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GUIDA GRATUITA · N° 05 · SOCIAL & CONTENUTI

Brand kit per le campagne ADV: guida pratica per visual coerenti e creatività che convertono

Un metodo per scrivere il brand kit che serve alle campagne: regole, formati, template e controlli per far nascere annunci, landing e materiali coerenti, riconoscibili e pensati per convertire.

DENTRO
10 capitoli + 4 allegati
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25 pagine · 39 min online
AGGIORNATA

IN BREVE

Il manuale del logo dice come non deformare il marchio; un brand kit per l'advertising dice come costruire un annuncio che si riconosce in un secondo e porta a un'azione. In questa guida trovi gli elementi minimi del kit, le regole di leggibilità su mobile, i formati di Meta, LinkedIn, Google e YouTube verificati a ottobre 2026, la struttura di un annuncio, le regole per i video brevi, il collegamento con la landing, l'organizzazione dei file, i test creativi e l'uso responsabile dell'AI generativa. In fondo, quattro allegati pronti.

È PER TE SE

  • Aziende in cui più persone o più fornitori producono annunci, post e materiali commerciali
  • Marketing manager che coordinano agenzie, grafici freelance e colleghi interni
  • PMI che fanno campagne su Meta, LinkedIn o Google con creatività prodotte in casa
  • Responsabili commerciali che usano presentazioni, schede e landing per chiudere trattative
  • Chi sta per affidare le campagne a un nuovo partner e vuole consegnargli regole chiare

COSA TROVI DENTRO, PRONTO DA USARE

  • AChecklist del brand kit ADV in 40 puntiLe voci che un kit pronto per le campagne deve contenere, divise per area, da spuntare insieme al team.
  • BTabella formati e misure per piattaformaProporzioni, pixel, pesi e limiti di testo di Meta, LinkedIn, Google e YouTube, con fonte e data di verifica.
  • CTemplate di brief creativo per un annuncioIl modulo da compilare prima di chiedere un annuncio a un grafico, a un'agenzia o a uno strumento di AI.
  • DGriglia di revisione prima della pubblicazioneVenti controlli su marchio, leggibilità, messaggio, landing, tracciamento e AI da fare prima di premere Pubblica.

Capita spesso di aprire la libreria inserzioni di un’azienda e trovare tre marchi diversi. Il post di LinkedIn ha il blu dell’ufficio marketing, l’annuncio di Meta ha i colori che piacevano al freelance dell’anno scorso, la landing usa un carattere che non compare da nessun’altra parte. Ogni pezzo, preso da solo, è dignitoso. Messi in fila sembrano tre aziende.

Un brand kit per le campagne ADV serve a evitare questo: è l’insieme di regole, file e modelli con cui chiunque, dentro o fuori l’azienda, produce un annuncio riconoscibile e progettato per far fare qualcosa a chi lo guarda. In questa guida lo costruiamo pezzo per pezzo, con quello che usiamo nei progetti di paid social e advertising: gli elementi minimi, la leggibilità su mobile, i formati verificati a ottobre 2026, la struttura del messaggio, i video brevi, la landing, l’archivio dei file, i test e l’AI generativa. In fondo ci sono quattro allegati da stampare o copiare.

Il manuale del logo protegge il marchio; il brand kit per l’advertising lo mette al lavoro. Il primo dice cosa non fare, il secondo spiega come costruire un annuncio che in un secondo si riconosce, in tre secondi si capisce e alla fine chiede un’azione precisa.

Cosa manca di solito ai manuali esistenti

Molte aziende hanno un manuale d’identità fatto bene, nato con il restyling del logo. Le lacune, per le campagne, sono quasi sempre le stesse:

  • descrive il logo su fondo bianco e su fondo scuro, ma non dice cosa fare sopra una fotografia piena di dettagli;
  • indica i colori in Pantone e CMYK, pensati per la stampa, e dimentica i valori esadecimali per lo schermo;
  • prevede una gerarchia tipografica da brochure, con titoli e sottotitoli, e niente per un visual quadrato da guardare su un telefono;
  • non dice nulla su formati, proporzioni, safe zone, durata dei video, sottotitoli;
  • non contiene una parola sul tono degli annunci, che è diverso dal tono del sito;
  • non ha template, quindi ogni grafico riparte da zero e interpreta.

Il risultato è che il manuale resta in una cartella condivisa e le campagne si fanno a memoria.

A cosa serve un kit ADV

Riconoscibilità. Nel feed si scorre in fretta e il marchio deve arrivare prima del messaggio. Colori, carattere, stile fotografico e una o due firme grafiche ricorrenti fanno sì che, dopo qualche esposizione, l’annuncio venga attribuito all’azienda giusta anche senza leggere il nome.

Efficacia. Un titolo che si legge su un telefono, una sola promessa per annuncio, una prova, un invito all’azione chiaro: sono regole di mestiere, e il kit le rende ripetibili da chiunque.

Velocità. Con template e brief standard, cinque varianti di un annuncio richiedono ore invece di giorni, e la revisione diventa un controllo su una lista anziché una discussione di gusti. È da qui che partono quasi sempre i nostri progetti di paid social e di gestione dei social.

Manuale d’identità visiva Brand kit per l’advertising
Domanda a cui risponde Come si usa il marchio? Come si costruisce un annuncio del marchio?
Chi lo usa Grafici, tipografie, fornitori di stampa Grafici, video maker, social media manager, agenzie, strumenti di AI
Contenuti tipici Logo, palette, caratteri, divieti Gerarchia, formati, safe zone, struttura del messaggio, tono, template, controlli
Supporto PDF statico PDF più cartella di template e file sorgente
Aggiornamento Al cambio di identità Ogni trimestre, con le specifiche delle piattaforme

Domanda di autovalutazione. Se domani un grafico nuovo dovesse preparare un annuncio LinkedIn per il vostro prossimo evento, quali file gli mandereste? Se la risposta è “il logo e qualche esempio vecchio”, il kit ADV non c’è ancora.

Gli elementi minimi: logo, colori, tipografia, fotografia, illustrazione, icone, tono di voce

Un kit ADV minimo contiene sette elementi, ciascuno con poche regole scritte e i file pronti all’uso. La regola d’oro è che ogni voce risponda a una domanda pratica di chi deve produrre un annuncio domani mattina.

Servono le versioni orizzontale, compatta (o pittogramma) e monocromatica, in SVG e PNG con fondo trasparente, in positivo e in negativo. Per l’advertising aggiungete tre regole:

  • dimensione minima su schermo, espressa in pixel sul formato più piccolo che usate (per esempio la larghezza minima del logo in un quadrato da 1080 pixel);
  • posizione standard nei template, sempre la stessa, fuori dalle zone che le piattaforme coprono con nome della pagina e pulsanti;
  • comportamento sulle foto: quando usare la versione bianca, quando appoggiarlo su una banda di colore, quando ometterlo perché il marchio è già nel nome della pagina che sponsorizza.

Il logo nell’annuncio va dosato. Su Meta e LinkedIn il nome e l’immagine del profilo compaiono già sopra il contenuto; un logo enorme al centro del visual ruba spazio al messaggio.

Colori

Indicate la palette in esadecimale e RGB, con un ruolo per ogni colore: primario, secondario, accento per pulsanti e evidenziazioni, neutri per fondi e testi. Il ruolo conta più della tinta. Se il giallo è il colore dell’azione, va usato per la CTA e per poco altro, così l’occhio impara dove guardare.

Per ogni coppia testo e fondo che prevedete di usare, verificate il contrasto. Le linee guida per l’accessibilità WCAG 2.2 chiedono un rapporto di almeno 4,5:1 per il testo normale e 3:1 per il testo grande: è un buon punto di partenza anche per un annuncio, che spesso si guarda al sole, con la luminosità bassa.

Tipografia

Due famiglie bastano: una per i titoli, una per i testi. Scrivete pesi ammessi, interlinea, maiuscole sì o no, e soprattutto le dimensioni minime in pixel sui formati standard. Se il carattere del brand è su licenza, indicate anche il carattere di riserva per gli strumenti che non lo supportano (Canva, editor delle piattaforme, presentazioni), così nessuno sceglie da solo un sostituto a caso.

Fotografia

È la voce che più spesso manca e quella che più incide sulla riconoscibilità. Definite:

  • soggetti: persone vere al lavoro, prodotti in uso, ambienti dell’azienda, dettagli;
  • luce e colore: naturale o di studio, calda o fredda, saturazione;
  • inquadrature: primi piani, campi larghi, punto di vista;
  • cosa evitare: strette di mano da banca immagini, sorrisi in posa davanti al portatile, uffici che non esistono.

Allegate dieci fotografie buone e cinque cattive, con una riga di commento ciascuna. Gli esempi orientano più di qualsiasi aggettivo.

Una designer e un responsabile marketing davanti a un grande tavolo coperto di stampe fotografiche, campioni di colore e cartoncini disposti in colonne ordinate, luce naturale da una finestra laterale

Illustrazione e icone

Fissate uno stile (tratto o pieno, spessore, angoli, palette ridotta) e consegnate una libreria. Due icone di stile diverso nello stesso carosello bastano a far sembrare l’annuncio montato in fretta.

Tono di voce per gli annunci

Il tono degli annunci è una variante del tono del brand, più breve e più diretta. Scrivete tre aggettivi con una frase giusta e una sbagliata per ciascuno, la forma di cortesia, il trattamento dei termini tecnici e le formule vietate: superlativi non dimostrabili, promesse che il commerciale non può mantenere, gergo interno.

Esempio. Ipotizziamo un’azienda che produce componenti per macchine agricole. Frase giusta: “Ricambi per trattori pronti in 48 ore, con scheda tecnica scaricabile”. Frase sbagliata: “Soluzioni innovative per il mondo agricolo del futuro”. La prima dice cosa, quanto e cosa fare; la seconda potrebbe firmarla chiunque.

Elemento Regola minima da scrivere File da consegnare Errore più comune
Logo Dimensione minima, posizione, versione su foto SVG e PNG, positivo e negativo Logo gigante al centro del visual
Colori Ruolo di ogni colore, coppie di contrasto ammesse Palette HEX e RGB, file di stile Colore della CTA usato ovunque
Tipografia Due famiglie, pesi, dimensioni minime Font o licenza, carattere di riserva Testi a 20 pixel su un quadrato da 1080
Fotografia Soggetti, luce, inquadrature, divieti Dieci esempi buoni, cinque cattivi Foto di repertorio generiche
Illustrazione Stile, spessori, palette ridotta Libreria vettoriale Stili misti nello stesso annuncio
Icone Set unico, dimensioni SVG Icone prese da tre siti diversi
Tono di voce Aggettivi, esempi, parole vietate Documento di una pagina Frasi intercambiabili con i concorrenti

Gerarchia visiva e leggibilità su mobile

Un annuncio funziona se, guardato su un telefono per un secondo e mezzo, lascia capire chi parla, di cosa e cosa fare. Per arrivarci serve una gerarchia con pochi livelli e testi grandi abbastanza da reggere lo schermo più piccolo.

Tre livelli bastano

La maggior parte degli annunci efficaci si regge su tre livelli:

  1. Il soggetto: l’immagine, il prodotto, la persona, oppure un titolo forte se il visual è tipografico. Occupa la parte principale dello spazio.
  2. Il messaggio: una frase breve, al massimo due righe, con la promessa o il beneficio.
  3. Il marchio e l’azione: logo piccolo, eventuale pulsante disegnato o indicazione dell’azione.

Ogni elemento in più (secondo titolo, elenco puntato, tre loghi di certificazioni) toglie leggibilità agli altri. Dettagli e condizioni stanno nel testo dell’annuncio o nella landing.

La prova del pollice

Prima di approvare un visual, guardatelo sul telefono alla dimensione reale del feed, a braccio teso. Poi coprite con il pollice il testo dell’annuncio: il visual da solo dice qualcosa? Poi coprite il visual: il titolo da solo regge? Se una delle due prove fallisce, il problema è nella gerarchia.

Da fare. Create una cartella “anteprime” in cui ogni visual viene esportato e caricato sul telefono prima della revisione. Approvare dal monitor da 27 pollici è il modo più rapido per pubblicare testi illeggibili.

Regole di leggibilità da mettere nel kit

  • Corpo minimo del testo: fissatelo in pixel per ciascun formato base. Su un quadrato da 1080 pixel, testi sotto i 40 pixel diventano faticosi su molti schermi; usatelo come soglia di partenza e verificatelo con la prova del telefono.
  • Parole sul visual: tenetele al minimo. Un titolo di cinque o sei parole si legge al volo; un paragrafo dentro l’immagine no.
  • Contrasto: testo su fondo pieno o su una zona tranquilla della foto, mai sopra dettagli. Se serve, una banda o una sfumatura che separa il testo dall’immagine.
  • Margini: almeno il 5-6% del lato su ogni bordo, e di più nei formati verticali dove le piattaforme sovrappongono icone e pulsanti (ne parliamo nel capitolo sui formati).
  • Un solo punto focale: se gli occhi non sanno dove andare, scorrono oltre.
Verifica Come si fa Soglia di approvazione
Lettura in un secondo e mezzo Mostrare il visual a un collega per un attimo e chiedere cosa ha capito Riferisce chi parla e cosa offre
Contrasto Controllo con uno strumento di contrasto sui colori del testo Almeno 4,5:1 per testi normali
Dimensione testo Anteprima sul telefono a dimensione feed Leggibile a braccio teso
Gerarchia Elencare gli elementi in ordine di peso visivo Tre livelli, non di più
Zone coperte Sovrapporre il modello di safe zone della piattaforma Nessun testo o logo nelle zone coperte

Formati e specifiche per Meta, LinkedIn, Google e YouTube

Ogni piattaforma ha proporzioni preferite, misure consigliate e limiti di testo diversi, e li aggiorna spesso. Il kit deve contenere una tabella dei formati con la fonte ufficiale e la data dell’ultima verifica; la nostra è aggiornata al 5 ottobre 2026 ed è riportata per intero nell’Allegato B.

Il principio: pochi formati madre, molte declinazioni

Invece di disegnare ogni annuncio da zero per ogni posizionamento, conviene progettare tre formati madre e declinare il resto:

  • verticale 9:16 per Reels, Storie, Shorts e posizionamenti a schermo intero;
  • verticale 4:5 per i feed di Meta e LinkedIn e per Demand Gen e Performance Max;
  • quadrato 1:1 come formato di riserva e per molti posizionamenti display;
  • più l’orizzontale 1.91:1 che Google e LinkedIn richiedono ancora in molte campagne, e il 16:9 per i video su YouTube.

Il kit dovrebbe contenere un template per ciascuno, con griglia, margini e safe zone già disegnati.

Meta: Facebook e Instagram

Secondo la guida alle inserzioni di Meta, nel feed di Facebook il formato consigliato è 4:5 a 1440 × 1800 pixel. Per il testo principale Meta indica da 50 a 150 caratteri, per il titolo 27: oltre, il testo viene troncato.

Per Reels e Storie il formato è 9:16 a 1440 × 2560 pixel, e Meta chiede di lasciare liberi da testi e loghi circa il 14% superiore, il 35% inferiore e il 6% su ciascun lato, dove compaiono nome del profilo, didascalia e pulsanti. Audio e sottotitoli sono facoltativi ma consigliati.

LinkedIn

Per le single image ads le misure consigliate sono 1200 × 628 in orizzontale, 1200 × 1200 in quadrato e 720 × 900 in verticale, fino a 5 MB. Il testo introduttivo resta intero entro 150 caratteri, il titolo entro 70. Per i video LinkedIn consiglia 15-30 secondi e vuole i sottotitoli in file SRT. Perché su LinkedIn convenga un linguaggio diverso da Meta lo spieghiamo nell’articolo sulle LinkedIn Ads per il B2B.

Google: Demand Gen, Display e Performance Max

Le campagne Google lavorano con asset separati (immagini, loghi, titoli, descrizioni, video) che il sistema combina da solo. Il kit deve quindi prevedere elementi che reggono in qualsiasi combinazione: un titolo che funziona senza la descrizione, un’immagine che funziona senza testo sopra. Le proporzioni sono quasi le stesse per Demand Gen, display adattabili e Performance Max: 1.91:1, 1:1 e una verticale (4:5, o 9:16 per il display), più i loghi. Cambiano i limiti di testo: per Performance Max titoli fino a 30 caratteri e titoli lunghi fino a 90, per Demand Gen titoli fino a 40 con almeno uno entro 30.

YouTube

Nelle specifiche video di Google Ads la risoluzione consigliata è 1080p in orizzontale, verticale e quadrato, con 720p come minimo. Google avverte che sovrapposizioni e pulsanti cambiano posizione a seconda del formato e dello schermo: per i verticali usate i modelli di safe zone ufficiali e tenete i testi nella fascia centrale.

Attenzione. Le misure cambiano più volte l’anno. Nel kit scrivete accanto a ogni riga della tabella il link alla fonte e la data di verifica, e affidate a una persona il controllo trimestrale.

Struttura di un annuncio che converte: hook, prova, offerta, CTA

Un annuncio che converte risponde in fila a quattro domande di chi guarda: perché dovrei fermarmi, perché dovrei crederti, cosa ci guadagno, cosa devo fare adesso. Nel kit queste quattro risposte diventano campi obbligatori del brief.

Hook: il motivo per fermarsi

L’hook è la prima cosa che si vede o si legge, e funziona quando parla di chi guarda prima che di chi vende. Tipi da tenere in elenco nel kit:

  • il problema riconoscibile: “Il tuo commerciale passa il venerdì a compilare offerte?”;
  • il risultato concreto: “Preventivi in 24 ore anche per pezzi su disegno”;
  • il contrasto visivo: prima e dopo, pieno e vuoto, disordine e ordine;
  • la persona: un volto, un tecnico, un cliente che parla in camera;
  • la novità: un prodotto, una norma, una scadenza.

Prova: il motivo per crederci

Nel B2B la prova pesa più che altrove, perché decidono più persone e sbagliare fornitore costa. Prove utilizzabili: certificazioni, anni di attività, installazioni, una citazione autorizzata di un cliente, un dato tecnico verificabile, il volto di chi seguirà il progetto. Raccoglietele in un archivio delle prove approvate, con fonte e data, da cui grafici e copywriter pescano senza inventare.

Offerta: cosa ci guadagna chi clicca

L’offerta è ciò che la persona riceve subito dopo il clic: una demo, un preventivo, una guida, un campione, un sopralluogo, un listino. Più è concreta e proporzionata al livello di conoscenza del pubblico, più l’annuncio rende. A chi non vi conosce, chiedere subito “richiedi un incontro commerciale” è spesso troppo; una risorsa utile o un calcolatore abbassano la soglia.

CTA: cosa fare adesso

Una sola azione, detta con un verbo: scarica, prenota, richiedi, calcola, guarda. La CTA nel visual deve coincidere con il pulsante della piattaforma e con il titolo della landing. Se l’annuncio dice “scarica la scheda” e il pulsante dice “Scopri di più”, chi clicca si aspetta cose diverse.

Blocco Domanda di chi guarda Dove sta nell’annuncio Esempio ipotetico B2B
Hook Perché dovrei fermarmi? Prima riga del testo, centro del visual, primi secondi del video “Fermi macchina per un ricambio introvabile?”
Prova Perché dovrei crederti? Visual o seconda riga “Magazzino con 12.000 codici, spedizione in 48 ore”
Offerta Cosa ci guadagno? Testo e landing “Catalogo tecnico con disegni e tolleranze”
CTA Cosa faccio adesso? Pulsante, ultima riga, chiusura del video “Scarica il catalogo”

Da fare. Prendete i vostri ultimi cinque annunci e compilate questa tabella per ciascuno. Le caselle che restano vuote, di solito prova e offerta, sono il primo lavoro da fare sul kit.

Video brevi e motion: primi secondi, sottotitoli, safe zone

Nei video brevi il marchio e il motivo per restare devono arrivare nei primi secondi, il messaggio deve reggere anche senza audio e i testi devono stare lontani dalle zone coperte dall’interfaccia. Il kit traduce queste esigenze in regole e template di montaggio.

I primi secondi

Google ha raccolto le sue indicazioni per i video su YouTube nelle ABCD: attirare l’attenzione entrando subito nel vivo, mostrare il marchio presto e spesso, creare una connessione con persone e storie, chiudere con un invito all’azione rinforzato dalla voce. Per gli Shorts Google cambia l’ordine di priorità e mette al primo posto la connessione: autenticità e prodotto integrato in modo naturale, con meno branding formale.

Nel kit questo diventa una scaletta per i primi tre secondi:

  • inquadratura stretta su una persona, un prodotto o un’azione, senza logo animato introduttivo;
  • testo sullo schermo che riprende l’hook, leggibile anche a volume zero;
  • marchio presente in modo discreto: prodotto riconoscibile, colore del brand, voce che nomina l’azienda;
  • ritmo: il primo taglio arriva presto, così il video non sembra un fermo immagine.

Sottotitoli e testo sullo schermo

Molti guardano i video senza audio, in ufficio, sui mezzi, in sala d’attesa. Sottotitoli e testi in sovrimpressione devono quindi essere parte del progetto, non un’aggiunta finale. Regole da scrivere nel kit:

  • carattere, peso, colore e fondo dei sottotitoli (sempre gli stessi);
  • massimo due righe alla volta, posizionate nella fascia sicura;
  • sottotitoli bruciati nel video per Meta e TikTok, file SRT separato per LinkedIn, che lo richiede in quel formato;
  • revisione dei sottotitoli generati in automatico, che sbagliano nomi propri, sigle e termini tecnici.

Safe zone e durata

Nei formati verticali le piattaforme sovrappongono nome del profilo, didascalia, pulsanti di interazione e CTA. Per Reels e Storie Meta indica di lasciare liberi il 14% superiore, il 35% inferiore e il 6% su ciascun lato; per YouTube, Google rimanda ai propri modelli di safe zone per formato. Nel kit conviene avere un unico modello verticale che rispetti la più restrittiva delle regole, con le zone colorate su un livello da spegnere prima dell’esportazione.

Sulla durata, LinkedIn consiglia 15-30 secondi per i video sponsorizzati, Demand Gen accetta video da 10 a 60 secondi, Performance Max chiede almeno 10 secondi. Per i dettagli su linguaggio e ritmo dei verticali rimandiamo alla nostra guida ai Reels e all’articolo sul video marketing breve.

Un operatore riprende con lo smartphone montato su un piccolo stabilizzatore un tecnico in tuta che regola un macchinario in un capannone di sera, mentre una collega tiene in mano un pannello riflettente

Secondo Cosa deve succedere Errore da evitare
0-1 Immagine forte e testo dell’hook Logo animato o schermata nera
1-3 Il problema o la promessa si capisce anche senza audio Introduzioni lente, panoramiche
3-10 Prova: prodotto in uso, persona, dato Elenchi di caratteristiche letti dalla voce fuori campo
Ultimi 3 Offerta e CTA a voce e a schermo, marchio chiaro Chiusura con solo il logo e niente azione

Anche senza riprese si può fare motion coerente: il kit definisce due o tre animazioni ammesse (durata, curva, direzione) e le fornisce come preset nei template.

Attenzione. La musica è un rischio legale ricorrente. Meta raccomanda di evitare brani su licenza nelle inserzioni e di usare audio originale o la propria raccolta di brani senza diritti. Nel kit indicate le librerie musicali approvate.

Coerenza tra annuncio e landing page

La landing deve mantenere la promessa dell’annuncio nel primo schermo, con le stesse parole, le stesse immagini e la stessa azione. Ogni scarto tra quello che l’annuncio promette e quello che la pagina mostra fa perdere fiducia e conversioni.

Il principio del primo schermo

Chi clicca ha in testa l’annuncio per pochi secondi. Il primo schermo della landing, su mobile, deve confermargli di essere nel posto giusto:

  • titolo che riprende la promessa dell’annuncio, possibilmente con le stesse parole;
  • immagine della stessa famiglia del visual, meglio se lo stesso soggetto;
  • azione identica alla CTA dell’annuncio, visibile senza scorrere;
  • marchio coerente: colori, carattere, logo.

Un errore frequente è mandare tutto il traffico alla home o a una pagina servizio generica. La persona ha cliccato su “Scarica il catalogo ricambi” e si trova davanti a un carosello sulla storia dell’azienda.

Coerenza di messaggio, visiva e di offerta

Livello Domanda di controllo Segnale di problema
Messaggio Il titolo della landing riprende la promessa dell’annuncio? Titolo istituzionale scollegato dalla campagna
Visivo Colori, foto e carattere sono gli stessi? La landing sembra di un’altra azienda
Offerta Quello che l’annuncio promette si ottiene qui? Bisogna cercare il modulo o il download
Azione Il pulsante usa lo stesso verbo della CTA? “Scopri” nell’annuncio, “Contattaci” nella pagina
Pubblico Il linguaggio è adatto a chi ha visto l’annuncio? Tecnicismi per un pubblico freddo, ovvietà per i tecnici
Tracciamento UTM e parametri di clic arrivano al modulo? Lead senza fonte nel CRM

Moduli e materiali commerciali

Il modulo fa parte della creatività: pochi campi, etichette chiare, una riga su cosa succede dopo l’invio. Lo stesso vale per email di conferma, PDF scaricato e presentazione del commerciale: se quella che arriva tre giorni dopo usa un template di dieci anni fa, il lavoro sul brand si ferma lì. Di come l’esperienza utente incide sulle conversioni abbiamo scritto nell’articolo sullo UX marketing; qui basta una regola: per ogni campagna, una scheda che collega annuncio, landing, modulo e primo materiale inviato.

Da fare. Aprite i vostri tre annunci attivi sul telefono, cliccate e fate uno screenshot del primo schermo della landing. Metteteli affiancati. Se per capire che sono la stessa campagna serve una spiegazione, il collegamento va rifatto.

Template e sistema: come organizzare file, nomi, varianti e approvazioni

Un brand kit vive se i file si trovano in fretta, i nomi dicono cosa c’è dentro e il percorso di approvazione è scritto. Senza un sistema, anche il kit migliore diventa una cartella di eccezioni.

La struttura delle cartelle

Proponiamo una struttura semplice, da adattare allo strumento che usate (Drive, SharePoint, Dropbox, un DAM):

  • 01_brand: logo, palette, font, icone, illustrazioni, tono di voce, il PDF del kit;
  • 02_template: un file per ciascun formato madre, per ogni strumento usato (Figma, Adobe, Canva);
  • 03_foto-video: archivio approvato, diviso per soggetto, con i diritti d’uso annotati;
  • 04_prove: dati, certificazioni, citazioni di clienti autorizzate, con fonte e data;
  • 05_campagne: una cartella per campagna con brief, sorgenti, esportazioni, versioni pubblicate;
  • 06_archivio: campagne concluse e materiali ritirati.

La convenzione dei nomi

Il nome del file deve permettere di capire, senza aprirlo, a quale campagna appartiene, per quale piattaforma e formato è pensato, quale idea creativa porta e quale versione è. Una forma che funziona:

anno_campagna_piattaforma_formato_concetto_variante_versione

Per esempio 2026_fiera-eima_meta_9x16_problema-fermo_b_v3.mp4. Minuscole, niente spazi, trattini dentro i campi e trattini bassi tra i campi. Se nel nome della campagna sulla piattaforma e negli UTM usate le stesse parole, il report si legge senza tabelle di raccordo: è lo stesso principio che descriviamo per il tracciamento nell’articolo sul collegamento tra campagne e CRM.

Campo Valori ammessi (esempio) Note
anno 2026 Quattro cifre
campagna fiera-eima, lancio-serie-x Uguale al nome in piattaforma
piattaforma meta, linkedin, google, youtube Elenco chiuso
formato 9x16, 4x5, 1x1, 191x1, 16x9 Proporzione, non pixel
concetto problema-fermo, prova-magazzino Una o due parole per idea creativa
variante a, b, c Cambia un solo elemento rispetto alla variante a
versione v1, v2, v3 Sale a ogni giro di revisione

Varianti: concetti e declinazioni

Distinguete sempre tra concetti (idee creative diverse: problema, prova, persona) e declinazioni (lo stesso concetto in formati e lunghezze diverse). I test si fanno sui concetti; le declinazioni coprono i posizionamenti. Venti file con lo stesso concetto ritoccato danno venti risultati uguali.

Una parete di un open space con decine di stampe di annunci in formati verticali e quadrati appese in righe ordinate con nastro giallo, alcune segnate con piccoli bollini colorati, e due persone che le osservano di spalle

Il percorso di approvazione

Scrivete chi approva cosa e in che ordine, con tempi indicativi. Un percorso tipico:

  1. brief approvato dal marketing manager prima di iniziare;
  2. bozza controllata da chi la produce con la griglia dell’Allegato D;
  3. revisione di brand e messaggio del marketing;
  4. revisione tecnica e legale quando ci sono dati, prezzi, claim regolati, persone riconoscibili o contenuti generati con l’AI;
  5. pubblicazione con verifica di tracciamento e landing.

Ogni commento di revisione indica la voce della griglia non rispettata: “il logo è sotto la dimensione minima” aiuta, “non mi convince” no.

Domanda di autovalutazione. Quanto tempo serve oggi, nella vostra azienda, dal brief alla pubblicazione di un annuncio semplice? Se sono più di cinque giorni lavorativi, il collo di bottiglia è quasi sempre nelle approvazioni, non nella produzione.

Test creativi: cosa testare, come leggere i risultati senza farsi ingannare

I test creativi servono a capire quale idea convince il pubblico giusto, e funzionano se si cambia una cosa alla volta, si aspetta abbastanza e si guarda a metriche vicine al fatturato. Leggere solo il costo per clic o il ROAS della piattaforma porta spesso a premiare l’annuncio sbagliato.

Cosa testare, in ordine di impatto

Nella nostra esperienza le variabili si dividono così, dalla più alla meno influente:

  1. il concetto: problema, prova, persona, offerta diversa;
  2. l’offerta: demo, guida, preventivo, calcolatore;
  3. l’hook: prima frase, prima immagine, primi secondi del video;
  4. il formato: statico, carosello, video, documento;
  5. i dettagli: colore del fondo, posizione del logo, testo del pulsante.

Partire dai dettagli è il modo più comune di sprecare un test: il fondo blu contro il fondo verde raramente produce differenze leggibili.

Come impostare un test

  • Un’ipotesi scritta: “Mostrare il tecnico che interviene porta più richieste di preventivo rispetto alla foto del prodotto, per i responsabili di manutenzione”.
  • Una sola variabile cambiata tra le versioni.
  • Lo strumento giusto: dove possibile usate le funzioni di test A/B delle piattaforme, che dividono il pubblico in modo pulito, invece di mettere due annunci nello stesso gruppo e lasciare scegliere all’algoritmo.
  • Una metrica decisa prima: quella che conta per l’obiettivo, non quella che sembra migliore a posteriori.
  • Un tempo e un volume minimi: abbastanza conversioni per variante da distinguere un risultato da una fluttuazione.

Le trappole nella lettura dei risultati

Il clic facile. Un annuncio curioso o provocatorio può avere un ottimo tasso di clic e portare persone fuori target. Nel B2B guardate sempre la qualità dei contatti nel CRM, non solo il costo per lead.

Il ROAS della piattaforma. Le piattaforme si attribuiscono conversioni che sarebbero arrivate comunque, e la stessa vendita può comparire in più report. Abbiamo spiegato come correggere questa lettura nell’articolo su perché il ROAS può ingannarti; il concetto di base è nella voce di glossario sul ROAS.

La stanchezza creativa. Un annuncio che funziona smette di funzionare quando lo stesso pubblico lo vede troppe volte. Tenete d’occhio frequenza e andamento nel tempo prima di dichiarare un vincitore o un perdente definitivo.

I campioni piccoli. Con pochi lead per variante, una differenza del 30% può essere puro caso. Meglio un test più lungo su due varianti che un test breve su sei.

Metrica Cosa dice sulla creatività Quando ingannarsi è facile
Tasso di visualizzazione dei primi secondi Quanto funziona l’hook del video Se l’inizio è forte ma il resto non porta all’azione
Tasso di clic Quanto l’annuncio spinge ad agire Se il pubblico che clicca non è quello giusto
Costo per lead Efficienza nel generare contatti Se i lead non diventano opportunità
Tasso di lead qualificati Quanto la promessa attira il cliente giusto Se la qualifica non è registrata nel CRM
Opportunità e valore in pipeline Impatto vicino al fatturato Se i tempi di vendita sono lunghi e si giudica troppo presto

Esempio. Ipotizziamo due concetti per un software gestionale. Il concetto A, ironico, ottiene più clic e lead a costo più basso. Il concetto B, con un responsabile amministrativo che racconta un caso, porta meno lead, ma il doppio diventa opportunità nel CRM. Se si legge solo il costo per lead vince A; se si legge la pipeline vince B.

Registrare quello che si impara

Ogni test chiuso va annotato in un registro condiviso: ipotesi, varianti, periodo, risultati, decisione. Dopo qualche mese il registro dice cosa funziona con il vostro pubblico, e le regole che ne emergono entrano nel kit alla revisione successiva.

AI generativa per le creatività: cosa usare, cosa controllare, diritti e trasparenza

L’AI generativa è utile per esplorare idee, produrre varianti, adattare formati e scrivere bozze di testo, a patto che un brand kit la guidi e una persona controlli ogni uscita. Prima di pubblicare servono tre verifiche: fedeltà al brand e al prodotto, diritti d’uso, obblighi di trasparenza delle piattaforme e della legge.

Dove aiuta e dove no

Attività Utilità dell’AI Controllo umano necessario
Brainstorming di hook e concetti Alta Scelta e riscrittura nel tono del brand
Varianti di testo per piattaforma Alta Verifica di claim, numeri e limiti di caratteri
Adattamento di formato (estensione dello sfondo, ritaglio) Alta Controllo di bordi, dettagli e prodotto
Sfondi e ambientazioni Media Coerenza con lo stile fotografico del kit
Prodotto mostrato nell’annuncio Bassa Il prodotto deve essere quello vero, nei dettagli
Persone fotorealistiche Bassa Rischio di etichetta, di deepfake e di sfiducia
Sottotitoli e traduzioni Alta Nomi propri, termini tecnici, sigle

Il punto critico è il prodotto. Un’immagine generata che mostra un componente con un foro in più o un macchinario con comandi inesistenti è una promessa falsa, e nel B2B il cliente se ne accorge.

Un prompt che contiene le regole del kit (stile fotografico, colori, cose da evitare, tono) dà risultati molto più vicini al brand: tenete nel kit una pagina di prompt approvati, con un risultato accettato e uno rifiutato per ciascuno.

Diritti d’uso

Tre domande prima di usare un contenuto generato:

  • Lo strumento consente l’uso commerciale con il piano che avete? I termini cambiano da fornitore a fornitore.
  • Il contenuto è proteggibile? In Italia la legge 132 del 2025 ha precisato che il diritto d’autore tutela le opere create anche con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale purché siano frutto del lavoro intellettuale dell’autore. Un’immagine prodotta interamente da un prompt potrebbe non godere di tutela: per i visual chiave conviene un contributo umano significativo, documentato.
  • Il contenuto somiglia a qualcosa di protetto? Marchi, personaggi, opere riconoscibili, volti di persone reali: da evitare in ogni caso.

Etichette delle piattaforme

Le piattaforme rendono visibile l’uso dell’AI negli annunci, spesso in automatico:

  • Meta applica l’etichetta “Info IA” alle inserzioni con immagini create o modificate in modo significativo con le sue funzioni di AI generativa, come la generazione di sfondi o di immagini; secondo la pagina di assistenza di Meta l’etichetta sta nel menu dei tre puntini e, quando l’immagine contiene persone fotorealistiche generate, compare sopra la dicitura “Sponsorizzato”. Ritocchi minori come ridimensionamento o correzione colore non la attivano.
  • Google dal luglio 2026 consente di inserire etichette testuali o visive direttamente nelle creatività generate o modificate con l’AI e sta introducendo un’impostazione dedicata in Google Ads, inizialmente per Unione europea, India e New York; Google precisa che usarla non garantisce da sola il rispetto delle norme locali (fonte). Per gli annunci elettorali resta l’obbligo di dichiarare i contenuti sintetici (norme sui contenuti politici).
  • LinkedIn mostra un’icona con le Content Credentials (standard C2PA) su immagini e video che le contengono: cliccandola si vede se l’AI è stata usata per generare o modificare il contenuto.

La conseguenza pratica: date per scontato che un contenuto generato possa essere riconosciuto ed etichettato, e decidete prima se l’annuncio regge anche con quell’etichetta.

L’AI Act e l’articolo 50

Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act. Per chi fa advertising i punti da conoscere sono due. I fornitori di sistemi di AI generativa devono marcare i contenuti in modo leggibile dalle macchine. I deployer, cioè anche le aziende che usano questi strumenti per i propri contenuti, devono dichiarare quando un’immagine, un audio o un video è un deepfake, cioè un contenuto generato o manipolato che somiglia a persone, luoghi o eventi reali e può sembrare autentico. Per le opere evidentemente artistiche, creative o satiriche l’obbligo si attenua, ma non sparisce. A giugno 2026 la Commissione ha pubblicato un codice di buone pratiche volontario sulla trasparenza dei contenuti generati, con un sistema di icone comuni per l’etichettatura.

Nel kit scrivete una regola semplice e prudente: niente persone fotorealistiche generate che possano sembrare reali senza una dichiarazione visibile, e per ogni caso dubbio un passaggio dalla revisione legale.

Attenzione. Le informazioni su etichette e obblighi sono aggiornate al 5 ottobre 2026 e cambiano spesso. Non sono una consulenza legale: per campagne con persone, testimonial o settori regolati coinvolgete chi segue gli aspetti legali della vostra azienda.

Una policy AI di mezza pagina

Ogni kit dovrebbe contenere una policy breve sull’AI per le creatività:

  • strumenti approvati e piani con uso commerciale;
  • cosa si può generare (sfondi, varianti, adattamenti) e cosa no (prodotto, persone reali, marchi altrui);
  • chi controlla ogni uscita prima della pubblicazione;
  • quando e come si dichiara l’uso dell’AI;
  • dove si archiviano prompt e file originali, per documentare il contributo umano;
  • chi decide nei casi dubbi.

Allegato A: Checklist del brand kit ADV in 40 punti

Spuntate le voci presenti e complete. Quelle che restano vuote sono il vostro piano di lavoro.

Marchio

  • Logo orizzontale, compatto e monocromatico in SVG
  • Versioni PNG trasparenti in positivo e negativo
  • Dimensione minima del logo in pixel sui formati madre
  • Posizione standard del logo nei template
  • Regole per il logo su fotografia
  • Casi in cui il logo si omette

Colore e tipografia

  • Palette in HEX e RGB con ruolo di ogni colore
  • Colore riservato alle azioni (CTA, evidenziazioni)
  • Coppie testo e fondo verificate per il contrasto
  • Due famiglie di caratteri con pesi ammessi
  • Carattere di riserva per strumenti senza il font del brand
  • Dimensioni minime del testo per formato

Immagini

  • Regole per soggetti, luce e inquadrature delle foto
  • Dieci esempi di foto approvate e cinque da evitare
  • Archivio fotografico con diritti d’uso annotati
  • Stile e libreria delle illustrazioni
  • Set di icone unico in SVG
  • Librerie musicali approvate per i video

Messaggio

  • Tre aggettivi del tono con frasi esempio giuste e sbagliate
  • Forma di cortesia e trattamento dei termini tecnici
  • Elenco di parole e claim vietati
  • Archivio delle prove approvate con fonte e data
  • Elenco di hook ricorrenti per tipo
  • Offerte disponibili per ogni fase del funnel

Formati e template

  • Tabella formati con fonte e data di verifica (Allegato B)
  • Template 9:16 con safe zone disegnate
  • Template 4:5
  • Template 1:1
  • Template 1.91:1 e 16:9
  • Stile dei sottotitoli e preset di animazione

Sistema

  • Struttura delle cartelle condivisa
  • Convenzione dei nomi dei file allineata agli UTM
  • Modulo di brief creativo (Allegato C)
  • Percorso di approvazione scritto con ruoli e tempi
  • Griglia di revisione prima della pubblicazione (Allegato D)
  • Registro dei test creativi

AI e conformità

  • Strumenti di AI approvati con uso commerciale verificato
  • Cosa si può e non si può generare
  • Regola per la dichiarazione di contenuti generati e deepfake
  • Responsabile della revisione legale per i casi dubbi

Allegato B: Tabella formati e misure per piattaforma

Dati verificati il 5 ottobre 2026 sui centri assistenza ufficiali. Le piattaforme aggiornano spesso queste specifiche: ricontrollate i link prima di ogni nuova campagna e aggiornate la data.

Meta (Facebook e Instagram)

Posizionamento Proporzione Misura consigliata File e peso Testi Fonte
Feed, immagine 4:5 1440 × 1800 px (minimo 600 × 750) JPG, PNG, fino a 30 MB Testo principale 50-150 caratteri, titolo 27 Meta, immagini
Feed, video 4:5 1440 × 1800 px MP4, MOV, GIF, fino a 4 GB Testo principale 50-150 caratteri, titolo 27 Meta, video
Reels Instagram 9:16 1440 × 2560 px MP4, MOV, fino a 4 GB Safe zone: 14% sopra, 35% sotto, 6% ai lati Meta, Reels
Storie Instagram 9:16 1440 × 2560 px MP4, MOV, GIF, fino a 4 GB Safe zone: 14% sopra, 35% sotto, 6% ai lati Meta, Storie

LinkedIn

Formato Proporzione Misura consigliata File e peso Testi Fonte
Immagine singola 1.91:1 1200 × 628 px JPG, PNG, GIF, fino a 5 MB Introduttivo 150 caratteri visibili (max 3.000), titolo 70 (max 200) LinkedIn, immagine
Immagine singola 1:1 1200 × 1200 px Come sopra Come sopra Come sopra
Immagine singola 4:5 720 × 900 px Come sopra Come sopra Come sopra
Video 16:9, 1:1, 4:5, 9:16 4:5 a 720 × 900, 9:16 a 720 × 1280 MP4, 75 KB-500 MB Da 3 s a 30 min, consigliati 15-30 s; sottotitoli SRT LinkedIn, video
Campagna Asset Misura consigliata (minimo) Limiti di testo Fonte
Demand Gen Immagine 1.91:1 1200 × 628 (600 × 314) Titoli 40 caratteri, almeno uno entro 30; descrizioni 90; nome attività 25 Google, Demand Gen
Demand Gen Immagine 1:1 1200 × 1200 (300 × 300) Come sopra
Demand Gen Immagine 4:5 960 × 1200 (480 × 600) Come sopra
Demand Gen Logo 1:1 1200 × 1200 (144 × 144) Come sopra
Demand Gen Video 16:9, 9:16, 4:5, 1:1, da 10 a 60 s Come sopra
Display adattabile Immagini 1.91:1, 1:1, 9:16 1200 × 628, 1200 × 1200, 900 × 1600 (600 × 1067) Fino a 5.120 KB per immagine Google, display adattabili
Performance Max Immagini 1.91:1, 1:1, 4:5 1200 × 628, 1200 × 1200, 960 × 1200 Titoli 30 caratteri (3-15), titoli lunghi 90 (1-5), descrizioni 90 (2-5), nome attività 25 Google, Performance Max
Performance Max Loghi 1:1 e 4:1 1200 × 1200 (128 × 128), 1200 × 300 (512 × 128) Fino a 5.120 KB Come sopra
Performance Max Video 16:9, 1:1, 9:16, almeno 10 s Come sopra

YouTube

Orientamento Proporzione Misura consigliata Minimo Fonte
Orizzontale 16:9 1920 × 1080 px 1280 × 720 px Google, specifiche video
Verticale (Shorts) 9:16 1080 × 1920 px 720p Come sopra; usare i modelli di safe zone ufficiali
Quadrato 1:1 1080 × 1080 px 720p Come sopra
Miniatura 16:9 1280 × 720 px, JPG, GIF o PNG sotto 2 MB Come sopra

Registro delle verifiche

Data verifica Piattaforma Cosa è cambiato Verificato da
5 ottobre 2026 Tutte Prima compilazione Digital Runner

Allegato C: Template di brief creativo per un annuncio

Compilate un brief per ogni concetto creativo, prima di aprire un file grafico o di scrivere un prompt. Un brief di una pagina fatto bene fa risparmiare due giri di revisione.

Dati della richiesta

Campo Da compilare
Nome campagna (uguale a piattaforma e UTM)
Richiedente
Chi produce (interno, agenzia, freelance, AI)
Data di consegna della bozza
Data di pubblicazione
Chi approva

Obiettivo e pubblico

Campo Da compilare
Obiettivo della campagna (notorietà, contatti, vendite, partecipazione a evento)
Azione che chiediamo (scaricare, prenotare, richiedere, guardare)
Pubblico: ruolo, settore, dimensione aziendale
Livello di conoscenza del brand (freddo, tiepido, cliente)
Problema principale del pubblico, con le sue parole
Obiezione più probabile

Messaggio

Campo Da compilare
Hook (prima frase o prima immagine)
Promessa in una frase
Prova (dall’archivio delle prove approvate, con fonte)
Offerta (cosa riceve chi clicca)
CTA (verbo, uguale al pulsante e alla landing)
Frasi o claim da non usare

Esecuzione

Campo Da compilare
Piattaforme e posizionamenti
Formati madre richiesti (9:16, 4:5, 1:1, 1.91:1, 16:9)
Tipo (statico, carosello, video, documento)
Durata dei video
Foto o riprese da usare (percorso in archivio)
Uso di AI previsto e per quali elementi
Riferimenti: annunci nostri o altrui che vanno nella direzione giusta

Landing e misurazione

Campo Da compilare
URL della landing
Titolo del primo schermo della landing
UTM previsti
Metrica principale del test
Ipotesi da verificare

Allegato D: Griglia di revisione prima della pubblicazione

Venti controlli da fare su ogni annuncio prima di pubblicarlo. Chi revisiona segna le voci rispettate; un solo “no” nelle sezioni Landing e tracciamento o AI e conformità blocca la pubblicazione.

Marchio

  • Il logo è nella versione giusta, sopra la dimensione minima, nella posizione standard
  • Colori e caratteri sono quelli del kit
  • Foto, illustrazioni e icone rispettano lo stile previsto

Leggibilità

  • L’annuncio supera la prova del telefono a braccio teso
  • Il contrasto tra testo e fondo è sufficiente
  • Ci sono al massimo tre livelli di gerarchia
  • Nessun testo o logo cade nelle safe zone della piattaforma
  • I video si capiscono senza audio e i sottotitoli sono corretti

Messaggio

  • L’hook parla del pubblico prima che dell’azienda
  • C’è una prova documentata nell’archivio
  • L’offerta è chiara e proporzionata al pubblico
  • La CTA usa un verbo ed è uguale al pulsante della piattaforma
  • Testi entro i limiti di caratteri, senza parole o claim vietati

Landing e tracciamento

  • Il primo schermo della landing riprende titolo, immagine e azione dell’annuncio
  • Il modulo funziona su mobile e invia la conferma
  • UTM e nome del file seguono la convenzione
  • La conversione si registra in piattaforma e nel CRM

AI e conformità

  • Il prodotto mostrato corrisponde al prodotto reale
  • I contenuti generati con l’AI sono stati controllati, archiviati con prompt e originali, e dichiarati dove serve
  • Musica, foto e persone hanno diritti e liberatorie per l’uso pubblicitario
Annuncio (nome file) Revisore Data Esito (ok, da correggere, bloccato) Note

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  • AChecklist del brand kit ADV in 40 punti
  • BTabella formati e misure per piattaforma
  • CTemplate di brief creativo per un annuncio
  • DGriglia di revisione prima della pubblicazione

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DOMANDE FREQUENTI

Che differenza c'è tra brand kit e manuale d'identità visiva?

Il manuale d'identità stabilisce come si usa il marchio: versioni del logo, colori, caratteri, divieti. Il brand kit per l'advertising aggiunge le regole per costruire annunci: gerarchia dei testi, formati per piattaforma, struttura del messaggio, template, safe zone e controlli prima della pubblicazione.

Una PMI ha bisogno di un brand kit anche se fa poche campagne?

Sì, in versione ridotta. Bastano poche pagine con logo, palette, due caratteri, regole per foto e testi, tre o quattro template per i formati più usati e una griglia di revisione. Il beneficio maggiore si vede quando cambia il grafico o arriva un'agenzia nuova.

Ogni quanto vanno aggiornate le specifiche dei formati?

Le piattaforme cambiano formati e limiti più volte l'anno. Conviene ricontrollare la tabella dei formati ogni trimestre sui centri assistenza ufficiali e annotare la data dell'ultima verifica, come facciamo nell'Allegato B.

Posso usare immagini generate con l'AI nelle campagne?

Sì, con alcune attenzioni: verificare i termini d'uso dello strumento, evitare volti e marchi reali, controllare che il prodotto mostrato sia quello vero e sapere che Meta, Google e LinkedIn possono etichettare i contenuti generati. Dal 2 agosto 2026 l'AI Act chiede anche di dichiarare i deepfake.

Quante varianti creative servono per partire con una campagna?

Dipende da budget e piattaforma, ma per imparare qualcosa servono almeno due o tre concetti diversi, ciascuno nei formati principali. Meglio poche varianti con idee distinte che dieci copie della stessa idea con un colore diverso.

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