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Quanto costa un sito web? Fasce di prezzo e cosa fa davvero la differenza

Federico Sucato17 min di lettura

Su un set blu e giallo una vecchia bilancia d'ottone: su un piatto una casetta rosa, sull'altro una pila di costruzioni, ingranaggi e attrezzi, con due cartellini del prezzo vuoti

IN BREVE

Un sito web può costare poche centinaia di euro l'anno con un builder fai da te, qualche migliaio con un freelance, da circa 5.000 a 20.000 euro con un'agenzia e di più per un progetto su misura. Sono forchette indicative del mercato italiano, non un listino. Il prezzo lo spostano pagine e modelli, testi e foto, lingue, collegamenti con CRM o gestionale, accessibilità, SEO tecnica e trasloco del vecchio sito. Poi ci sono i costi di ogni anno: hosting, dominio, manutenzione e licenze.

Argomento del nostro servizio Web & E-commerce

Martedì mattina arriva una richiesta dal modulo contatti: “Buongiorno, vorremmo rifare il sito aziendale. Quanto costa?”. Nessun altro dettaglio. Il pomeriggio la stessa azienda ci gira due preventivi che ha già in mano: uno da 1.800 euro, l’altro da 14.000. Il titolare vuole capire se il secondo è un furto o se il primo è troppo bello per essere vero. Spesso nessuna delle due: sono due prodotti diversi chiamati con lo stesso nome.

La risposta breve: un sito web può costare poche centinaia di euro l’anno se lo fai da solo con un builder, qualche migliaio di euro con un freelance, indicativamente da 5.000 a 20.000 euro con un’agenzia per un sito aziendale, e di più per un progetto su misura con integrazioni e molte lingue. Sono forchette del mercato italiano, utili per orientarsi, non il nostro listino. A spostare il prezzo sono soprattutto il numero di modelli di pagina, chi produce testi e foto, le lingue, i collegamenti con CRM e gestionale, l’accessibilità, la SEO tecnica e il trasloco del vecchio sito. E ogni anno ci sono costi da mettere in conto: hosting, dominio, manutenzione, licenze.

Seguo le prime call con le aziende che ci contattano e preparo i preventivi. In questo articolo metto in fila quello che spiego più spesso: cosa c’è dietro le cifre e come confrontare due offerte con lo stesso metro.

Quanto costa un sito web in Italia, in media?

Una media vera non esiste, perché “sito web” copre cose molto diverse: dalla pagina singola di un artigiano al sito in tre lingue collegato al gestionale. Più utile ragionare per fasce, in base a chi fa il lavoro e quanto lavoro c’è dentro.

Fascia Chi lo fa Forchetta indicativa (una tantum) Per chi ha senso
Fai da te Tu, con un builder online Abbonamento da poche decine a qualche centinaio di euro l’anno Attività appena aperte, pochi contenuti, tempo da dedicarci
Freelance Un professionista singolo Circa 1.000-5.000 € Sito vetrina con poche pagine, testi e foto già pronti
Agenzia Un gruppo con più competenze Circa 5.000-20.000 € Sito aziendale che deve portare contatti, con testi, SEO e misurazione
Su misura Agenzia o team di sviluppo Da circa 20.000 € in su Cataloghi complessi, molte lingue, integrazioni, area riservata

Le cifre sono indicative e IVA esclusa, ricavate da quello che vediamo nei preventivi che le aziende ci mostrano e nelle richieste che riceviamo. Le fasce si sovrappongono: un freelance esperto può costare come una piccola agenzia, e un sito d’agenzia semplice può stare sotto i 5.000 euro. Servono a capire l’ordine di grandezza, non a dire se un preventivo è giusto.

La riga che conta di più non è quella del prezzo. È l’ultima colonna: ogni fascia ha senso per un tipo di esigenza. Il problema nasce quando si chiede un sito da fascia tre con il budget della fascia uno, o quando si paga la fascia quattro per un sito che ne richiedeva una più bassa.

Cosa ottieni nelle diverse fasce di prezzo?

Fai da te con un builder

I builder online (le piattaforme dove si costruisce il sito trascinando blocchi) costano poco in denaro e molto in tempo. Paghi un abbonamento, scegli un modello grafico, scrivi i testi e carichi le foto. Funziona se hai poche pagine, idee chiare e qualcuno in azienda con un paio di giornate libere. I limiti arrivano dopo: personalizzazioni difficili, velocità che dipende dalla piattaforma, collegamenti con altri programmi non sempre disponibili, e il sito che vive dentro un abbonamento da cui non è semplice uscire.

Freelance

Un buon freelance segue il progetto dall’inizio alla fine e di solito costa meno di un’agenzia, perché ha meno struttura. In questa fascia il prezzo spesso comprende design e sviluppo su un modello esistente, mentre testi, foto, SEO e misurazione restano a carico tuo o vanno pagati a parte. Il punto da chiarire è la continuità: chi interviene se il freelance è in ferie, ha cambiato lavoro o ha troppi clienti nello stesso mese.

Agenzia

In un’agenzia lavorano più persone sullo stesso sito: chi scrive, chi disegna, chi sviluppa, chi si occupa di SEO e dati. Paghi il coordinamento e la somma delle competenze. In cambio il sito dovrebbe uscire con struttura pensata per Google, testi scritti sulle ricerche dei clienti, conversioni tracciate e un piano per dopo il lancio. Se queste voci non compaiono nel preventivo, stai pagando un prezzo da agenzia per un lavoro da fascia più bassa.

Progetto su misura

Su misura vuol dire che il sito non nasce da un modello ma da codice scritto per quel progetto, o che dentro ci sono funzioni che i modelli non coprono: configuratori, aree riservate, cataloghi con centinaia di prodotti in più lingue, collegamenti a doppio senso con il gestionale. Il costo sale perché ogni pezzo va progettato, sviluppato e collaudato. Ha senso quando velocità, controllo e integrazioni pesano davvero sul lavoro dell’azienda, non per avere “qualcosa di unico” in astratto.

Cosa fa salire il prezzo di un sito web?

Quando due preventivi sono lontani, la differenza quasi sempre sta in una di queste voci. Alcune sono visibili, altre restano nascoste finché non le chiedi.

Numero di pagine e, soprattutto, di modelli

Conta meno il numero di pagine e più il numero di modelli diversi. Venti schede servizio costruite sullo stesso modello costano molto meno di venti pagine tutte diverse. Quando chiediamo “quante pagine?”, in realtà vogliamo sapere quanti tipi di pagina: home, servizio, caso studio, articolo, contatti, scheda prodotto. Ogni modello va disegnato, sviluppato e provato su telefono e computer.

Testi e foto

È la voce più sottovalutata. Un sito con testi forniti dal cliente e foto di repertorio costa meno di un sito con testi scritti da un copywriter sulle parole che i clienti cercano e foto scattate in azienda. Ma i testi sono anche la voce che decide se il sito porta contatti. In molti progetti è il motivo principale dei ritardi: il sito è pronto, i testi no.

Lingue

Ogni lingua in più non è una traduzione e basta. Vanno gestiti indirizzi, menu, moduli, email di conferma e SEO per ogni mercato. Una traduzione automatica rivista da una persona costa meno di una traduzione professionale, ma sui contenuti tecnici o commerciali conviene sempre una revisione di chi conosce il settore e la lingua.

Integrazioni con CRM, gestionale e altri programmi

Un modulo che manda una email è semplice. Un modulo che crea il contatto nel CRM, lo assegna al commerciale giusto e fa partire una sequenza di email è un’altra cosa. Lo stesso vale per prenotazioni, listini letti dal gestionale, aree riservate per i rivenditori. Le integrazioni spesso valgono una parte importante del budget, e se mancano si paga dopo in ore di copia e incolla. Quando servono, le progettiamo insieme al sito come parte del lavoro di sviluppo e integrazioni.

E-commerce

Un negozio online è un progetto a sé: catalogo, pagamenti, spedizioni, resi, fatturazione, collegamento al magazzino. Il costo dipende da numero di prodotti e varianti, metodi di pagamento e integrazioni. Ne parleremo in un articolo dedicato ai costi di un e-commerce; qui basta sapere che “aggiungiamo anche il negozio” cambia la fascia di prezzo.

Accessibilità secondo l’European Accessibility Act

Un sito accessibile si usa anche solo con la tastiera, con un lettore di schermo, con testi ingranditi e contrasti leggibili. La direttiva europea 2019/882, recepita in Italia con il decreto legislativo 82/2022, rende l’accessibilità obbligatoria dal 28 giugno 2025 per molti servizi venduti online ai consumatori, come gli e-commerce. Le microimprese che forniscono servizi (meno di 10 persone e fatturato o bilancio annuo fino a 2 milioni di euro) sono escluse. Per i servizi l’autorità di vigilanza è AgID, che ha preparato linee guida dedicate. Chi è obbligato e cosa chiede la norma lo abbiamo spiegato nell’articolo sull’European Accessibility Act.

Sul costo: costruire un sito accessibile fin dall’inizio costa poco in più. Rendere accessibile dopo un sito nato senza questa attenzione costa molto di più, perché spesso vanno rifatti componenti, colori e moduli.

SEO tecnica e velocità

Un sito può essere bello e invisibile. La SEO tecnica è il lavoro che permette a Google di leggere e capire le pagine: struttura degli indirizzi, titoli e descrizioni, dati strutturati, mappa del sito, pagine che si aprono in fretta. La velocità si misura con i Core Web Vitals, i tre indicatori con cui Google valuta com’è usare una pagina. In un preventivo economico spesso questa parte è “inclusa” ma non descritta: chiedi cosa comprende.

Migrazione e redirect dal vecchio sito

Se il sito esiste già e ha delle visite da Google, il rifacimento va trattato come un trasloco. Ogni vecchio indirizzo deve portare alla nuova pagina corrispondente con un reindirizzamento permanente. Google consiglia di mantenere i reindirizzamenti per almeno un anno e avvisa che per un sito di medie dimensioni servono alcune settimane o più perché i nuovi indirizzi prendano il posto dei vecchi. Un trasloco fatto male è il motivo più comune per cui, dopo il nuovo sito, i contatti calano. Mappare centinaia di indirizzi richiede ore di lavoro, ed è giusto che compaiano nel preventivo.

Riepilogo: quanto pesano le voci

Voce Quando pesa poco Quando pesa molto
Modelli di pagina 3-5 modelli ripetuti Molte pagine tutte diverse
Testi e foto Forniti dal cliente, pronti Scritti da zero, servizio fotografico
Lingue Una Tre o più, con SEO per ogni mercato
Integrazioni Modulo che invia una email CRM, gestionale, area riservata
Accessibilità Prevista dall’inizio Da recuperare su un sito esistente
SEO tecnica Sito nuovo, poche pagine Sito grande, molti contenuti
Migrazione Nessun sito precedente Centinaia di indirizzi con visite da Google

Quanto costa mantenere un sito web ogni anno?

Il preventivo di realizzazione è una spesa una tantum. Il sito però continua a costare anche dopo il lancio, e questa parte va messa nel budget fin dall’inizio.

Hosting. È lo spazio dove il sito vive. Si va da offerte condivise economiche a server gestiti o piattaforme cloud, che costano di più ma reggono meglio il traffico e sono più veloci. Per un sito aziendale con poche visite basta poco; per un e-commerce o un sito con molte richieste conviene spendere qualcosa in più.

Dominio. L’indirizzo del sito, rinnovato ogni anno. Costa poco, ma va intestato all’azienda e non al fornitore: se un giorno cambi agenzia, il dominio deve restare tuo.

Manutenzione. Aggiornamenti del sistema e dei componenti, copie di sicurezza, controllo della sicurezza e delle prestazioni, piccole correzioni. Su WordPress gli aggiornamenti sono frequenti e saltarli espone il sito a rischi. La manutenzione si paga di solito con un canone annuale o mensile, oppure a ore.

Licenze. Il software WordPress è gratuito e con licenza libera, ma temi e plugin professionali spesso hanno un abbonamento annuale. A questi si aggiungono, a seconda dei casi, lo strumento per il banner dei cookie e il consenso, font a pagamento, servizi di email transazionali, piattaforme e-commerce in abbonamento.

Miglioramenti. Nuove pagine, test sulle pagine che perdono più persone, contenuti per la SEO. Non sono obbligatori, ma un sito lasciato fermo per tre anni perde terreno. Su come si lavora sulle pagine per far fare qualcosa a chi arriva c’è l’articolo sullo UX marketing.

Un esempio inventato a scopo di esempio: un sito aziendale da 9.000 euro, con hosting e manutenzione da 1.200 euro l’anno e 300 euro di licenze, in quattro anni costa 15.000 euro. Un sito da 3.000 euro senza manutenzione, che dopo due anni va rifatto perché nessuno l’ha aggiornato, può costare di più nello stesso periodo. Conviene sempre ragionare sul costo in quattro o cinque anni, non solo sul primo bonifico.

Come si leggono e confrontano due preventivi per un sito?

Due preventivi si confrontano solo se descrivono lo stesso lavoro. Il prezzo totale, da solo, non dice nulla. Quando un’azienda ci gira i preventivi che ha già ricevuto, facciamo sempre lo stesso esercizio: mettiamo le voci una accanto all’altra.

Cosa controllare Domanda da farsi Segnale di attenzione
Voci separate Il preventivo dice cosa paghi per ogni parte? Un’unica cifra “sito completo”
Testi Chi li scrive, e su quali ricerche? Testi non citati
Modelli di pagina Quanti modelli e quante pagine sono inclusi? “Pagine illimitate” senza dettaglio
SEO Cosa comprende: struttura, titoli, dati strutturati, velocità? “SEO inclusa” senza descrizione
Misurazione Conversioni tracciate e banner cookie a norma? Nessun riferimento ai dati
Accessibilità Il sito rispetta le WCAG 2.1 livello AA? Accessibilità non citata, o “plugin per l’accessibilità” come unica soluzione
Migrazione Mappatura dei vecchi indirizzi e reindirizzamenti? Assente se hai già un sito con visite
Proprietà Dominio, accessi e codice restano tuoi? Accessi tenuti dal fornitore
Dopo il lancio Cosa costa la manutenzione e cosa comprende? Nessun costo annuale indicato
Revisioni e tempi Quante revisioni, e un calendario con le tappe? Né l’uno né l’altro

Un esempio di confronto

Riprendiamo i due preventivi dell’inizio, con numeri inventati a scopo di esempio. Il primo, da 1.800 euro, comprende un modello grafico già pronto adattato ai colori dell’azienda, cinque pagine, testi forniti dal cliente, nessuna migrazione, nessun riferimento a SEO e misurazione. Il secondo, da 14.000 euro, comprende progetto del percorso, sei modelli di pagina, testi scritti per venticinque pagine, due lingue, collegamento del modulo al CRM, mappatura di 180 vecchi indirizzi con reindirizzamenti, accessibilità e conversioni tracciate.

Messi accanto, non sono più “economico” e “caro”. Sono due progetti diversi. La domanda giusta diventa: quali di queste voci servono davvero alla mia azienda? Se il sito attuale porta contatti da Google, la migrazione non è facoltativa. Se il commerciale copia a mano le richieste nel CRM, il collegamento si ripaga in fretta. Se l’azienda ha due persone e vende solo in Italia, forse la seconda lingua può aspettare.

Quali domande fare prima di firmare un preventivo?

Sono le domande che consigliamo di fare a qualsiasi fornitore, noi compresi. Le risposte dicono molto più del prezzo.

  1. Cosa deve succedere sul sito? Un buon fornitore lo chiede a te prima di parlare di grafica: richieste di preventivo, prenotazioni, contatti dai rivenditori.
  2. Su cosa lo costruite, e perché? WordPress, un builder, codice su misura: ognuno ha senso in casi diversi. Fatti spiegare la scelta in base a chi aggiornerà il sito.
  3. Chi scrive i testi, e quando? Se tocca a te, chiedi entro quando servono e in che formato.
  4. Cosa succede alle pagine del vecchio sito? Chiedi come gestiscono indirizzi e reindirizzamenti, e chi controlla Search Console dopo il lancio.
  5. Il sito è accessibile? Chiedi quale standard seguono e come lo verificano.
  6. Di chi sono dominio, hosting, accessi e codice? Devono restare all’azienda, con le credenziali di amministrazione.
  7. Quanto costa ogni anno, dopo il lancio? Hosting, manutenzione, licenze: tutto scritto.
  8. Quante revisioni sono comprese, e quanto costano quelle in più?
  9. Quali sono le tappe e cosa vi serve da noi per rispettarle?
  10. Posso vedere un sito che avete fatto e parlare con chi lo usa?

Quando conviene spendere meno, e quando no?

Spendere poco ha senso quando il sito ha un ruolo piccolo: un’attività locale che lavora con il passaparola, un’azienda appena nata che deve solo esistere online, un progetto da provare prima di investire. In questi casi un builder o un freelance con un modello pronto bastano, e il budget risparmiato rende di più altrove.

Conviene investire di più quando il sito è il punto da cui passano i contatti commerciali, quando le campagne pubblicitarie ci mandano traffico a pagamento, quando ci sono più mercati o quando il sito deve parlare con altri programmi. Lì un sito lento o confuso fa perdere ogni mese più di quanto si è risparmiato in partenza.

C’è anche un caso in cui il consiglio giusto è non rifare il sito: quando quello attuale funziona e porta risultati. A volte bastano due pagine nuove e una sistemata alla velocità.

Errori da evitare

Chiedere “quanto costa” senza dire cosa serve. Senza obiettivi, numero di modelli, lingue e integrazioni, qualsiasi cifra è un’ipotesi. Scrivi mezza pagina con cosa deve fare il sito e chi lo aggiornerà.

Confrontare solo il totale. Due preventivi con voci diverse non si confrontano. Mettili in una tabella, voce per voce.

Dimenticare i costi annuali. Hosting, manutenzione e licenze vanno nel budget dal primo giorno. Ragiona sul costo in quattro o cinque anni.

Lasciare dominio e accessi al fornitore. Se un giorno cambi, devi poter portare via tutto senza chiedere permessi.

Rifare il sito senza piano di migrazione. Se il vecchio sito ha visite da Google, senza reindirizzamenti le perdi.

Rimandare i testi. È la causa di ritardo più comune. Decidi subito chi li scrive e quando.

Considerare l’accessibilità un extra. Prevista dall’inizio costa poco; recuperata dopo costa molto di più.

Checklist prima di chiedere un preventivo

  • Cosa deve succedere sul sito (contatti, prenotazioni, vendite) e come lo misurerai.
  • Elenco dei tipi di pagina che servono e, se c’è, del sito attuale da trasferire.
  • Lingue e mercati.
  • Programmi con cui il sito deve parlare (CRM, gestionale, prenotazioni).
  • Chi scrive testi e fornisce foto.
  • Chi aggiornerà il sito dopo il lancio.
  • Budget indicativo per la realizzazione e per i costi annuali.
  • Data entro cui il sito deve essere online, e perché.

Vuoi un preventivo che puoi confrontare voce per voce?

Partiamo da una call per capire cosa deve fare il sito, chi lo userà e cosa c’è già. Poi ti mandiamo un preventivo diviso per voci, con i costi annuali scritti e quello che non è compreso, così puoi confrontarlo con altri. Costruiamo siti su WordPress o con codice su misura, accessibili e con le conversioni tracciate: trovi come lavoriamo nella pagina Siti web ed e-commerce e, se sei in Piemonte, in quella sulla realizzazione di siti web a Torino.

Puoi prenotare una call con Federico oppure scriverci dal modulo contatti.

Domande frequenti

Quanto costa un sito web per una piccola azienda?

Dipende da cosa deve fare. Un sito vetrina con poche pagine e testi già pronti sta indicativamente nella fascia di un freelance, tra 1.000 e 5.000 euro. Un sito aziendale con testi, SEO e moduli collegati al CRM sale di solito nella fascia d’agenzia. Sono forchette di mercato, non listini.

Quanto costa la manutenzione di un sito web?

Dipende da piattaforma, dimensione del sito e cosa comprende il servizio: aggiornamenti, copie di sicurezza, controllo della sicurezza e piccole correzioni. Si paga di solito con un canone annuale o mensile, oppure a ore. Chiedi sempre cosa è incluso e cosa si paga a parte.

Meglio un freelance o un’agenzia per il sito aziendale?

Un freelance costa di solito meno e va bene per siti semplici con contenuti già pronti. Un’agenzia mette insieme più competenze, come testi, SEO, sviluppo e misurazione, e garantisce continuità se una persona non c’è. La scelta dipende da quanto il sito pesa sulle vendite.

Il sito web deve rispettare l’European Accessibility Act?

Dal 28 giugno 2025 l’obbligo vale per molti servizi venduti online ai consumatori, come gli e-commerce. Le microimprese che forniscono servizi sono escluse. Anche dove non è obbligatorio conviene: un sito accessibile si usa meglio da tutti, e costruirlo così dall’inizio costa poco in più.

Rifacendo il sito perdo il posizionamento su Google?

Solo se il trasloco è fatto male. Vanno mappati tutti i vecchi indirizzi e impostati reindirizzamenti permanenti, che Google consiglia di mantenere per almeno un anno. Dopo il lancio si controlla Search Console per correggere gli errori.

Quanto tempo serve per fare un sito web?

Dipende da pagine, lingue e integrazioni, e quasi sempre dai tempi con cui arrivano testi e foto. Un buon preventivo comprende un calendario con le tappe e dice cosa serve da parte tua per rispettarlo.

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