controlli.

Intento. Per le parole chiave principali guardiamo cosa mostra oggi Google. Se in prima pagina ci sono solo pagine prodotto con prezzi e demo, un articolo informativo farà fatica, e viceversa. Il metodo è nell’articolo sul search intent.

Cannibalizzazione. Due pagine che si contendono la stessa ricerca, con Google che le alterna. In Search Console si vede filtrando il report Prestazioni per una query e aprendo la scheda Pagine; con SEOZoom si controlla su larga scala. Di solito si risolve unendo le pagine o differenziandone lo scopo.

Pagine deboli. Schede con la sola descrizione del fornitore, pagine di città con lo stesso testo, tag del blog con un solo articolo.

Contenuti datati. Prezzi, normative o versioni superate: un segnale di poca cura per chi legge e per chi decide se citarti.

Nell’audit non riscriviamo i testi: indichiamo quali pagine aggiornare, unire, eliminare o creare, e perché.

Titoli, description e intestazioni dicono la cosa giusta?

Sono gli elementi che i report automatici segnalano di più, e vanno letti con calma. Un title di 64 caratteri invece di 60 non è un problema; lo stesso title su 300 pagine sì.

Con Screaming Frog estraiamo title, meta description e intestazioni di ogni pagina indicizzabile e cerchiamo:

  • Title mancanti, duplicati o generici (“Home”, “Prodotti”). Google li usa per costruire il link del titolo nei risultati, anche se può riscriverli.
  • Meta description assenti o duplicate. Non spostano il posizionamento, ma se mancano Google sceglie da solo il testo da mostrare.
  • H1 assente o multiplo, per esempio il logo marcato come H1 su tutte le pagine.
  • Immagini senza testo alternativo dove l’immagine porta informazione: foto prodotto, schemi, grafici.

Poi incrociamo con Search Console: le pagine con molte impressioni e un CTR basso rispetto alla posizione sono quelle dove riscrivere title e description può portare clic senza cambiare posizione. Spesso è l’intervento con il rapporto migliore tra impatto e sforzo.

Il sito è veloce per chi lo usa davvero?

Velocità e stabilità si misurano con i Core Web Vitals: LCP per il caricamento, INP per la reattività, CLS per gli spostamenti del layout. Cosa misurano e come migliorarli è nella guida ai Core Web Vitals; nell’audit ci interessa dove sono i problemi e quanto pesano.

  1. Search Console, report Core Web Vitals. Raggruppa le pagine simili e dice se il problema è diffuso (tutte le schede prodotto) o isolato.
  2. PageSpeed Insights su pagine campione di ogni gruppo. Mostra i dati reali degli utenti di Chrome, che secondo la documentazione di PageSpeed Insights coprono gli ultimi 28 giorni, più un test simulato con le cause probabili.
  3. Screaming Frog collegato a PageSpeed, per raccogliere le metriche su centinaia di pagine nei siti grandi.

Il test simulato e i dati reali spesso non coincidono, e per Google contano quelli reali. I siti con poco traffico possono non averne: allora ci si basa sul test, sapendo che è una stima. Sul peso nel posizionamento conviene essere onesti: i Core Web Vitals contano, ma non superano la pertinenza dei contenuti. Li mettiamo in alto quando sono scarsi su pagine che portano fatturato, perché lì incidono anche sulle conversioni.

I dati strutturati sono corretti e ancora utili?

I dati strutturati sono codice nella pagina che descrive ai motori cosa contiene: un prodotto con prezzo e disponibilità, un’azienda con indirizzo e orari, un articolo con autore e data. Servono per i risultati arricchiti e aiutano i sistemi automatici, compresi quelli che generano risposte, a capire chi sei.

Controlliamo gli errori nei report di Search Console e con il Test dei risultati multimediali; la coerenza tra codice e pagina, perché prezzi e disponibilità devono essere quelli che l’utente vede; i tipi mancanti, come Organization sulla home, Product sulle schede prodotto, LocalBusiness per chi ha una sede aperta al pubblico.

Negli ultimi due anni si è aggiunto un controllo: verificare che i tipi usati abbiano ancora un effetto visibile. Nel 2025 Google ha annunciato la fine del supporto per diversi tipi di dati strutturati poco usati, e secondo il registro degli aggiornamenti della documentazione i risultati arricchiti per le FAQ non compaiono più nella Ricerca dal 7 maggio 2026. Il markup FAQ può restare, perché descrive comunque la pagina, ma non porta più spazio extra nei risultati.

Chi parla di te, e come?

I backlink, i link da altri siti verso il tuo, restano uno dei segnali con cui i motori valutano quanto sei autorevole su un tema. Nell’audit non li contiamo: guardiamo da dove arrivano e cosa manca.

Con Ahrefs, e con SEOZoom per il mercato italiano, analizziamo:

  • Domini di provenienza. Venti link da riviste di settore valgono più di duecento da directory generiche.
  • Pagine linkate. Spesso i link vanno quasi tutti alla home e le pagine dei servizi non ne ricevono.
  • Link verso pagine che non esistono più. Dopo un rifacimento sono frequenti, e un redirect li recupera.
  • Divario con i concorrenti. I domini che linkano due o tre concorrenti e non te sono la lista di partenza per le digital PR.

Lo strumento di rifiuto dei link, secondo Google, va usato solo se ci sono molti link artificiali o di spam e questi hanno causato, o rischiano di causare, un’azione manuale. Per la maggior parte dei siti non serve. Se un audit ti propone di rifiutare centinaia di domini senza un’azione manuale in Search Console, chiedi perché.

Ti trovano anche in zona?

Per chi ha un negozio, uno studio o serve un’area precisa, l’audit comprende la ricerca locale. Google indica tre fattori per il ranking nei risultati locali: pertinenza, distanza ed evidenza, cioè quanto l’attività è conosciuta, anche attraverso recensioni e link.

Controlliamo il Profilo dell’Attività su Google (categoria principale corretta, orari, servizi, foto recenti), la coerenza di nome, indirizzo e telefono tra sito, profilo e directory, il numero e la freschezza delle recensioni con le relative risposte, e le pagine del sito dedicate alle sedi o alle zone servite, che devono avere contenuti propri e non lo stesso testo con la città cambiata.

Compari nelle risposte di AI Overview e ChatGPT?

Una parte delle ricerche oggi riceve una risposta generata, da AI Overview e AI Mode su Google o da ChatGPT, Perplexity e Copilot. La domanda diventa se il tuo sito è tra le fonti citate.

Gran parte del lavoro coincide con i controlli precedenti: per AI Overview e AI Mode valgono indicizzazione, idoneità allo snippet e qualità dei contenuti. Aggiungiamo tre verifiche:

  • Crawler ammessi. Robots.txt e firewall non devono bloccare i bot dei motori di risposta, come OAI-SearchBot per ChatGPT o PerplexityBot.
  • Pagine citabili. Le pagine principali rispondono alla domanda nelle prime righe, con passaggi che si reggono da soli.
  • Misura. Il report di Search Console sulle funzioni di AI generativa, le visite da chatgpt.com e perplexity.ai in GA4, strumenti come Brand Radar di Ahrefs per confrontare la presenza del marchio nelle risposte con quella dei concorrenti.

La lista completa, motore per motore, è nella nostra checklist SEO per AI Search.

La checklist dell’audit SEO in una tabella

La versione sintetica, con lo strumento principale e il segnale che ci fa approfondire.

Area Controllo Strumento Segnale d’allarme
Indicizzazione Pagine escluse e motivi Search Console Pagine importanti in noindex, bloccate o “scansionate, ma non indicizzate”
Indicizzazione Risposte, redirect, canonical Screaming Frog Errori 404 e 5xx linkati, catene di redirect, canonical scelto da Google diverso dal tuo
Architettura Profondità e link interni Screaming Frog Pagine che portano fatturato oltre tre clic o con pochi link interni
Contenuti Intento e cannibalizzazione SEOZoom + Search Console Tipo di pagina diverso dalla prima pagina; due pagine che si alternano su una query
On-page Title, description, H1, CTR Screaming Frog + Search Console Title duplicati o generici; molte impressioni e pochi clic
Velocità Core Web Vitals per gruppi Search Console + PageSpeed Insights Gruppi “scarsi” su mobile
Dati strutturati Errori e coerenza Search Console + Test dei risultati multimediali Errori su Product, prezzi diversi tra codice e pagina
Backlink Provenienza, pagine linkate, azioni manuali Ahrefs + SEOZoom + Search Console Link solo sulla home, link verso pagine in errore, azione manuale attiva
Locale Profilo e recensioni Profilo dell’Attività su Google Categoria sbagliata, dati diversi dal sito
Risposte AI Crawler, pagine citabili, presenza Robots.txt, Search Console, GA4, Ahrefs Bot dei motori di risposta bloccati, nessuna visita da chatgpt.com

Come si decide cosa sistemare prima?

Con una matrice impatto per sforzo. Ogni problema riceve due voti da 1 a 3: quanto può cambiare traffico, contatti o vendite, e quanto lavoro richiede.

Sforzo basso Sforzo alto
Impatto alto Si fa subito Si pianifica nel trimestre
Impatto basso Si fa in blocco, quando capita Si lascia stare

Per l’impatto ci facciamo tre domande. Tocca pagine che portano contatti o vendite? Riguarda una pagina o un intero modello, come tutte le schede prodotto? Blocca qualcosa a monte, come l’indicizzazione, o peggiora un dettaglio? Per lo sforzo conta chi deve intervenire: dieci title li riscrive chi gestisce i contenuti in un pomeriggio, cambiare come il tema genera le pagine filtro richiede uno sviluppatore e un rilascio.

Un esempio, con numeri inventati a scopo di esempio: un e-commerce di articoli per la casa con 4.000 prodotti.

Problema Impatto Sforzo Decisione
180 vecchi URL prodotto senza redirect, con link esterni 3 1 Subito
1.200 URL di filtri indicizzati, quasi uguali alle categorie 3 2 Nel trimestre: noindex o canonical, fuori dalla sitemap
Title delle categorie uguali al solo nome (“Cuscini”) 2 1 Subito
LCP scarso su mobile per tutte le schede prodotto 2 3 Nel trimestre, con lo sviluppatore
2.300 immagini senza testo alternativo 1 2 In blocco, partendo dalle foto prodotto
Meta description oltre i 160 caratteri 1 1 Quando si rivedono le pagine

Le prime tre righe valgono più di tutto il resto. Un report che le mette sullo stesso piano delle description lunghe non aiuta a decidere.

Ogni quanto va rifatto un audit SEO?

Un audit completo una volta l’anno per un sito stabile, e sempre prima e dopo un rifacimento o una migrazione, dopo un calo di traffico che la stagionalità non spiega e prima di avviare un lavoro SEO continuativo. Nel frattempo bastano controlli mensili su indicizzazione ed errori nuovi in Search Console. Il calo dell’esempio iniziale si sarebbe visto in una settimana con un controllo dopo la messa online.

Errori da evitare

Trattare il report dello strumento come un audit. Lo strumento assegna gravità standard. Non sa quali pagine portano fatturato né cosa è cambiato sul sito il mese scorso.

Partire dai dettagli on-page. Title e alt sono facili da sistemare, ma se le pagine non sono indicizzate o mancano i redirect non cambiano nulla.

Fidarsi solo degli strumenti esterni. Per il tuo sito i dati di riferimento sono quelli di Search Console. SEOZoom e Ahrefs servono per mercato e concorrenti.

Non salvare la fotografia di partenza. Senza clic, impressioni e pagine indicizzate registrati prima, dopo tre mesi non saprai dire cosa ha funzionato.

Consegnare l’elenco senza responsabili. Ogni intervento ha bisogno di qualcuno che lo fa e di una data. Altrimenti l’audit resta un PDF.

Vuoi sapere cosa frena il tuo sito?

L’audit è il primo passo del nostro lavoro sulla SEO: analizziamo indicizzazione, architettura, contenuti, velocità, dati strutturati, link e presenza nelle risposte AI, e consegniamo i problemi con la causa e le priorità ordinate per impatto. Te lo spieghiamo in call, perché un elenco senza spiegazioni non serve. Se ti interessa soprattutto farti citare da AI Overview e ChatGPT, guarda come lavoriamo sulla GEO.

Puoi prenotare una call con Federico oppure scriverci dal modulo contatti.

Domande frequenti

Quanto dura un audit SEO?

Dipende dalla dimensione e dalla storia del sito. Per qualche decina di pagine bastano pochi giorni di lavoro; un e-commerce con migliaia di prodotti, o un sito appena migrato, richiede di più, perché le scansioni sono lunghe e i problemi vanno ricondotti ai modelli di pagina.

Posso fare un audit SEO da solo con strumenti gratuiti?

In buona parte sì. Search Console, PageSpeed Insights, Screaming Frog gratuito fino a 500 URL e la versione gratuita di Ahrefs per i siti verificati coprono indicizzazione, on-page, velocità e una prima analisi dei link. La parte difficile è decidere quali problemi contano e in che ordine.

Che differenza c’è tra audit SEO tecnico e completo?

L’audit tecnico verifica se i motori riescono a scansionare, indicizzare e mostrare le pagine: codici di risposta, redirect, canonical, sitemap, velocità, dati strutturati. Quello completo aggiunge contenuti e intento, link esterni, ricerca locale e presenza nelle risposte AI.

Dopo quanto si vedono gli effetti di un audit SEO?

Le correzioni tecniche, come redirect mancanti o noindex per errore, possono dare effetti in alcune settimane, il tempo che Google scansioni di nuovo le pagine. Su contenuti e link servono di solito alcuni mesi.

Un audit SEO serve anche per farsi citare da ChatGPT e AI Overview?

Sì, e gran parte dei controlli coincide. Per AI Overview e AI Mode valgono indicizzazione, idoneità allo snippet e qualità dei contenuti; per gli altri motori si aggiungono la verifica dei loro crawler e la misura di citazioni e visite.

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